le dinamiche dei prezzi
Carburanti, corsa contro il tempo sul nodo accise (che scadono giovedì 17): tre scenari sul tavolo del Ministero
Proroga generalizzata, accisa mobile o contributi selettivi per autotrasporto e categorie deboli prima della scadenza di giovedì
Giovedì 17 settembre 2026 è la data spartiacque per i listini del gasolio. In quella giornata scadrà il taglio temporaneo delle accise introdotto dal decreto-legge del 10 settembre, che ha abbassato in via transitoria l’imposta sul diesel a 532,90 euro per mille litri rispetto al livello ordinario di 672,90 euro per mille litri.
In assenza di un nuovo intervento d’urgenza, dal giorno successivo scatterà il reintegro automatico dell’aliquota standard, con un immediato balzo dell’onere fiscale al distributore.
I numeri del rincaro imminente Al 14 settembre 2026, il prezzo medio nazionale del gasolio in modalità self risultava pari a 2,216 euro al litro, ancora sostenuto dall’aliquota ridotta. La differenza di sola accisa è di 14 centesimi al litro, che diventano circa 17,1 centesimi includendo l’Iva al 22% applicata sull’imposta.
Applicando il ricalcolo meccanico alle rilevazioni ufficiali, il ripristino dell’accisa ordinaria spingerebbe la media del diesel verso 2,387 euro al litro. Per gli automobilisti l’effetto sarà immediato: un pieno da 50 litri costerà circa 8,54 euro in più. Un consumo mensile di 100 litri comporterà un aggravio di circa 17 euro, mentre per un mezzo commerciale che utilizza 1.000 litri al mese la maggiore spesa supererà i 170 euro.
L’adeguamento non sarà omogeneo né simultaneo su tutta la rete, a causa dei differenti tempi di rinnovo delle scorte, ma il maggior prelievo è certo per il prodotto immesso in consumo dopo il 17 settembre.
Perché la benzina segue un’altra traiettoria La scadenza di giovedì non avrà effetti automatici sulla benzina, poiché lo sconto straordinario varato dall’esecutivo riguarda esclusivamente il gasolio. Il verde, salito il 14 settembre a una media self di 2,107 euro al litro (+2,1 centesimi in un solo giorno), continuerà a muoversi in funzione delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, del cambio euro-dollaro e dei margini di distribuzione.
Resta intanto la distorsione: il diesel risulta più caro della benzina nonostante un beneficio fiscale di circa 17 centesimi ancora in vigore.
Il contesto internazionale Alla base dei rincari c’è uno scenario esterno sfavorevole. Il Brent resta stabilmente sopra i 100 dollari al barile, ma a guidare i listini alla pompa sono soprattutto le quotazioni dei prodotti finiti (CIF Med), in aumento per le tensioni sulla capacità di raffinazione a livello globale. Pesa inoltre la debolezza dell’euro sul dollaro, che rende più costosi gli acquisti di materie prime ed energia sui mercati internazionali.
Quanto costa allo Stato e le opzioni sul tavolo La gestione dello sconto settimanale ha richiesto 86 milioni di euro per il solo periodo 11–17 settembre. Protrarre la misura per dodici mesi avrebbe un onere teorico superiore a 4,4 miliardi, difficilmente sostenibile senza adeguate coperture di bilancio.
Per attenuare l’impatto sociale ed economico del rincaro, il Governo valuta quattro direttrici: Proroga breve e mirata per estendere temporaneamente il taglio delle accise per evitare il salto fiscale, pur senza sterilizzare i rincari di matrice industriale, l'accisa mobile per utilizzare il maggior gettito Iva generato dai prezzi elevati del petrolio per ridurre le accise, secondo il meccanismo introdotto con la finanziaria 2008 e già attivato dal decreto interministeriale del 4 settembre, i sostegni selettivi per concentrare le risorse su categorie e famiglie più esposte (autotrasporto, agricoltura, pendolari). Il decreto del 10 settembre ha già stanziato 16 milioni aggiuntivi per l’autotrasporto. - Vigilanza sulla filiera: rafforzare i controlli del Garante per la sorveglianza dei prezzi, in coordinamento con Guardia di Finanza e Antitrust, per intercettare eventuali condotte speculative.
I dati Figisc indicano tuttavia che le quotazioni internazionali sono cresciute più della componente industriale dei prezzi alla pompa e che i margini distributivi recenti restano inferiori alla media annua.
Il 17 settembre si profila dunque come il vero nodo politico ed economico: in mancanza di un intervento correttivo dell’ultima ora, il gasolio registrerà un aumento certo di circa 17 centesimi al litro, che rischia di sommarsi alle persistenti pressioni dei mercati internazionali sui carburanti.
