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caro energia

Hormuz e Mar Rosso a rischio, fiammata dell'oro nero: il petrolio Brent abbatte la soglia dei 107 dollari

Nuova escalation di acquisti sui mercati energetici tra tensioni geopolitiche e timori per l'inflazione

14 Settembre 2026, 08:23

08:30

Hormuz e Mar Rosso a rischio, fiammata dell'oro nero: il petrolio Brent abbatte la soglia dei 107 dollari

Petrolio in forte accelerazione sui mercati internazionali. Il greggio torna a correre con decisione. Nelle contrattazioni di questa mattina le quotazioni segnano un netto rialzo, con progressi superiori ai due punti e mezzo percentuali sui principali riferimenti globali. Il WTI (West Texas Intermediate) con consegna a ottobre è scambiato a 102,73 dollari al barile, in aumento del 2,68% rispetto alla chiusura precedente.

In parallelo, il Brent del Mare del Nord con consegna a novembre avanza del 2,59% a 107,32 dollari. A trainare l’impennata concorrono fattori geopolitici e scelte di politica dell’offerta. Sul fronte delle tensioni internazionali, il premio di rischio sul greggio si è ampliato dopo i recenti attacchi e gli scontri che hanno interessato rotte marittime strategiche, in particolare nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz e del passaggio di Bab el-Mandeb.

Il timore di possibili interruzioni nei flussi fisici di barili mantiene elevata la cautela tra gli operatori. Dal lato dell’offerta, pesa la decisione dell’alleanza OPEC+ — guidata da Arabia Saudita e Russia insieme ad altri cinque Paesi membri — di confermare livelli produttivi invariati per settembre e ottobre. Lo stop alla sequenza di incrementi graduali approvati nei sei mesi precedenti segnala un approccio prudente sulla disponibilità di greggio nel breve termine.

I fondamentali statunitensi offrono ulteriore sostegno ai prezzi: gli ultimi dati dell’EIA indicano una contrazione delle scorte commerciali di petrolio negli USA di 0,391 milioni di barili nella prima settimana di settembre, accompagnata da un calo dei volumi stoccati nell’hub di Cushing. Le ripercussioni sull’economia reale tornano così sotto i riflettori.

Come evidenziato da recenti studi della Banca Centrale Europea, shock sui prezzi energetici rappresentano un canale di impulso stagflazionistico: erodono il potere d’acquisto delle famiglie, innalzano i costi per le imprese ad alta intensità energetica e frenano gli investimenti.

Se la tendenza rialzista dovesse consolidarsi nelle prossime settimane, si prospettano rincari dei carburanti alla pompa e nuove pressioni inflazionistiche sui beni di consumo, oltre a un aggravio dei costi della logistica marittima e terrestre.