caro carburanti
La guerra spinge i prezzi: Diesel senza freni, in autostrada sfiorata la quota di 2,30 euro al litro (ma si va verso i 2,50)
La spinta del greggio e le tensioni a Hormuz vanificano il taglio delle accise mentre l'inflazione spaventa famiglie e autotrasportatori
La spesa per gli spostamenti in Italia ha toccato un nuovo massimo, con il prezzo del gasolio che si avvicina alla soglia psicologica di 2,30 euro al litro sulla rete autostradale. Le medie nazionali diffuse dal MIMIT indicano che per un rifornimento da 50 litri in modalità self service servono 110,80 euro sulla viabilità ordinaria e 114,65 euro in autostrada.
Il diesel si colloca in media a 2,21 euro/litro sulle strade e 2,29 euro/litro lungo le tratte a pedaggio. Per le auto a benzina, lo stesso pieno costa in media 105,35 euro su rete ordinaria e 109,90 euro in autostrada, con prezzi nazionali stabilizzati oltre 2,10 euro al litro.
Il differenziale tra viabilità ordinaria e autostrade equivale a un sovrapprezzo di circa 7,7 centesimi/litr o per il gasolio e 9,1 centesimi/litro per la benzina, pari a un extra di circa 3,85 euro e 4,55 euro su ciascun pieno.
Per contenere la corsa dei listini all’origine, il governo è intervenuto con il decreto-legge, fissando in via temporanea l’aliquota di accisa sul gasolio autotrazione a 532,90 euro per mille litri dall’11 al 17 settembre.
La misura assicura una riduzione di circa 17 centesimi/litro rispetto al livello precedente, estesa anche ai carburanti paraffinici HVO e al biodiesel, con un onere a carico del bilancio pubblico stimato in 86 milioni di euro per il 2026.
Malgrado l’alleggerimento fiscale, il gasolio continua a costare più della benzina: il beneficio sulle imposte è infatti riassorbito dal rapido aumento della materia prima e dei prodotti raffinati sui mercati internazionali.
La natura settimanale delle proroghe offre margini di flessibilità, ma lascia operatori e consumatori con un orizzonte molto ravvicinato. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha preannunciato ulteriori provvedimenti in vista della scadenza del 17 settembre. Alla base dei rincari alla pompa c’è l’acuirsi della crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico, dove le esportazioni iraniane sono risultate sostanzialmente bloccate per circa sette settimane a inizio settembre.
In questo quadro di forte incertezza sulle forniture mediorientali, il 9 settembre i futures sul Brent hanno superato i 100 dollari al barile, archiviando i massimi di chiusura dalla fine di maggio. Il trasferimento delle quotazioni del greggio ai prezzi finali non è immediato: incide una pluralità di fattori, tra cui costi di raffinazione, noli marittimi, coperture assicurative, cambio euro-dollaro e margini della distribuzione. Di conseguenza, gli aggiustamenti internazionali si riflettono alla pompa con tempi e intensità variabili.
L’eventualità che il gasolio tocchi 2,50 euro al litro va letta come uno scenario di rischio, non come un esito già scritto. Per arrivare a tale livello — che porterebbe un pieno da 50 litri a 125 euro — mancano ancora 28,4 centesimi/litro sulla rete ordinaria e 20,7 centesimi in autostrada.
Un simile balzo presupporrebbe un ulteriore e straordinario shock dell’offerta petrolifera, nuovi fermi in raffineria o l’azzeramento degli sgravi fiscali senza misure compensative.
L’aumento del prezzo del gasolio impatta l’intera catena logistica nazionale, considerato che in Italia la gran parte delle merci viaggia su gomma.
I maggiori costi di trasporto rischiano di trasferirsi sui listini dei beni al consumo, alimentando nuove pressioni inflazionistiche. A sostegno del comparto, il decreto-legge del 10 settembre incrementa di 16 milioni di euro l’autorizzazione di spesa per l’autotrasporto. Per attenuare l’esborso, il MIMIT raccomanda ai cittadini di consultare le rilevazioni territoriali prima di mettersi in viaggio, distinguere tra modalità self service e servito ed evitare, quando possibile, il rifornimento lungo le tratte autostradali.
