Economia
Appalti, Ance Ragusa: "Si programmi già da ora il dopo Pnrr"
Il presidente Firrincieli: "Occorre intervenire per tempo allo scopo di evitare un brusco ridimensionamento del mercato"
Avviare fin d’ora la pianificazione del “dopo PNRR”, definendo risorse, progetti e scadenze certe per garantire continuità agli investimenti pubblici ed evitare che, concluso l’attuale ciclo straordinario, il comparto delle costruzioni si ritrovi di fronte a un improvviso vuoto di domanda.
È l’appello che ANCE Ragusa rivolge alle istituzioni e agli enti competenti.
L’obiettivo è delineare una traiettoria pluriennale capace di sostenere non solo le grandi infrastrutture, ma anche gli interventi diffusi sul territorio, essenziali per le comunità e più accessibili alle piccole e medie imprese locali.
«Il dopo PNRR non può essere affrontato quando le risorse saranno ormai terminate: deve essere programmato adesso – dichiara il presidente di ANCE Ragusa, Giorgio Firrincieli –.
Negli ultimi anni il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha garantito flussi eccezionali di investimenti pubblici, difficilmente ripetibili nel medio e lungo periodo.
Occorre intervenire per tempo, affinché alla conclusione di questa fase non segua un brusco ridimensionamento del mercato».
La sollecitazione scaturisce dall’analisi dell’Osservatorio Appalti di ANCE Ragusa sull’andamento delle opere pubbliche in provincia.
Dal 2016 all’11 settembre 2026 sono stati censiti appalti per un valore complessivo di 1 miliardo e 298 milioni di euro.
Lo studio distingue gli interventi sotto la soglia dei 5,5 milioni di euro, ricondotti al “mercato ordinario”, dalle opere di importo superiore.
Dei 1,298 miliardi monitorati, 458,4 milioni riguardano il segmento ordinario (35,3%), mentre circa 840 milioni sono attribuibili alle grandi opere, pari al 64,7% del totale.
I dati confermano quanto il volume provinciale degli affidamenti sia influenzato, anno per anno, dalla presenza di pochi, rilevanti interventi infrastrutturali.
Nel 2017 e nel 2020, ad esempio, non sono stati rilevati appalti oltre i 5,5 milioni, mentre nel triennio 2021-2023 il loro peso è rimasto costantemente sopra il 76%: 78,4% nel 2021, 79,7% nel 2022 e 76,5% nel 2023.
Il ciclo 2021-2023 risulta straordinario anche isolando i maxi-progetti dal resto del mercato.
In quel triennio, infatti, il comparto ordinario ha raggiunto una media annua di 61,9 milioni di euro, più del doppio rispetto ai 25,6 milioni medi registrati nel quinquennio 2016-2020.
Segno che l’impulso agli investimenti non ha riguardato soltanto i grandi cantieri, ma ha irrobustito anche il tessuto degli appalti di piccola e media dimensione.
Dopo il picco del 2023, quando il segmento ordinario ha toccato 91,9 milioni, nel 2024 si è osservata una flessione a 41,3 milioni.
Il 2025 ha segnato una nuova risalita a 72,2 milioni, con un incremento del 74,9% sull’anno precedente.
Nel 2026, all’11 settembre, risultano già aggiudicati 130,6 milioni complessivi: 99,5 milioni provengono da grandi interventi (76,2%), mentre il mercato ordinario si attesta a 31,1 milioni.
Anche questo quadro ribadisce come valori aggregati elevati possano dipendere in larga misura da poche opere di notevole entità.
«Le grandi infrastrutture sono strategiche e indispensabili per colmare il divario che ancora penalizza il nostro territorio – aggiunge Firrinicieli – ma non possono rappresentare l’unico motore del settore.
Occorre garantire un flusso costante di opere diffuse, manutenzioni e interventi di dimensione media e piccola.
È questo mercato ordinario ad assicurare maggiore continuità alle imprese locali, all’occupazione e all’intera filiera delle costruzioni».
Per ANCE Ragusa servono dunque progettazione, risorse certe e tempi definiti, insieme a una programmazione pluriennale che consenta alla provincia di farsi trovare pronta dopo la chiusura del PNRR.
La sfida è trasformare l’eccezionalità degli ultimi anni in una politica strutturale degli investimenti pubblici, evitando nuovi vuoti e garantendo continuità allo sviluppo del territorio.
I dati dell’Osservatorio riguardano gli appalti di importo superiore a 30 mila euro pubblicati dalle fonti monitorate e non includono gli affidamenti con procedura negoziata non soggetti a pubblicazione.
Il quadro rappresenta, pertanto, il mercato intercettato dalla metodologia dell’Osservatorio e non la totalità degli investimenti pubblici effettivamente affidati.