la sfida
Dai rifiuti la nuova risorsa energetica: ecco dove sorgerà il nuovo impianto per produrre biometano
L'obiettivo è rigenera terre sbiancanti e si punta anche alla riduzione del traffico di mezzi
Produrre biocarburanti è più che mai necessario soprattutto in un momento di crisi come quella che si sta vivendo a livello globale, ma aumentare la produzione significa anche vedere crescere i rifiuti prodotti.
Una delle prescrizioni contenute nel decreto di revisione dell’autorizzazione ambientale che il Ministero ha rilasciato alla Bioraffineria di Gela nel momento in cui ha presentato il progetto di ampliamento dell’impianto Btu che lavora le biomasse per trasformarle in biocarburanti e la riduzione dei rifiuti prodotti.
Dopo uno studio preliminare è stato progettato un nuovo impianto che sorgerà nell’isola 5 dello stabilimento accanto al Btu e che ha ottenuto il via libera prima del Ministero ed ora dal Comune.
L’impianto sarà in grado di ridurre dell’80% i rifiuti del Btu riattivando le terre sbiancanti esauste per riutilizzarle nel ciclo produttivo e trattare le acque gommose in modo da produrre biogas e quindi energia da riutilizzare nelle attività industriali.
In particolare per produrre i biocarburanti, ogni anno vengono prodotte 35.000 tonnellate di acque gommose e 12.000 di terre esauste. Vengono tutte portate a smaltimento, le prime smaltite con autobotti, le altre con appositi mezzi gommati.
Il nuovo impianto tratterà terre esauste e acque gommose in modo che le terre esauste non riutilizzate resteranno solo 4.000 tonnellate e le acque gommose 4.700 tonnellate. Una parte di questi residui sarà trasformato in biometano e riutilizzato nella rete fuel gas della bioraffineria, le terre rigenerate vengono recuperate come materia prima.
Un altro punto di forza del progetto è che diminuisce notevolmente il traffico di mezzi per trasportare i rifiuti allo smaltimento scendendo da circa 2000 movimenti annui a poco più di 400.
Riguardo alle emissioni di CO2 che il nuovo impianto produrrà, l’azienda sottolinea che rientrano nei limiti complessivi prescritti nell’Aia ministeriale.
Un progetto che ha convinto il ministero dell’Ambiente ed ora anche il Comune e che rappresenta un nuovo investimento di Eni nel sito gelese dopo quelli previsti nel protocollo del 2014 quando si riconvertì la raffineria di petrolio.