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risiko bancario

Mps sfida Intesa, un polo da 70 miliardi con Bpm e Banca Generali

Il Cda di Monte dei Paschi approva il piano di Lovaglio con una doppia offerta e e maxi-dividendo

20 Agosto 2026, 19:19

19:20

Mps sfida Intesa, un polo da 70 miliardi con Bpm e Banca Generali

Una doppia offerta per rilevare Banco Bpm e Banca Generali nel tentativo di resistere, con un progetto industriale alternativo, all’opas da 30,6 miliardi di euro messa in campo da Intesa Sanpaolo, che punta a conquistare Mediobanca, la quota del 13,3% nelle Generali e metà della rete del Monte, cedendone l’altra metà al gruppo Unipol.


Il piano orchestrato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, assistito da Ubs, Bofa, Vitale e Kbw, è stato approvato dal cda della banca, riunitosi dalle 9 a Siena, con il sostegno di nove consiglieri, tutti quelli della maggioranza più Corrado Passera, e l’astensione dei restanti amministratori di minoranza (Paolo Boccardelli, Nicola Maione, Paola De Martini e Antonella Centra), che da tempo lamentano lo scarso coinvolgimento del cda nelle decisioni strategiche.


La doppia offerta, che sarà accompagnata da un dividendo straordinario, verrà fatta in entrambi i casi con azioni Mps facendo diventare gli azionisti che vi aderiranno, sempre che il piano vada a buon fine, soci del Monte. Con il corollario, tutt'altro che secondario, di riportare le Generali nell’azionariato di Siena con una quota di circa il 10% del capitale. L’ingresso in forze del Leone, che si diluirà in caso di fusione con Bpm, potrebbe costituire la base su cui edificare una partnership industriale nella bancassicurazione, anche alla luce del fatto che a fine 2027 scadrà la jv tra il Monte e Axa.


Il piano di Lovaglio creerebbe un gruppo con una capitalizzazione aggregata, agli attuali valori di Borsa, di circa 70 miliardi: nascerebbe il terzo polo bancario italiano, forte di una rete di oltre 2.600 sportelli, di una gamma completa di fabbriche prodotto, di una solida presenza nell’investment banking, nel private banking e nel risparmio gestito, grazie alla combinazione di Banca Generali e Mediobanca nel wealth management.


Non sono però pochi né bassi gli ostacoli che Lovaglio dovrà scavallare perché questo disegno veda la luce. Al di là delle divisioni in cda, che il banchiere lucano potrà superare a colpi di maggioranza, servirà il sostegno dell’assemblea dei soci, dove la passivity rule impone di passare. Qui serviranno i due terzi dei voti, un obiettivo impegnativo alla luce della scarsa amalgama della compagine sociale, i cui due principali azionisti, Delfin e Caltagirone, si sono schierati su fronti opposti in occasione del rinnovo del consiglio, lo scorso aprile. Allo scopo di incentivare le adesioni Mps proporrà un dividendo straordinario, sulla falsariga di quanto fatto da Intesa, che ha previsto una componente cash di 1 euro ad azione nella sua offerta.


Per quanto riguarda Bpm, occorrerà strappare con adeguate contropartite il consenso del Credit Agricole, la cui freddezza verso un’integrazione con il Monte ha contribuito al naufragio dei tentativi di fusione alla pari. Per ora i francesi non commentano, in attesa di sedersi al tavolo con Siena e far valere il loro ruolo di primi soci del Banco con il 29,3% del capitale. Parigi potrebbe restare nel nuovo gruppo con una quota importante, superiore al 10%, oppure farsi liquidare in asset e filiali da integrare nella loro divisione italiana.


Resta poi da vedere la reazione di un colosso come Intesa, fermamente convinta della validità della sua offerta, e capire se esistono margini per soluzioni di compromesso o se invece la partita si giocherà sul mercato. Mercato che la politica promette di rispettare anche se gli ultimi giorni hanno regalato a Lovaglio, difensore dell’"integrità» del Monte, la sponda della premier Giorgia Meloni e del Pd, in linea con quello bipartisan degli enti senesi e toscani.


In Borsa la reazione è stata cauta in attesa di conoscere i corrispettivi e i target delle due operazioni: Mps ha ceduto lo 0,3%, Banco Bpm è salita dello 0,7%, Banca Generali dell’1,3% Intesa dello 0,4%. Male invece Unipol (-3%) che dal successo dell’opas di Cà de Sass sul Monte ha tutto da guadagnare.