il caso
Perché l’Olanda sposta l’oro a Londra? Cosa c'è dietro la scelta della banca centrale
Il trasferimento di 86 tonnellate di lingotti per renderli immediatamente spendibili sul mercato internazionale in caso di shock finanziario
Il 2 settembre 2026 la banca centrale olandese (De Nederlandsche Bank, DNB) ha annunciato un’operazione finanziaria e logistica di portata straordinaria, destinata a riorganizzare la distribuzione delle proprie riserve sovrane. Tra marzo e agosto 2026 l’istituto ha completato lo spostamento di circa 86 tonnellate di oro precedentemente custodite negli Stati Uniti e in Canada, ricollocandole a Londra nei caveau della Bank of England.
Secondo la spiegazione ufficiale, l’obiettivo è di natura squisitamente operativa: accrescere la “negoziabilità” e la prontezza d’impiego del metallo prezioso in scenari di stress sistemico. Nel mercato professionale contemporaneo, infatti, non rileva soltanto l’ammontare delle riserve, ma anche la loro ubicazione, la forma tecnica e la rapidità con cui possono essere monetizzate o poste a garanzia. L’oro detenuto presso la Bank of England, se conforme agli standard della London Bullion Market Association (LBMA), è mobilizzabile quasi istantaneamente rispetto al metallo depositato in Nord America. Londra ospita il mercato Over-The-Counter “Loco London”, che da solo rappresenta circa il 70% del volume nozionale globale degli scambi di oro fisico, facendone lo snodo primario per la conversione rapida in liquidità.
La DNB detiene complessivamente 612,4 tonnellate di oro, valutate circa 72,2 miliardi di euro a fine 2025. Con il riequilibrio annunciato, Stati Uniti e Canada conservano ciascuno il 18,5% delle riserve olandesi; aumenta la quota depositata a Londra, mentre resta centrale il caveau domestico di Zeist.
Il riposizionamento non ha richiesto un oneroso e rischioso ponte aereo per l’intero quantitativo. La DNB ha adottato una strategia logistica sofisticata ed efficiente: circa 59 tonnellate sono state vendute a New York e contemporaneamente riacquistate a Londra sotto forma di lingotti già pienamente conformi agli standard LBMA. Per le restanti tonnellate, l’istituto ha organizzato un trasferimento incrociato: oltre 27 tonnellate sono state fisicamente inviate da Stati Uniti e Canada al deposito di Zeist, mentre una quantità equivalente di oro già presente a Zeist – e rispondente ai requisiti britannici – è stata collocata a Londra. In questo modo si è evitata la rifusione dei lingotti, con una drastica riduzione dei costi e dei rischi legati alla movimentazione di carichi sensibili.
La decisione di Amsterdam si inserisce in un più ampio percorso dell’Eurosistema volto a rendere le riserve più standardizzate e liquide. Un precedente significativo riguarda la Banque de France, che tra luglio 2025 e gennaio 2026 ha allineato agli standard LBMA una porzione residua del proprio stock custodito a New York, pari a 129 tonnellate (il 5% di un totale di 2.437 tonnellate). Pur lasciando invariato il volume complessivo, l’operazione di dismissione di lingotti non conformi e di riacquisto in Europa di oro idoneo ha generato una plusvalenza eccezionale di 12,8 miliardi di euro, di cui 11 miliardi contabilizzati nel 2025 e 1,8 miliardi nel 2026.
Sebbene presentata come scelta tecnica, la mossa olandese risponde anche a esigenze di sicurezza nazionale (preparedness) in un contesto geopolitico più frammentato, segnato da tensioni commerciali e sanzioni finanziarie. L’oro, non dipendendo dalla solvibilità di alcuna controparte o emittente, si conferma ancora una volta “ancora di salvezza” estrema per la sovranità economica degli Stati. Nelle comunicazioni ufficiali, la DNB evita accuratamente riferimenti a cause politiche dirette – come eventuali frizioni transatlantiche o l’amministrazione statunitense di Donald Trump – ma è evidente che i partner europei stanno rivalutando il peso della reperibilità immediata e della giurisdizione in cui risiedono gli attivi strategici.
Dalla nuova geografia dell’oro in Europa emergono due strategie complementari: la Francia, orientata a concentrare quasi integralmente il metallo entro i propri confini; e l’Olanda, che preferisce non isolarsi e mantenere un accesso diretto e privilegiato al cuore del mercato globale di Londra, bilanciando sicurezza strategica e flessibilità operativa.