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Emergenza abitativa

Stretta Ue sugli affitti brevi: i sindaci potranno "proteggere" le città, ma la Sicilia perderebbe un terzo dei turisti

Oggi la proposta arriva al Parlamento europeo, firmata dal commissario all'Energia e all'Edilizia abitativa Dan Jørgensen: in teoria, serve a "raffreddare" il mercato immobiliare

09 Settembre 2026, 08:55

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Stretta Ue sugli affitti brevi: i sindaci potranno "proteggere" le città, ma la Sicilia perderebbe un terzo dei turisti

La Sicilia rischia di perdere un terzo dei propri turisti e buona parte degli investitori stranieri. Potrebbe essere l’effetto dell’ultima eurofollia che i socialisti europei stanno cercando di imporre all’Ue. Come se non bastassero i danni che hanno già provocato all’economia del Vecchio continente, dall’energia all’automotive, con le loro ideologie imposte senza equilibrio e buon senso, scontentando la maggior parte dei cittadini e “consegnando” l’Europa all’ultradestra.

Oggi il Commissario UE all’Energia e all’Edilizia abitativa, il socialista danese Dan Jørgensen, presenterà ai gruppi politici del Parlamento europeo, riuniti a Bruxelles, il primo capitolo dell’“Affordable Housing Act”, che dovrebbe essere il Piano europeo per la casa a prezzi accessibili. Per ironia della sorte, questo Piano era nato proprio un anno fa in Sicilia, quando la Commissione speciale “Hous” dell’Eurocamera, presieduta dalla dem Irene Tinagli, su invito dell’eurodeputato siciliano di FI-PPE, Marco Falcone, venne in visita allo Zen di Palermo per approfondire l’emergenza abitativa e stilare un rapporto di soluzioni (approvato poi dall’Europarlamento) che prevede investimenti pubblici e privati per rendere disponibili, costruendo o rigenerando (social housing) più case popolari e alloggi di edilizia residenziale a prezzi calmierati anche per chi sul mercato si scontra con costi d’acquisto o canoni impazziti, in centri storici e mete turistiche.

Ebbene, invece di seguire le indicazioni del Parlamento, il Commissario Dan Jørgensen va in senso opposto. La proposta di regolamento, immediatamente valida in tutti i 27 Paesi dell’UE, è una stretta sugli affitti brevi. La logica della “bozza Jørgensen” è che, impedendo gli affitti brevi ai turisti, i proprietari delle case sarebbero costretti ad affittarle a famiglie, lavoratori, professionisti, e ciò “raffredderebbe” il mercato immobiliare. Sintetizzando, il testo dà il potere ai sindaci di individuare le aree a “stress abitativo”, secondo un calcolo preciso (dove i prezzi delle case sono almeno otto volte il reddito medio e dove non si prevede che le tariffe scendano nei prossimi tre anni) e qui revocare le licenze di affitti brevi. La norma istituisce anche uno “scudo” ai sindaci per metterli al riparo dai ricorsi. Come se non bastasse, la norma punta a impedire che nelle stesse aree un qualsiasi privato possa acquistare una seconda casa.

Quali le conseguenze? L’Istat analizza il fenomeno degli affitti brevi a partire dal 2025. Lo scorso anno, secondo le analisi dell’istituto di statistica elaborate dal centro studi Srm di Napoli collegato a Intesa Sanpaolo, in Sicilia nel 2025 le presenze turistiche sono state 23.351.923, e di queste ben un terzo, pari a 8.272.468, ha scelto di alloggiare con la formula dell’affitto breve, incrementando di oltre sei milioni le presenze turistiche in Sicilia rispetto al 2024. Poi, secondo l’indagine di Tecnocasa sulle grandi città, nella sola Palermo l’affitto rappresenta la scelta abitativa nel 71% dei casi e, fra questi, il contratto transitorio nel 33,3% delle volte, con un’età media prevalente di inquilini compresa fra 18 e 34 anni e il 45,3% di single.

Bloccare queste attività, quindi, significherebbe impedire alle famiglie del ceto medio, più colpite da caro-carburanti e caro-bollette e inflazione, ed escluse da aiuti pubblici a causa delle passate politiche populistiche, di provare ad arrivare a fine mese mettendo a reddito le seconde case. Così in Sicilia si perderebbero otto milioni di presenze turistiche ed è impensabile che chi oggi fa affitti brevi domani dia la casa in locazione a fasce socialmente deboli col rischio di non percepire i canoni e di vedersi distrutto l’immobile dopo anni di occupazione abusiva. E, peggio, si chiuderebbero le porte agli stranieri che comprano dimore per vivere e a pagare le tasse in Sicilia.

Sotto il profilo giuridico, la compressione generalizzata del diritto alla proprietà privata è prevista dal Trattato della Costituzione europea e dalla Carta italiana, per motivi di interesse pubblico. Ma la norma prevede che, se l’imposizione del vincolo fa perdere valore all’immobile, l’ente impositore è obbligato a risarcirlo. Infine, Jørgensen, volendo imporre la stretta a tutti i Paesi membri, viola un pronunciamento del Parlamento europeo, secondo cui la competenza sulle politiche della casa spetta a ciascuno Stato. Non a caso l’Italia è stato il primo Paese a regolamentare gli affitti brevi, facendo emergere il sommerso, e a finanziare un Piano casa per l’housing sociale e la rigenerazione urbana.