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Pensioni, addio al congelamento dei requisiti: cosa cambia dal 2027 per l’uscita anticipata
Termina la tregua del decreto del 2019 e si torna a salire con le quote contributive destinate ad aumentare ancora nel 2028
Pensione anticipata, dal 2027 scatta l’aumento dei contributi: un mese in più per tutti Nuovi correttivi in vista per il sistema previdenziale. Dal 1° gennaio 2027, per ottenere la pensione anticipata ordinaria sarà necessario un mese in più di anzianità contributiva. Una variazione apparentemente minima, ma sufficiente a ridefinire calendari e conteggi per migliaia di assicurati prossimi al pensionamento.
I nuovi requisiti dal 2027. La novità non tocca l’età anagrafica, che non è prevista per la pensione anticipata ordinaria, ma esclusivamente l’anzianità di servizio. Fino al 31 dicembre 2026 restano in vigore i parametri attuali: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne. Dal 1° gennaio 2027 le soglie saliranno rispettivamente a 42 anni e 11 mesi e a 41 anni e 11 mesi. La misura segna la fine del congelamento degli adeguamenti alla speranza di vita disposto dal decreto‑legge n. 4 del 2019, che aveva bloccato gli incrementi fino al 31 dicembre 2026. L’adeguamento originariamente fissato dal decreto direttoriale del 19 dicembre 2025 per il biennio 2027-2028 prevedeva un aumento di tre mesi; una norma della legge di Bilancio 2026 ha tuttavia ridotto l’incremento, limitatamente al 2027, a un solo mese.
Anticipata e vecchiaia: differenze. Gli addetti ai lavori raccomandano di non confondere la pensione anticipata con la pensione di vecchiaia. Quest’ultima, fondata sul requisito anagrafico, salirà nel 2027 a 67 anni e 1 mese. L’anticipata ordinaria, invece, non richiede un’età minima per la platea generale: il diritto matura esclusivamente al raggiungimento della contribuzione prevista dalla legge, a prescindere dal compimento dei 67 anni. Resta fermo l’obbligo dei 35 anni di contribuzione “utile”, depurata dai periodi esclusi dalle singole gestioni.
Finestra mobile e decorrenza. Per la pianificazione dell’uscita resta decisiva la finestra mobile di tre mesi: l’assegno decorre tre mesi dopo il perfezionamento del requisito contributivo. La data di maturazione è quindi dirimente. Chi centra 42 anni e 10 mesi (uomini) o 41 anni e 10 mesi (donne) entro il 31 dicembre 2026 conserverà i vecchi requisiti, anche se la prima rata arriverà nei primi mesi del 2027 per effetto della finestra. Chi, invece, perfezionerà il diritto dal 1° gennaio 2027 dovrà lavorare un mese in più per raggiungere le nuove soglie.
Pubblico impiego: finestre più lunghe. Per gli iscritti ad alcune gestioni esclusive dell’AGO (CPDEL, CPS, CPI, CPUG) la legge di Bilancio 2024, recepita dall’INPS, ha esteso sensibilmente i tempi di attesa: - per i requisiti maturati entro il 31 dicembre 2027, la decorrenza scatta dopo sette mesi; - per le maturazioni dal 1° gennaio 2028, l’attesa sale a nove mesi. Ne deriva che due dipendenti con la stessa anzianità potrebbero cessare il servizio in momenti differenti a seconda della gestione di appartenenza.
L’orizzonte 2028. Il rialzo del 2027 non sarà l’ultimo. L’INPS ha già indicato per il 2028 un ulteriore scatto: 43 anni e 1 mese di contributi per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne. Il biennio 2027-2028 si profila dunque come una fase di progressivo irrigidimento dei requisiti.
Cosa fare adesso. In prossimità delle scadenze, è opportuno procedere con tre verifiche prioritarie: - Verificare l’estratto conto contributivo: controllare vuoti, errori di accredito e pratiche di riscatto o ricongiunzione non perfezionate, che potrebbero spostare la maturazione dal 2026 al 2027. - Individuare la data esatta di maturazione: calcolare con precisione il giorno in cui si raggiunge il requisito per capire se si ricade nelle regole 2026 o in quelle dal 2027. - Calcolare la finestra di decorrenza: stimare i tempi effettivi di erogazione del primo rateo, in particolare per i dipendenti pubblici soggetti a finestre più lunghe.