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la polemica

Scontro totale in Delfin: Leonardo Maria scrive ai revisori e accusa il board

Sotto la lente dei Commissaires aux Comptes finiscono la gestione delle quote dei fratelli, la vicenda Brooks Brothers e le cariche sovrapposte dei consiglieri

03 Settembre 2026, 19:13

19:20

Scontro totale in Delfin: Leonardo Maria scrive ai revisori e accusa il board

Esplode lo scontro interno a Delfin, la cassaforte lussemburghese che custodisce l’eredità finanziaria e industriale del fondatore. Leonardo Maria Del Vecchio ha inviato una lettera formale ai Commissaires aux Comptes della holding, Fabio Scoyni e Lara Forte. Nella missiva l’azionista sollecita verifiche su gravi criticità gestionali e procedurali che riguardano il consiglio di amministrazione.

La mossa arriva in un passaggio estremamente delicato: solo quattro giorni prima, il 25 agosto 2026, Leonardo Maria aveva annunciato le dimissioni da tutti gli incarichi operativi in EssilorLuxottica, interpretate come un chiaro distacco dall’asse guidato dal presidente e amministratore delegato Francesco Milleri.

La lettera ai controllori trasforma il confronto interno in uno “stress test” sulla tenuta societaria di una holding da miliardi di euro. Le contestazioni si concentrano su quattro fronti. 

Leonardo Maria segnala la mancata consegna di documentazione più volte richiesta a Delfin. In una struttura complessa, l’accesso tempestivo e completo ai dati è un diritto essenziale del socio. L’opacità evocata dal primo azionista individuale pone interrogativi sul corretto funzionamento degli organi sociali. Già in occasione dell’assemblea del 30 giugno 2026 — svoltasi senza la sua presenza — erano emerse critiche su scambi informali tra alcuni consiglieri e solo una parte della compagine.

Il capitolo economicamente più rilevante concerne il riassetto deliberato ad aprile 2026: l’assemblea straordinaria ha autorizzato il trasferimento del 25% complessivo delle quote di Luca e Paola Del Vecchio al veicolo Lmdv Fin, riconducibile a Leonardo Maria. L’operazione gli avrebbe permesso di salire dal 12,5% al 37,5% del capitale di Delfin, diventandone di fatto il primo azionista. La missiva del 29 agosto contesta però con forza l’atteggiamento del CdA rispetto al successivo impegno di riacquisto di tali azioni. Una frattura si era già consumata a giugno sulla lettera di garanzia richiesta dagli istituti di credito per finalizzare il riassetto: un comportamento che, a giudizio di Leonardo Maria, ha ostacolato la corretta esecuzione degli accordi.

Un ulteriore capitolo riguarda potenziali conflitti di interesse riferiti ad alcuni consiglieri, in particolare Mario Notari e Romolo Bardin. Il CdA di Delfin è composto dal presidente Francesco Milleri, e da Aloyse May, Giovanni Giallombardo, Notari e Bardin. Sotto i riflettori finisce soprattutto la posizione di Romolo Bardin che, secondo la documentazione societaria di EssilorLuxottica aggiornata al 31 dicembre 2025, ricopriva contemporaneamente i ruoli di Chief Executive Officer di Delfin, consigliere della holding e indipendente in EssilorLuxottica (nei comitati “Audit and Risk” e “Nomination and Compensation”). Una sovrapposizione di incarichi gestionali e di controllo su cui l’azionista chiede verifiche urgenti.

La lettera richiama anche una pendenza giudiziaria negli Stati Uniti legata a Brooks Brothers, sulla quale Leonardo Maria sostiene di non essere stato informato. Pur in assenza di dettagli pubblici esaustivi sulla natura o sulla rilevanza economica della controversia, l’inclusione del dossier nell’esposto viene addotta come ulteriore segnale di carenza di trasparenza verso i soci.

Ma non è solo un contenzioso fra eredi. La holding con sede in Lussemburgo è il principale azionista storico di EssilorLuxottica, di cui detiene ufficialmente il 32,2% del capitale. I dati depositati al Luxembourg Business Register per l’esercizio 2024 (pubblicati nel 2026) fotografano la dimensione della sola capogruppo Delfin: patrimonio netto di circa 7,81 miliardi di euro e debiti finanziari per circa 5,01 miliardi di euro

In presenza di turbolenze di governance in un soggetto di tale portata, l’attenzione di mercato e banche creditrici cresce immediatamente. Con la formalizzazione dell’esposto, la palla passa ai Commissaires aux Comptes, Fabio Scoyni e Lara Forte. I controllori dovranno valutare i presupposti delle accuse avanzate da Leonardo Maria Del Vecchio e stabilire se avviare un ispezione approfondita sulla condotta del CdA. La mossa legale di fatto congela ipotesi di ricomposizione amichevole o informale del conflitto. La sfida, per la holding e per la famiglia Del Vecchio, è dimostrare se un patrimonio di tali dimensioni possa essere governato da regole solide, trasparenti e condivise, o se le divisioni interne finiranno per minare la stabilità di uno dei maggiori imperi industriali europei.