il caso
Salvataggi ad alta quota e in mare: chi sbaglia per negligenza ora risarcisce lo Stato
Dal caso dei trentadue alpinisti sul Monte Bianco alle nuove regole nazionali, ecco le tariffe per l'abuso delle emergenze
Escursionisti che ignorano i bollettini meteo, diportisti che sfidano le allerte in mare o cittadini che chiamano i soccorsi senza una reale emergenza: fino a ieri, in Italia, la macchina del salvataggio si attivava senza chiedere nulla in cambio, con costi a carico del bilancio pubblico. Da quest’anno, invece, chi provoca un intervento per dolo o colpa grave, o presenta una richiesta immotivata, si vedrà recapitare un conto molto salato.
Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni e del relativo decreto attuativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Paese ha fissato nero su bianco il prezzo dell’imprudenza.

La svolta è contenuta nei commi 726 e 727 della legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199), che impongono il rimborso al Ministero per le operazioni di ricerca, soccorso e salvataggio svolte dal Corpo della Guardia di Finanza quando l’evento sia riconducibile a dolo o colpa grave, oppure qualora la richiesta d’aiuto risulti del tutto ingiustificata. Il medesimo principio si estende, alle stesse condizioni, a Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco e Capitanerie di Porto–Guardia Costiera.
Il “tassametro” del soccorso si basa su un calcolo analitico dei costi di personale, carburante, mezzi e attrezzature impiegati. La prima voce riguarda gli operatori, conteggiati a ore: circa 30 euro l’ora per appuntati e finanzieri, 60 euro per gli ufficiali superiori e fino a 70 euro per i reparti specializzati, inclusi quelli aeronavali.
Sui tempi vige una regola stringente: qualunque missione che duri meno di 60 minuti viene addebitata come un’ora intera; oltre la prima ora, l’importo cresce proporzionalmente per frazioni successive. A far lievitare la fattura sono soprattutto i mezzi impiegati, in particolare quelli aerei. Se per un drone da ricognizione la spesa oraria parte da poco meno di 100 euro (a seconda del modello e della dotazione), far decollare un elicottero della Guardia di Finanza può costare fino a 4.000 euro l’ora; l’impiego di un aereo turboelica sfiora i 5.000 euro per ogni ora di volo. Anche i vettori terrestri e navali hanno tariffe codificate: la motoslitta, per gli interventi in quota, costa circa 1,50 euro al chilometro; gli autofurgoni diesel rientrano tra i mezzi stradali meno onerosi, con addebito a chilometraggio; i pattugliatori marittimi di ultima generazione, nei soccorsi in mare, possono superare i 1.000 euro l’ora.
La norma non introduce né un ticket sanitario né una tassa generalizzata sui soccorsi per chi incappa in una disgrazia. Un infortunio imprevisto, un malore o un repentino peggioramento meteorologico non prevedibile non comporteranno alcun addebito. L’obiettivo del legislatore è la “rivalsa” verso i comportamenti irresponsabili, il dolo e la colpa grave.
Emblematica, in tal senso, la vicenda sul versante francese del Monte Bianco: 32 alpinisti furono costretti a pagare di tasca propria l’elisoccorso dopo aver deliberatamente ignorato i divieti e le indicazioni a non proseguire per il rischio di caduta sassi; in quell’occasione, il Comune di Saint-Gervais-les-Bains aveva persino disposto la chiusura temporanea della via normale. Con il nuovo quadro regolatorio italiano, partire per un’escursione senza consultare i bollettini, eludere le ordinanze di chiusura dei sentieri o avventurarsi in mare durante allerte meteo non è più soltanto un azzardo per la propria incolumità: è una scelta che può tradursi in migliaia di euro di spesa.