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Il nuovo Isee alza la rate dell'Assegno unico 2026: ecco come cambia il calcolo per ottenere un sostegno in più

Il nuovo indicatore protegge maggiormente la prima casa e valorizza i nuclei familiari numerosi

10 Settembre 2026, 11:21

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L’abitazione principale pesa meno, i figli incidono di più nel calcolo dell’Isee e l’Assegno unico supera, in alcuni casi, i confini nazionali. Non è un aumento uguale per tutti, ma una revisione che può alleggerire l’indicatore economico e far salire la rata per molte famiglie.

La svolta dell’Isee “familiare”

La novità che incide più direttamente sugli importi non è una maggiorazione automatica dell’assegno, ma l’introduzione, dal 1° gennaio 2026, di un indicatore dedicato: l’Isee per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione. È questo valore, più favorevole rispetto all’Isee ordinario in una serie di situazioni, che l’Inps utilizza per determinare l’Assegno unico a partire dalla mensilità di marzo 2026.

Il nuovo indicatore non sostituisce l’Isee ordinario in ogni ambito. Si applica esclusivamente a cinque misure: Assegno unico e universale, bonus asilo nido, bonus nuovi nati, Assegno di inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro. Per università, servizi comunali, agevolazioni sulle utenze e altre prestazioni continuano invece a valere gli indicatori previsti dalle rispettive discipline.

Più peso ai figli nella scala di equivalenza

L’Isee non fotografa soltanto la ricchezza complessiva del nucleo: la rapporta anche alla sua composizione attraverso la scala di equivalenza. In termini semplificati, quanto più elevato è il parametro attribuito alla famiglia, tanto più la sua situazione economica viene ripartita tenendo conto del numero e delle caratteristiche dei componenti.

Per il nuovo indicatore le maggiorazioni legate alla presenza dei figli sono state rideterminate in 0,10 per i nuclei con due figli, 0,25 con tre, 0,40 con quattro e 0,55 con almeno cinque figli. La modifica amplia il riconoscimento già dal secondo figlio e rafforza il vantaggio al crescere della dimensione familiare.

Quando cambia davvero l’importo dell’assegno

Sebbene il nuovo Isee sia stato introdotto dalla legge di Bilancio dal 1° gennaio 2026, per le rate dell’Assegno unico di gennaio e febbraio l’Inps ha continuato a utilizzare l’indicatore valido al 31 dicembre 2025. Il nuovo parametro è entrato nel calcolo dell’Auu dalla mensilità di marzo.

Nel frattempo sono stati approvati i nuovi modelli della Dichiarazione sostitutiva unica. L’Inps ha comunicato di avere aggiornato automaticamente le attestazioni relative alle Dsu presentate dal 1° gennaio 2026, integrandole con l’indicatore destinato alle prestazioni familiari e all’inclusione. Ciò non elimina, naturalmente, l’obbligo di controllare la correttezza dei dati dichiarati e di intervenire quando la situazione familiare o patrimoniale cambia.

La presentazione dell’Isee resta decisiva. Senza un’attestazione valida, l’Assegno unico viene pagato nella misura minima, salvo successivo conguaglio nei termini previsti. Le domande già accolte, invece, continuano a produrre effetti anche negli anni successivi: non occorre ripresentarle ogni gennaio, ma devono essere comunicate le variazioni rilevanti, come la nascita di un figlio o il raggiungimento della maggiore età quando è necessario aggiornare la relativa scheda.

Per il 2026, la soglia Isee più bassa è fissata a 17.468,51 euro, mentre quella oltre la quale si applica l’importo minimo è pari a 46.582,71 euro. Secondo i dati Inps riferiti a gennaio, l’importo medio mensile comprensivo delle maggiorazioni era di circa 174 euro per figlio, con valori medi intorno a 58 euro in assenza di Isee o oltre la fascia massima e fino a circa 223 euro nella fascia più bassa. Sono dati medi, non importi garantiti: la rata effettiva dipende dalle condizioni di ciascun nucleo.