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I dati

Vino, l'Italia è un modello di consumo responsabile per l'Europa. E anche la produzione va bene

Nel ventennio 2006-2025 la filiera vitivinicola flette solo del 3,6%. A Bruxelles, lo studio Federvini e Università La Sapienza incorona la moderazione nel consumo come vera e propria "best practice" a livello Ue

10 Settembre 2026, 18:23

Vino, l'Italia è un modello di consumo responsabile per l'Europa. E anche la produzione va bene

Per il vino in Italia ci sono due buone notizie: la produzione si mantiene stabile rispetto a vent'anni fa, discostandosi nettamente da quella dell'olio di oliva, che nello stesso arco temporale ha invece registrato un crollo di quasi il 38% (più precisamente un calo di oltre il 37%). E soprattutto, il modello di consumo italiano è un modello di "moderazione" europeo. A dirlo sono, nell'ordine, l'ultimo rapporto Istat sulle produzioni agricole in Italia e lo studio "The Italian Way" dedicato al consumo responsabile, un'indagine realizzata da Federvini in collaborazione con l'Università La Sapienza.

L'istituto di statistica analizza il ventennio che va dal 2006 al 2025, l'Istituto evidenzia come la produzione vitivinicola abbia subito una contrazione davvero molto contenuta, pari al 3,6%, passando dai 49,6 milioni di ettolitri del 2006 ai 47,8 milioni del 2025. L'olio d'oliva, al contrario, accusa una diminuzione decisamente più grave, attestandosi su un -37,6%. Nonostante queste dinamiche divergenti, vite e olivo continuano a rappresentare storicamente due coltivazioni dal fortissimo carattere identitario per la nostra agricoltura sul palcoscenico internazionale, tanto che nel 2025 incidono per il 15% sull'intera superficie coltivata a livello nazionale.

Dai dati Istat emerge inoltre che la produzione complessiva di uva segna oggi una flessione dell'8% rispetto al 2006. Questa percentuale è il risultato combinato di una diminuzione del 5,7% dei terreni coltivati a vite e di una riduzione del 2,5% per quanto riguarda la resa per ettaro, che si assesta su quasi 106 quintali.  Il calo è però quasi impercettibile per le uve destinate alla vinificazione, che scendono soltanto del 2,1%, mentre assume proporzioni decisamente più pesanti per l'uva da tavola, che registra un crollo del 35,1%.

Alla, certificata, solidità produttiva del comparto enologico, si affianca come detto anche un dato che positivo sull'approccio al consumo di bevande alcoliche che nel nostro Paese si conferma in larga parte moderato e strettamente connesso alle nostre abitudini alimentari e sociali, in perfetta coerenza con i valori della Dieta mediterranea. Basti pensare che oltre il 70% delle consumazioni avviene nei momenti dedicati alla convivialità, concentrandosi tra l'aperitivo, il pranzo e la cena. Un altro dato estremamente incoraggiante riguarda la drastica riduzione dei comportamenti a rischio: tra il 2007 e il 2023 la loro incidenza tra la popolazione italiana è infatti calata di ben 6 punti percentuali.

La fotografia "virtuosa" viene dallo studio "The Italian Way" dedicato al consumo responsabile, un'indagine realizzata da Federvini in collaborazione con l'Università La Sapienza. I risultati della ricerca sono stati presentati a Bruxelles in occasione della Spirit of Life Week, un'importante iniziativa promossa da spiritsEurope, la realtà che raggruppa 31 associazioni nazionali di produttori di bevande spiritose. Come ha sottolineato il direttore di Federvini, Gabriele Castelli, il modello moderato che caratterizza l'Italia rappresenta una vera e propria eccellenza europea.

Portare queste evidenze a Bruxelles, si spiega nello studio, ha permesso di valorizzare una cultura profondamente radicata nella convivialità e nella moderazione, elementi cruciali non solo per lo stile di vita, ma anche per garantire un futuro prospero a migliaia di imprese e lavoratori del settore. Il legame tra comparto agricolo e sostenibilità è stato inoltre al centro della sessione dedicata al ruolo degli spiriti nel sostenere l'agroalimentare europeo. A questo dibattito hanno preso parte figure di spicco come Leonardo Vena, Presidente del Gruppo Spiriti di Federvini, e Christophe Hansen, Commissario europeo per l'Agricoltura e lo Sviluppo rurale, affiancati da diversi imprenditori che hanno analizzato l'importanza della sostenibilità economica e sociale lungo l'intera filiera produttiva.