Il giudizio
Caso Helbiz Coin, negli Usa arriva la vittoria definitiva: respinta la class action contro Palella
Tribunale federale di New York azzera il contenzioso sulla criptovaluta. L’imprenditore: «Causa infondata dopo sei anni di accuse infamanti»
La lunga battaglia legale sulla criptovaluta Helbiz Coin arriva all’ultimo capitolo: the end. Con sentenza dell’8 luglio 2026, il Tribunale Federale degli Stati Uniti per il Distretto Sud di New York ha respinto la richiesta di certificazione della class action promossa contro Salvatore Palella, fondatore e amministratore delegato di Palella Holdings, e contro micromobility.com Inc., la società di micromobilità elettrica nota per il marchio Helbiz di cui Palella Holdings è primo azionista. I ricorrenti non hanno presentato appello entro i termini di legge: la decisione è quindi divenuta definitiva, ponendo fine, dopo oltre sei anni, al tentativo di perseguire la causa come azione collettiva.
Una vicenda iniziata nel 2020
Il contenzioso, incardinato davanti al giudice Louis L. Stanton con il nome di Barron v. Helbiz Inc., era stato avviato nel giugno 2020 da un gruppo di acquirenti di Helbiz Coin (HBZ), il token lanciato nel 2018 attraverso una Initial Coin Offering. Secondo le accuse dei ricorrenti - che ambivano a rappresentare una platea potenziale di migliaia di investitori - l'offerta della criptovaluta avrebbe integrato uno schema fraudolento, con promesse mai mantenute sull'utilizzo del token all'interno dell'ecosistema di mobilità della società. Accuse che i convenuti hanno sempre respinto con fermezza, difendendosi in giudizio.
L'iter processuale è stato tutt'altro che lineare: respinta integralmente nel gennaio 2021, la causa era stata rimessa in gioco dalla Corte d'Appello del Secondo Circuito e poi fortemente ridimensionata nel settembre 2023, quando il giudice Stanton aveva escluso dal processo diversi convenuti e numerosi capi di domanda. Il passaggio decisivo restava però la certificazione della class action, senza la quale la causa non può procedere in forma collettiva: ed è proprio questo lo snodo che il tribunale ha ora chiuso in senso favorevole ai convenuti.
Vittoria senza se e senza ma
Il Giudice ha infatti respinto integralmente la richiesta dei ricorrenti di ottenere la certificazione dell'azione collettiva ai sensi della normativa RICO, ritenendo che la causa non soddisfi i requisiti previsti dalla legge per poter essere trattata come azione collettiva. In particolare, il Tribunale ha evidenziato che «le pretese dei ricorrenti non possono essere valutate in modo uniforme, poiché ogni investitore presenta circostanze differenti (luogo di acquisto, piattaforma utilizzata, localizzazione dei wallet, natura del presunto danno), rendendo necessaria un'analisi individuale di ciascuna posizione». La teoria giuridica dei ricorrenti è stata ritenuta incompatibile con l'utilizzo dell'azione civile Rico, poiché fondata su «presunte violazioni riconducibili al diritto dei mercati finanziari». L'elaborato del principale consulente tecnico degli attori è stato giudicato speculativo, fondato su conclusioni giuridiche non riscontrabili e privo di una metodologia sufficientemente affidabile, tanto da non poter sostenere la dimostrazione del nesso causale e dei danni su base collettiva. Il Tribunale ha inoltre respinto la richiesta degli attori di escludere le consulenze tecniche presentate dalla difesa, confermando quindi la possibilità per i convenuti di fare pieno affidamento sulle proprie prove tecniche.
«Sei anni di accuse infamanti»
Per Salvatore Palella, editore del quotidiano La Sicilia, si tratta di una vittoria dal forte valore anche personale. «Si tratta di un momento estremamente importante per me, per la Società e per tutti coloro che hanno continuato a credere nella correttezza del nostro operato», ha dichiarato il fondatore di Palella Holdings. «Fin dal primo giorno abbiamo riposto piena fiducia nella giustizia americana e abbiamo deciso di difenderci esclusivamente nelle aule di tribunale, senza ricorrere a campagne mediatiche. Per oltre sei anni il mio nome e quello della Società sono stati associati ad una class action priva di fondamento, che purtroppo è stata oggetto di una grande attenzione mediatica in tutto il mondo. Oggi quella proposta di class action non esiste più».
L'accusa fa notizia, l'epilogo meno
In sei anni la class action su Helbiz Coin ha generato un flusso costante di articoli su testate finanziarie, siti specializzati in criptovalute e media generalisti di mezzo mondo. Ogni passaggio favorevole ai ricorrenti — dal rinvio in appello alla decisione del 2023 — è stato rilanciato con titoli enfatici, spesso presentando come acclarate accuse che erano semplici allegazioni ancora al vaglio del giudice. Ora che quella causa collettiva, all'esito del percorso giudiziario, si è rivelata perdente, è lecito chiedersi quanta di quella attenzione verrà dedicata all'epilogo. È la classica asimmetria dell'informazione giudiziaria: l'accusa conquista le prime pagine, la smentita — arrivata anni dopo — fatica a trovare spazio, lasciando intatto il danno reputazionale nel frattempo prodotto.
L'azienda guarda avanti
Soddisfazione anche ai vertici di micromobility.com. «Il rigetto definitivo della richiesta di certificazione della class action rappresenta un traguardo estremamente significativo per la Società», ha commentato il Chief Executive Officer Gian Luca Spriano, annunciando che la società potrà ora concentrare le proprie energie sull'esecuzione del piano industriale e sulla creazione di valore per gli azionisti, «mantenendo piena fiducia nella giustizia statunitense e nella correttezza del nostro operato».