A Siracusa
Ortigia paga il prezzo del boom: hotel e b&b più che alloggi. Le associazioni: «Perdiamo il valore sociale del quartiere»
L'accoglienza sta modificando profondamente il volto del centro storico, e viabilità e infrastrutture sono messe a dura prova: i problemi esistono per chi lì ci vive
Sempre più turisti, sempre meno residenti. È una delle contraddizioni che attraversano oggi Ortigia, a Siracusa, dove la crescita dell'economia legata all'accoglienza sta modificando profondamente il volto del centro storico. Case trasformate in b&b e affitti brevi, nuovi ristoranti e dehors, attività storiche che chiudono, viabilità e infrastrutture messe a dura prova: il boom dell'isola rischia di trasformarsi in un problema per chi continua ad abitarla.
A mettere in fila le criticità è Davide Biondini, portavoce del Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente, che da tempo richiama l'attenzione dell'amministrazione sulle trasformazioni in corso nel centro storico. «Ortigia, la zona Umbertina e, in parte, il rione Santa Lucia in questi anni stanno subendo una profonda riqualificazione urbana – spiega Biondini – tendente, però, ad espellere i residenti per accogliere food, b&b e case vacanze».
Il problema, secondo il Comitato, non riguarda soltanto la crescita delle attività turistiche. A preoccupare è soprattutto il fatto che questa trasformazione avvenga in un contesto infrastrutturale che non sarebbe adeguato a sostenere l'aumento dei flussi.
«Il tutto – aggiunge Biondini – non tenendo conto dell'inadeguatezza dell'intero sistema infrastrutturale, di una fragile viabilità e della difficile convivenza con l'identità dei luoghi, laddove garage o angusti bassi sono trasformati in abitazioni».
Sul tema degli affitti brevi arriva anche la posizione di Confesercenti Siracusa. Il presidente Giuseppe Vasques guarda con favore a una maggiore regolamentazione del settore. «Mi sento di condividere questa scelta dell'Unione europea – afferma – perché darebbe maggiore ordine a un settore, troppo spesso a torto, additato come caotico e con poche regole».
Ma anche per Vasques la questione va affrontata guardando al futuro dell'isola nel suo complesso. «Pensiamo che il nostro isolotto non debba essere solo un centro di accoglienza, ma non debba perdere il proprio valore sociale». Da qui la necessità, secondo Confesercenti, di favorire investimenti nei centri storici attraverso strumenti capaci di sostenere le attività economiche e, allo stesso tempo, preservare la funzione sociale dei quartieri.
Su un altro fronte si colloca la denuncia di Arturo Linguanti, presidente dell'associazione Territorio Protagonista, che punta l'attenzione sulla trasformazione commerciale di Ortigia. «In questi anni la politica ha permesso l'invasione di ristoranti e dehors – sostiene Linguanti – che rendono impraticabili vicoli e alcune vie principali. Un fenomeno che ha snaturato il centro storico che conoscevamo e di cui abbiamo nostalgia».
Il problema, per Linguanti, è anche la progressiva scomparsa delle attività storiche. Negozi che hanno rappresentato per decenni una parte dell'identità commerciale di Siracusa lasciano spazio a un'offerta sempre più orientata al turismo veloce. «Sarebbe stata utile una scelta indirizzata alla salvaguardia delle attività che hanno fatto la storia della città – dice – al loro posto proliferano, invece, friggitorie e fast food per un turismo mordi e fuggi».
Una critica che si accompagna a una proposta: riportare in alcune strade del centro attività commerciali di maggiore qualità, anche attraverso incentivi destinati a marchi importanti. Dietro la sua straordinaria bellezza rimane la necessità di preservare quel rapporto tra luoghi, persone e memoria che ha reso Ortigia unica nei secoli.
È forse questa la distanza più evidente tra l'Ortigia di oggi e quella evocata da Pindaro nella Pitica: «Luogo di riposo sacro di Alfeo, Ortigia, germoglio della celebre Siracusa, giaciglio di Artemide, sorella di Delo…».