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23 agosto 2026 - Aggiornato alle 22 agosto 2026 23:31
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la crisi energetica

Caro-carburanti alla spina, sei paesi dell'Ue chiedono il conto alle compagnie petrolifere

Da Berlino a Roma parte l'offensiva politica per colpire i super-guadagni delle multinazionali

22 Agosto 2026, 23:31

23:40

Caro-carburanti alla spina, sei paesi dell'Ue chiedono il conto alle compagnie petrolifere

Estate di rincari energetici, nuova frattura in Ue: sei Paesi chiedono un prelievo europeo sugli extraprofitti del petrolio

Nel pieno di una stagione estiva segnata dal ritorno dell’inflazione energetica, in Europa si riapre il confronto sul ruolo delle grandi compagnie del greggio e sui loro utili eccezionali. Con un’azione coordinata, Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno unito le forze per sollecitare l’introduzione di una tassa europea sugli extraprofitti delle società petrolifere.

I ministri delle Finanze dei sei Paesi hanno inviato una lettera congiunta alla presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, esercitata dall’Irlanda dal 1° luglio al 31 dicembre 2026, chiedendo l’avvio di un confronto a livello comunitario. L’iniziativa, promossa dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, mira a superare l’approccio frammentato adottato in passato a livello nazionale.

Misure isolate, infatti, favoriscono concorrenza fiscale e arbitraggio societario, con i gruppi integrati capaci di spostare i profitti verso giurisdizioni più favorevoli. Una cornice comune consentirebbe invece di fissare una definizione univoca di "extraprofitto", una base imponibile omogenea e criteri condivisi per la destinazione del gettito.

L’obiettivo immediato è inserire formalmente il dossier nell’agenda del vertice informale Ecofin, in programma a Dublino il 18 e 19 settembre 2026.

Un mercato sotto tensione: prezzi e margini ai massimi

La spinta politica arriva in un contesto di forte instabilità. L’ultimo Oil Market Report di agosto 2026 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) segnala come le ostilità in Medio Oriente e l’incertezza sui transiti nello Stretto di Hormuz abbiano minato la stabilità dell’offerta. I prezzi benchmark del greggio hanno sfiorato i 105 dollari al barile in luglio, con il North Sea Dated successivamente assestato attorno ai 92 dollari. La U.S. Energy Information Administration (EIA) prevede per il Brent una media di circa 85 dollari al barile nel terzo trimestre del 2026.

A pesare sui consumatori europei non è però soltanto la quotazione del greggio, ma il rincaro dei prodotti raffinati. I margini di raffinazione nell’Atlantico e in Europa hanno toccato nuovi massimi storici. Un’analisi della Banca Centrale Europea, pubblicata il 31 luglio 2026, evidenzia una trasmissione immediata degli shock internazionali ai prezzi alla pompa: il diesel nell’Eurozona è passato da 1,63 euro al litro a fine febbraio a 2,18 euro nella prima settimana di aprile, per poi tornare a salire con le tensioni di luglio.

Il precedente del 2022 e i limiti dell'ordine sparso

I sostenitori del nuovo prelievo richiamano il Regolamento (Ue) 2022/1854, varato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Quell’intervento straordinario introdusse un contributo di solidarietà temporaneo del 33% sugli utili delle imprese di petrolio, gas, carbone e raffinazione eccedenti di oltre il 20% la media dei profitti degli anni precedenti. Il precedente prova la praticabilità giuridica e politica di un’imposizione coordinata in fase di crisi, ma ne ha mostrato anche i limiti: il regolamento consentiva misure nazionali equivalenti.

Secondo la Commissione europea (report del 30 novembre 2023 e del 14 maggio 2025), solo 16 Stati membri applicarono il contributo standard Ue, mentre 8 — tra cui Italia, Spagna e Portogallo — optarono per vie domestiche alternative. Il gettito ha aiutato a calmierare le bollette delle famiglie vulnerabili, ma non è bastato a coprire i costi dei maxi piani di sostegno pubblico. Da qui la richiesta odierna di un meccanismo strutturato più solido e realmente redistributivo.

La sfida dell'unanimità e il nodo per l'Italia

Il percorso verso un’intesa a Bruxelles resta complesso: in materia fiscale serve l’unanimità in Consiglio, spesso fattore di stallo. Inoltre, la definizione di "extraprofitto" è oggi più problematica. La soglia del 20% adottata nel 2022 si inseriva in un contesto post-pandemico relativamente lineare; l’attuale fase, segnata da catene del valore frammentate e da margini elevati nella raffinazione e nel trading, impone criteri di calcolo più flessibili e sofisticati, evitando di scoraggiare investimenti strategici per la sicurezza degli approvvigionamenti.

Per l’Italia il dossier è cruciale oltre il mero fabbisogno di entrate. L’economia nazionale è esposta al caro carburanti per il peso del trasporto su gomma e per l’impatto dei costi logistici e di raffinazione sui prezzi finali a famiglie e imprese. Un quadro europeo offrirebbe a Roma una sponda giuridica e politica robusta per tutelare i settori produttivi, ridurre il rischio di contenziosi interni e ancorare gli interventi di welfare per nuclei vulnerabili e aziende energivore a un principio di solidarietà riconosciuto dall’Unione.