I dati Confesercenti
Pil e inflazione 2026: Mezzogiorno a due velocità, Palermo travolta dal carovita
Crescita media nel Mezzogiorno al +0,8% (e spicca Napoli a +1,5%). Palermo (+3,2%) e Reggio Calabria (4,3%) soffrono il caro‑vita
L'andamento del Pil e dell'inflazione per il 2026 restituisce l'immagine di un Paese che viaggia a velocità profondamente diverse, evidenziando una situazione particolarmente complessa e ricca di contrasti per il Mezzogiorno e le sue principali città.
Secondo le stime elaborate dal Cer per Confesercenti sebbene il Sud e le Isole registrino nel complesso una debole crescita economica media dello 0,8%, all'interno della stessa area si assiste a divari significativi: mentre Napoli funge da vera e propria locomotiva del meridione con un aumento del Pil dell'1,5%, seguita da Bari, altre realtà come la Calabria restano quasi del tutto ferme.
Il vero nodo critico per il Sud, tuttavia, è rappresentato dal forte divario territoriale sul fronte dell'inflazione, che colpisce le città meridionali in maniera decisamente più aggressiva rispetto a gran parte del resto d'Italia.
In questo scenario spicca la delicata situazione di Palermo, che registra un'allarmante impennata dei prezzi pari al +3,2%; questo dato colloca il capoluogo siciliano tra i grandi centri urbani più penalizzati dal carovita a livello nazionale, posizionandolo al pari di Bari e subito dietro ai picchi record di Reggio Calabria, che sfiora il 4,3%, e di Napoli.
Una forte pressione inflazionistica che a Palermo e negli altri capoluoghi del Sud conferma l'analisi del presidente di Confesercenti Nico Gronchi, il quale sottolinea come le economie urbane siano ormai diventate dei motori autonomi capaci di condizionare l'intero sviluppo nazionale, rendendo perciò indispensabili e urgenti nuove politiche di sviluppo cittadino in grado di tutelare il tessuto commerciale locale e proteggere le famiglie da rincari così pesanti.