Energia
Dalle crisi globali alla una nuova energia europea: al forum di Cernobbio la sfida dei biocarburanti prodotti anche in Sicilia
Lo studio Teha–Eni mostra come si possano salvare industria, clima e portafogli
Nel pieno di una stagione segnata da continui rincari alla pompa e da una crescente inquietudine per la dipendenza energetica europea, da Cernobbio arriva un segnale: l’Europa ha già a disposizione una tecnologia capace di ridurre le emissioni, rafforzare la sicurezza energetica e proteggere la propria industria. La sfida è quella dei biocarburanti e ora bisogna decidere se coglierla davvero.
Proprio oggi ll 52esimo forum Ambrosetti di Cernobbio ha ospitato la presentazione dello studio strategico “Sustainable biofuels as a strategic lever for industrial competitiveness, energy security and decarbonization”, realizzato da Teha Group insieme a Eni, che mette in luce come i biocarburanti da materie prime rinnovabili possano rappresentare una risposta concreta e immediatamente disponibile alla crisi energetica e alla necessità di decarbonizzare i trasporti. Il documento parte da una constatazione ormai evidente: dalla nascita del Green Deal, lo scenario globale è cambiato radicalmente e le recenti crisi hanno mostrato quanto le dipendenze da tecnologie e materie prime possano diventare vulnerabilità sistemiche per l’Europa.
In questo contesto, soluzioni come l’Hvo e il Saf emergono come leve strategiche per ridurre le emissioni lungo la filiera, diversificare gli approvvigionamenti e preservare competenze industriali che il continente rischia di perdere. Valerio De Molli, Ceo di Teha Group, ha sottolineato che l’Europa non può permettersi di sostituire una dipendenza con un’altra, invitando a un approccio più pragmatico e meno regolatorio, capace di riconoscere ai biocarburanti un ruolo chiave nella sicurezza energetica e nella politica industriale. Una visione condivisa da Stefano Ballista, Ceo di Enilive, che ha ricordato come i biocarburanti siano già oggi compatibili con gran parte dei motori diesel circolanti e distribuiti attraverso le infrastrutture esistenti, offrendo una soluzione immediata per ridurre le emissioni dei trasporti, inclusi i settori hard to abate come aviazione, marittimo e trasporto pesante. Eni produce i biocarburanti nei siti di Marghera e Gela.
Lo studio evidenzia inoltre come un approccio alla transizione che favorisca solo alcune tecnologie rischi di indebolire l’industria europea: nel settore automotive le importazioni di veicoli sono triplicate in dieci anni, mentre la raffinazione ha perso oltre un quinto della capacità produttiva, aumentando la dipendenza dall’estero proprio per prodotti come diesel e jet fuel, oggi più costosi e difficili da reperire. In parallelo, la domanda di elettricità dei data center è destinata a più che raddoppiare entro il 2035, rendendo ancora più urgente evitare una competizione interna tra settori per l’accesso all’energia elettrica. I biocarburanti, in questo scenario, non si pongono come alternativa all’elettrico ma come complemento necessario per garantire equilibrio, resilienza e sostenibilità.
Lo studio smonta anche alcuni luoghi comuni: i biocarburanti riducono subito le emissioni, sono già compatibili con oltre 170 milioni di veicoli europei, non richiedono modifiche ai motori e possono essere utilizzati in purezza; le bioraffinerie, come dimostrano le conversioni di Porto Marghera e Gela, generano valore, occupazione e rigenerazione industriale; le nuove filiere agricole possono convivere con la produzione alimentare, sfruttando colture intermedie e terreni degradati, con un potenziale globale cinque volte superiore al fabbisogno europeo. Le proposte finali dello studio invitano l’Europa a cambiare passo: valutare le emissioni lungo tutta la filiera e non solo allo scarico, sostenere la trasformazione delle raffinerie in bioraffinerie, adottare criteri di sostenibilità basati su dati reali e tracciabilità, e riconoscere ai biocarburanti un ruolo strategico nella cooperazione con i Paesi produttori e nella diversificazione degli approvvigionamenti. In un momento in cui ogni aumento del prezzo del carburante si traduce in un segnale d’allarme per famiglie e imprese.