lo scenario
Gli Houthi e il controllo del Mar Rosso: perché la crisi a Bab el-Mandeb minaccia l'economia europea
Pur senza un blocco formale dello stretto, la nuova posizione militare minaccia direttamente il traffico commerciale diretto a Suez
Un’offensiva lampo e meticolosamente coordinata ha ridisegnato, nell’arco di poche ore, gli equilibri strategici lungo la costa occidentale yemenita. Le forze Houthi hanno preso il controllo del porto di Mocha, un esito confermato sia dai ribelli sia da fonti legate al governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale.
Oggi è anche giunta anche la conferma della caduta dell’isola vulcanica di Mayyun (Perim), situata nel cuore dello Stretto di Bab el-Mandeb. Con l’occupazione di Perim e dei tratti costieri prospicienti, gli Houthi acquisiscono punti d’osservazione e di ingaggio di prim’ordine. Pur non traducendosi in un dominio navale pieno, la prossimità alle rotte mercantili accresce sensibilmente il rischio di attacchi con droni, missili e mine, rendendo il transito sempre meno appetibile per gli armatori.
La manovra ha costretto il governo sostenuto da Riad a ripiegare, riaprendo una crisi che aveva già provocato una contrazione del traffico marittimo del 60% rispetto alla fine del 2023.
Il collo di bottiglia energetico: oltre 8 milioni di barili al giorno
Bab el-Mandeb è un passaggio cruciale per il greggio e i prodotti raffinati in partenza dal Golfo Persico verso il Mar Rosso, il Canale di Suez e i mercati europei. Secondo la US Energy Information Administration (EIA), nel secondo trimestre del 2026 hanno attraversato lo stretto 8,1 milioni di barili al giorno di prodotti petroliferi, di cui 6,1 milioni di greggio e condensati e circa 2 milioni di raffinati: un volume più che raddoppiato rispetto ai 3,9 milioni di barili giornalieri dell’inizio 2025.
Nello stesso periodo del 2026, la rotta alternativa via Capo di Buona Speranza registrava già 9,4 milioni di barili al giorno, segnale che la logistica globale stava facendo ampio ricorso alla circumnavigazione dell’Africa per aggirare le tensioni.
La prova logistica: fino a 121 milioni di barili “congelati” in navigazione
Abbandonare Bab el-Mandeb per il Capo di Buona Speranza non interrompe fisicamente le forniture, ma allunga drasticamente i tempi. Per una petroliera dal Medio Oriente all’Europa, circumnavigare l’Africa significa aggiungere 10–15 giorni di mare.
Se tutti gli 8,1 milioni di barili al giorno venissero deviati sulla rotta africana, il ritardo cumulato trattiene in oceano un volume aggiuntivo stimato tra 81 e 121,5 milioni di barili.
Questo fenomeno «congestiona» la flotta mondiale: per mantenere invariato il ritmo delle consegne servono più navi, riducendo la capacità disponibile e spingendo al rialzo i noli.
Una dinamica analoga si era già vista nel 2024, quando le deviazioni nel Mar Rosso aggiunsero circa 115 milioni di barili ai carichi in transito.
Il paradosso assicurativo e i costi extra di bunker
Per gli operatori marittimi, la scelta della rotta è un esercizio di calcolo economico. La circumnavigazione dell’Africa implica maggiori spese di carburante (bunker), giorni nave e personale, stimate tra 500 mila e 1,5 milioni di dollari per viaggio. Su una petroliera standard da 600 mila barili, l’onere aggiuntivo oscilla fra 0,80 e 2,50 dollari al barile. Al contrario, attraversare Bab el-Mandeb espone a premi straordinari per rischio di guerra: l’UNCTAD ha rilevato sovrapprezzi superiori allo 0,3% del valore dell’unità per singolo transito. Per una LR2 assicurata 105 milioni di dollari, uno 0,4% equivale a circa 420 mila dollari a viaggio. Molti armatori optano dunque per la rotta africana poiché i costi di bunker sono più prevedibili delle oscillazioni dei premi e, soprattutto, del rischio di perdita dell’imbarcazione.
L’Europa in prima linea, l’Asia colpita a macchia di leopardo Gli effetti saranno disomogenei.
L’Europa risulta la più esposta, con rincari all’import di greggio mediorientale e, soprattutto, dei prodotti raffinati in arrivo dal Golfo e dall’Asia. La dipendenza europea da diesel e carburante avio (jet fuel) riduce i margini di manovra dei trader di fronte a picchi di domanda. In Asia l’impatto sarà più selettivo: i flussi tradizionali dal Golfo verso est non necessitano di Bab el-Mandeb, ma risulteranno penalizzate le spedizioni di petrolio russo e mediterraneo dirette in Cina e India, oltre ai carichi provenienti dai terminal sauditi sul Mar Rosso. Non un blocco, ma una tassa geopolitica permanente L’insicurezza nello Stretto di Bab el-Mandeb non equivale a un blocco totale degli scambi, bensì a una tassa geopolitica permanente sul petrolio: ogni transito richiederà più tempo, più carburante e più capitale. Il risultato sarà un incremento progressivo dei costi per i raffinatori, per i carburanti e, in ultima istanza, per le scorte energetiche globali.