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il caso

Salvataggi ad alta quota e in mare: chi sbaglia per negligenza ora risarcisce lo Stato

Dal caso dei trentadue alpinisti sul Monte Bianco alle nuove regole nazionali, ecco le tariffe per l'abuso delle emergenze

16 Agosto 2026, 16:51

17:00

Salvataggi ad alta quota e in mare: chi sbaglia per negligenza ora risarcisce lo Stato

Escursionisti che ignorano i bollettini meteo, diportisti che sfidano le allerte in mare o cittadini che chiamano i soccorsi senza una reale emergenza: fino a ieri, in Italia, la macchina del salvataggio si attivava senza chiedere nulla in cambio, con costi a carico del bilancio pubblico. Da quest’anno, invece, chi provoca un intervento per dolo o colpa grave, o presenta una richiesta immotivata, si vedrà recapitare un conto molto salato.

Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni e del relativo decreto attuativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Paese ha fissato nero su bianco il prezzo dell’imprudenza.

La svolta è contenuta nei commi 726 e 727 della legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199), che impongono il rimborso al Ministero per le operazioni di ricerca, soccorso e salvataggio svolte dal Corpo della Guardia di Finanza quando l’evento sia riconducibile a dolo o colpa grave, oppure qualora la richiesta d’aiuto risulti del tutto ingiustificata. Il medesimo principio si estende, alle stesse condizioni, a Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco e Capitanerie di Porto–Guardia Costiera.

Il “tassametro” del soccorso si basa su un calcolo analitico dei costi di personale, carburante, mezzi e attrezzature impiegati. La prima voce riguarda gli operatori, conteggiati a ore: circa 30 euro l’ora per appuntati e finanzieri, 60 euro per gli ufficiali superiori e fino a 70 euro per i reparti specializzati, inclusi quelli aeronavali.

Sui tempi vige una regola stringente: qualunque missione che duri meno di 60 minuti viene addebitata come un’ora intera; oltre la prima ora, l’importo cresce proporzionalmente per frazioni successive. A far lievitare la fattura sono soprattutto i mezzi impiegati, in particolare quelli aerei. Se per un drone da ricognizione la spesa oraria parte da poco meno di 100 euro (a seconda del modello e della dotazione), far decollare un elicottero della Guardia di Finanza può costare fino a 4.000 euro l’ora; l’impiego di un aereo turboelica sfiora i 5.000 euro per ogni ora di volo. Anche i vettori terrestri e navali hanno tariffe codificate: la motoslitta, per gli interventi in quota, costa circa 1,50 euro al chilometro; gli autofurgoni diesel rientrano tra i mezzi stradali meno onerosi, con addebito a chilometraggio; i pattugliatori marittimi di ultima generazione, nei soccorsi in mare, possono superare i 1.000 euro l’ora.

La norma non introduce né un ticket sanitario né una tassa generalizzata sui soccorsi per chi incappa in una disgrazia. Un infortunio imprevisto, un malore o un repentino peggioramento meteorologico non prevedibile non comporteranno alcun addebito. L’obiettivo del legislatore è la “rivalsa” verso i comportamenti irresponsabili, il dolo e la colpa grave.

Emblematica, in tal senso, la vicenda sul versante francese del Monte Bianco: 32 alpinisti furono costretti a pagare di tasca propria l’elisoccorso dopo aver deliberatamente ignorato i divieti e le indicazioni a non proseguire per il rischio di caduta sassi; in quell’occasione, il Comune di Saint-Gervais-les-Bains aveva persino disposto la chiusura temporanea della via normale. Con il nuovo quadro regolatorio italiano, partire per un’escursione senza consultare i bollettini, eludere le ordinanze di chiusura dei sentieri o avventurarsi in mare durante allerte meteo non è più soltanto un azzardo per la propria incolumità: è una scelta che può tradursi in migliaia di euro di spesa.