economia
Emergenza diesel: il prezzo schizza in alto e il taglio fiscale non basta più
Alla vigilia della scadenza del decreto Meloni e Giorgetti cercano una soluzione-ponte per tutelare ceti deboli e trasporti
Ai distributori la sensazione è ormai chiara: lo sconto sulle accise non produce più un reale sollievo. Le medie nazionali giornaliere comunicate dai gestori ed elaborate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la modalità self-service attestano il gasolio a 2,177 euro al litro, con un pieno da 50 litri pari a 108,85 euro. La benzina, pur restando oltre la soglia dei due euro, si colloca a 2,067 euro al litro (103,35 euro per un rifornimento da 50 litri), segnando un divario anomalo di oltre dieci centesimi a sfavore del diesel, che resta l’unico carburante coperto dall’intervento fiscale statale. La criticità emerge ancor più nel confronto con lo scenario senza il “paracadute” pubblico.
In assenza della riduzione d’imposta prevista dal decreto-legge 26 agosto 2026, n. 153, che fissa l’accisa a 532,90 euro per mille litri rispetto all’aliquota ordinaria di 672,90 (taglio di 14 centesimi al litro che sale a circa 17 centesimi considerando l’Iva), il prezzo del gasolio balzerebbe a 2,347 euro al litro. Un pieno arriverebbe così a costare 117,35 euro, cioè 8,50 euro in più rispetto ai livelli attuali, superando il precedente picco storico del 17 marzo 2022 (2,229 euro al litro) registrato all’avvio del conflitto russo-ucraino.
Alla vigilia della scadenza della misura, fissata per il 10 settembre 2026, il governo guidato da Giorgia Meloni, con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, si confronta con un nodo contabile e politico di primo piano. Secondo i Servizi Studi di Camera e Senato, la sequenza di proroghe tra il 19 marzo e il 10 settembre 2026 è costata complessivamente 2,0745 miliardi di euro. Per finanziare l’intervento, l’esecutivo ha utilizzato per 689,2 milioni il meccanismo dell’accisa mobile — che restituisce parte delle maggiori entrate IVA generate dal rincaro del greggio — oltre a tagli degli stanziamenti ministeriali e ad anticipazioni fiscali straordinarie richieste ai grandi gruppi energetici.
Consapevole che un ripristino immediato delle aliquote ordinarie innescherebbe un’onda inflazionistica insostenibile per famiglie, artigiani, professionisti e per la logistica, Palazzo Chigi è orientato a una nuova proroga dello sconto generalizzato come “soluzione-ponte”. L’obiettivo dichiarato resta però il superamento degli aiuti a pioggia in favore di strumenti mirati. Tra le ipotesi allo studio figurano l’inserimento di un bonus carburante nei fringe benefit aziendali e il rafforzamento dei crediti d’imposta per l’autotrasporto, già aumentati dal decreto n. 153 da 364,1 a 386,2 milioni di euro. Resta aperto il confronto sull’estensione a partite IVA e lavoratori autonomi, spinta dal vicepremier Matteo Salvini per evitare sperequazioni tra dipendenti e piccole attività economiche. Nell’immediato, l’ulteriore rinnovo scongiura l’impennata dei listini, ma rinvia la questione centrale: come ripartire in modo equo l’onere del caro energia tra Stato, imprese e cittadini.