Il piano
Eni-Versalis, il sindaco di Priolo: «No allo spostamento dei lavoratori»
Pippo Gianni ha raccolto le segnalazioni e ha scritto a Eni richiamando la società «agli impegni assunti in materia di salvaguardia occupazionale e sviluppo del territorio»
Nell’accordo sul Piano di trasformazione Eni Versalis, firmato il 10 marzo 2025 al Mimit tra azienda, Regioni e organizzazioni sindacali, nella parte che riguarda il personale diretto è prevista l’eventualità di un trasferimento temporaneo, nella fase tra la dismissione dei vecchi siti e la realizzazione dei nuovi. Tuttavia, nel momento in cui l’azienda ha sondato nei lavoratori la disponibilità alla trasferta su base volontaria, qualcuno potrebbe essere andato nel panico. Almeno, è così che l’ha percepita il sindaco di Priolo Pippo Gianni, che ha raccolto le segnalazioni e ha scritto a Eni richiamando la società «agli impegni assunti in materia di salvaguardia occupazionale e sviluppo del territorio», esprimendo, nel caso di trasferimenti fuori Regione «profondo rammarico, personale e istituzionale».
Stiamo parlando del maggiore dei siti siciliani coinvolti nel piano di trasformazione Versalis, quello di Priolo, dove da un anno ha chiuso il vecchio impianto etilene e, entro la fine del 2028, nascerà una bioraffineria. L’ottica è quella della conversione dalla chimica di base alle produzioni green. I 413 lavoratori diretti del sito priolese hanno ottenuto rassicurazioni, sin dall’inizio, riguardo al mantenimento del posto di lavoro; rassicurazioni anche per l’indotto, sul quale il governo ha aperto, con società e sindacati, un tavolo apposito. Tutto presente nell’accordo che Eni, Regioni e sindacati hanno sottoscritto al Mimit.
Accordo che, riguardo al tema dei trasferimenti, recita: «Per il personale diretto, in uno spirito di collaborazione virtuosa e responsabile, azienda e organizzazioni sindacali, a valle del processo di fermata degli impianti e del progressivo avvio delle attività previste nel progetto di trasformazione, individueranno percorsi gestionali finalizzati ad accompagnare in maniera efficace il processo di reimpiego delle risorse. E in particolare: piani formativi in aula e/o on the job (sul campo ndr) — anche presso altri siti del gruppo Eni e/o presso soggetti terzi operativi nei settori oggetto di investimento».
Peraltro un gruppo di 25 lavoratori è già partito, optando per il trasferimento volontario. Lo stesso accordo prevede un tavolo sul territorio, che «discute e approfondisce» ogni iniziativa: vi sono sedute tutte le organizzazioni sindacali (anche chi non ha sottoscritto l’accordo, come la Cgil, ma è lì ad accompagnare i suoi). Tavolo che ha fissato la temporaneità delle trasferte in un anno, ma che all’interno del quale potrebbero essere nate interpretazioni diverse sulla volontarietà.
Se c’è il rischio di un blackout lo ha colto il sindaco di Priolo, Gianni: «Nel corso delle ultime settimane – ha scritto a Eni - sono pervenute a questa amministrazione notizie e segnalazioni informali, secondo le quali potrebbero esservi iniziative volte a favorire o sollecitare richieste di trasferimento volontario dei lavoratori verso impianti e stabilimenti ubicati fuori regione». Ricordati a Eni impegni presi in municipio: «Venne manifestata la volontà di garantire la continuità occupazionale dei lavoratori impiegati negli stabilimenti locali. Elemento di fondamentale importanza per l’amministrazione comunale e l’intera comunità».

