LO STUDIO
L’eredità che cambia i conti prima di arrivare: così l’attesa di un lascito spinge le famiglie a spendere di più
Non serve avere già incassato un patrimonio: secondo uno studio della Banca d’Italia, basta aspettarlo perché cambino consumi, risparmio, lavoro e scelte finanziarie. E il dato dice molto anche sull’Italia di oggi, sospesa tra prudenza e ricchezza familiare.
C’è una ricchezza che, nei bilanci domestici, non compare ancora. Non è sul conto corrente, non è stata investita, non è stata neppure formalmente trasferita. Eppure pesa già sulle decisioni quotidiane: sulla spesa al supermercato, sull’acquisto dell’auto, sul tasso di risparmio, perfino sulla disponibilità a lavorare di più. È la ricchezza attesa, quella che prende la forma di una futura successione. E secondo un nuovo studio della Banca d’Italia, pubblicato il 21 luglio scorso nella collana Questioni di Economia e Finanza n. 1032, questo patrimonio “non ancora arrivato” produce effetti concreti e misurabili sui comportamenti economici delle famiglie italiane.
Il risultato più immediato è anche il più intuitivo, ma non per questo meno rilevante: le famiglie che si aspettano di ricevere un’eredità presentano consumi mediamente superiori del 7% rispetto a nuclei analoghi che non coltivano la stessa aspettativa, mentre il loro risparmio risulta più basso di circa il 17%. In altri termini, la prospettiva di una maggiore ricchezza futura riduce l’esigenza di accumulare risorse oggi. Non si tratta solo di una sensazione o di una predisposizione psicologica: il lavoro della banca centrale lega questa attesa a scelte effettive in materia di consumi, risparmio, lavoro, indebitamento e composizione del portafoglio.
Lo studio, firmato da David Loschiavo, Mirko Moscatelli, Eleonora Porreca e Francesca Zanichelli, utilizza i dati dell’edizione 2014 dell’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane, la storica rilevazione della Banca d’Italia che dagli anni ’60 raccoglie informazioni su redditi, ricchezza e risparmi delle famiglie. Proprio quell’edizione includeva domande specifiche su eredità ricevute e attese, consentendo ai ricercatori di osservare non l’effetto del lascito incassato, ma quello dell’aspettativa stessa. È qui il punto più interessante: non è necessario diventare più ricchi per comportarsi come se lo si fosse già, almeno in parte.
Più spesa corrente, più propensione agli acquisti importanti
La prima area in cui l’effetto emerge con chiarezza è la spesa per consumi. Le famiglie in attesa di eredità spendono di più in media, ma il fenomeno non riguarda soltanto gli acquisti straordinari. La spesa per beni non durevoli, cioè quella che accompagna la vita di tutti i giorni, risulta superiore di circa il 6%. In parallelo aumenta anche la probabilità di acquistare beni durevoli, come automobili, elettrodomestici o altri beni di valore più elevato. È il segnale di un orizzonte finanziario percepito come meno vincolante: se una parte della sicurezza economica viene immaginata nel futuro, il presente appare meno costretto alla parsimonia.
Questo non significa automaticamente irresponsabilità o azzardo. Più semplicemente, molte famiglie sembrano incorporare l’eredità attesa nei propri conti mentali. La ricchezza futura agisce come una forma di “garanzia implicita”, capace di alleggerire la prudenza. È un meccanismo coerente con la teoria economica del ciclo di vita: se un individuo si aspetta di essere più ricco domani, può decidere di consumare di più oggi. Il valore aggiunto del lavoro della Banca d’Italia è proprio aver mostrato che questa logica, spesso illustrata nei manuali, si osserva anche nei dati italiani sulle famiglie.
Meno risparmio, in un Paese che del risparmio ha fatto una cultura
Il dato sul risparmio merita una lettura più ampia. In Italia il risparmio familiare non è solo una variabile economica: è una cultura, una strategia di difesa, spesso una forma di welfare privato. Per questo il fatto che l’attesa di un’eredità sia associata a un risparmio inferiore del 17% ha un valore che va oltre la statistica. Suggerisce che le famiglie non pianificano soltanto in base al reddito corrente, ma anche sulla base della ricchezza familiare che immaginano di intercettare nel tempo.
Il contrasto con il quadro macroeconomico recente è notevole. Secondo Istat, nel 2024 la propensione al risparmio delle famiglie è salita al 9,0%, dall’8,2% del 2023. E la stessa Istat, nelle prospettive diffuse per il 2025-2026, prevede consumi in lieve crescita, favoriti dal reddito disponibile, ma dentro un contesto ancora segnato da cautela e incertezza. In questo scenario generale, lo studio della Banca d’Italia mostra che l’aspettativa di successione può funzionare come una forza che spinge nella direzione opposta: meno accantonamento precauzionale e maggiore disponibilità a spendere.
Non solo consumi: cambia anche il rapporto con il lavoro
La ricerca non si ferma ai bilanci domestici. Le famiglie che si attendono un’eredità mostrano anche una minore disponibilità a lavorare, un effetto che, sottolinea la Banca d’Italia, diventa più marcato con l’aumentare dell’età del principale percettore di reddito. È un passaggio delicato, ma centrale. Quando la ricchezza futura viene percepita come credibile e relativamente vicina, il valore del reddito da lavoro può ridursi ai margini: non necessariamente si smette di lavorare, ma si può essere meno inclini a cercare ore aggiuntive, straordinari, seconde attività o percorsi più impegnativi di crescita professionale.
Per i lettori questo è forse il punto più sorprendente: l’eredità non modifica soltanto ciò che si compra, ma anche il modo in cui si valuta il proprio tempo. Il lascito atteso, in sostanza, non è un fatto patrimoniale confinato al futuro; entra nella sfera delle scelte presenti e ridisegna il compromesso tra reddito, benessere e fatica lavorativa. È anche uno dei motivi per cui il tema interessa non solo chi si occupa di finanza personale, ma chi osserva crescita, produttività e mobilità sociale.
Il credito non spaventa più come prima
Un altro tassello importante riguarda l’indebitamento. La Banca d’Italia rileva che l’aspettativa di ricevere un’eredità è associata a una maggiore probabilità di ricorrere al prestito per finalità di consumo. È un dettaglio tutt’altro che secondario: significa che la prospettiva di una futura disponibilità patrimoniale può rendere più accettabile l’idea di anticipare oggi una spesa attraverso il credito. L’eredità, ancora una volta, agisce come un cuscinetto psicologico ed economico.
In un’Italia in cui il credito al consumo è tornato a beneficiare della domanda di beni durevoli e del calo del costo del denaro rispetto ai picchi precedenti, questa evidenza aiuta a leggere alcuni comportamenti con più profondità. Non tutte le famiglie si indebitano perché sono in difficoltà; alcune si indebitano perché ritengono sostenibile anticipare scelte di consumo alla luce di un patrimonio atteso. Naturalmente ciò non elimina i rischi: un’eredità prevista può arrivare più tardi del previsto, essere inferiore alle attese oppure non concretizzarsi affatto. Ma il dato della ricerca mostra che, nella pratica, molte decisioni vengono prese come se quella ricchezza fosse già in parte incorporata nel bilancio familiare.
Più investimenti finanziari e maggiore propensione al rischio
C’è poi un elemento che parla direttamente al rapporto degli italiani con il denaro investito. Le famiglie in attesa di eredità detengono in media investimenti finanziari più elevati di circa il 20% e mostrano una preferenza più marcata per strumenti con un profilo rischio-rendimento più alto. L’attesa di un lascito non induce soltanto a consumare di più; sembra anche aumentare la tolleranza al rischio, come se la ricchezza futura attesa fungesse da rete di sicurezza implicita.
Questa conclusione si inserisce in un contesto nel quale la struttura patrimoniale delle famiglie italiane sta evolvendo. Secondo Banca d’Italia e Istat, alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 11.732 miliardi di euro; poco più della metà della ricchezza lorda era costituita da attività reali, con una quota del 56,6%, mentre il valore delle attività finanziarie è aumentato del 3,6%, sostenuto anche dall’andamento dei fondi comuni, dei titoli e delle riserve assicurative. In questo quadro, il risultato dello studio suggerisce che le attese ereditarie possano contribuire a spostare una parte delle scelte verso portafogli più ricchi di attività finanziarie e, in alcuni casi, più esposti al rischio.
Per i lettori la questione è concreta. Se ci si sente patrimonialmente protetti, si può essere meno attratti dalla sola liquidità e più disponibili a cercare rendimento. Ma ciò comporta anche una maggiore esposizione alla volatilità dei mercati. In altre parole: l’eredità attesa può ridurre la prudenza non solo nei consumi, ma anche negli investimenti. E questa prudenza, in una stagione di mercati sensibili ai tassi, alla geopolitica e all’incertezza internazionale, resta una virtù da non archiviare troppo in fretta.