Mercati
Nuova fiammata del petrolio, il Wti balza del 4,41% a 105,86 dollari: pesano le tensioni in Medio Oriente
A spingere le quotazioni sono i timori sulle forniture internazionali. Il Brent si mantiene sopra i 108 dollari
Il petrolio accelera e torna a correre sui mercati internazionali, spinto dai timori per le forniture dopo le nuove tensioni in Medio Oriente e le interruzioni che stanno interessando alcune infrastrutture strategiche.
A New York il Wti, il riferimento americano, ha chiuso con un balzo del 4,41%, a 105,86 dollari al barile. Una seduta caratterizzata da forti acquisti, mentre gli operatori continuano a valutare i rischi per l'offerta globale di greggio.
Anche il Brent, benchmark internazionale, si è mantenuto sopra quota 108 dollari. Le rilevazioni di mercato mostrano una pressione al rialzo sul greggio europeo, in una fase nella quale le quotazioni sono condizionate soprattutto dall'evoluzione dello scenario geopolitico.
A pesare sulle aspettative degli operatori sono in particolare le difficoltà sul fronte delle esportazioni saudite. Secondo Reuters, le operazioni di carico nel porto di Yanbu sono state sospese, mentre in Libia sono state interrotte le attività in tre giacimenti petroliferi. A ciò si aggiungono i danni provocati agli impianti energetici sauditi dagli attacchi degli Houthi.
Il mercato teme soprattutto che le interruzioni possano protrarsi, riducendo la disponibilità di greggio sui mercati internazionali. Particolare attenzione viene riservata alla East-West Pipeline, infrastruttura fondamentale per il trasferimento del petrolio saudita verso il Mar Rosso. Reuters riferisce che alcuni carichi destinati all'Europa sono stati cancellati, aumentando le prospettive di un ricorso alle forniture statunitensi da parte delle raffinerie europee.
Il movimento del greggio si riflette anche sui mercati finanziari. L'aumento dei prezzi dell'energia alimenta infatti le preoccupazioni per l'inflazione, proprio mentre la Federal Reserve è riunita per decidere sui tassi di interesse. Reuters segnala che il rialzo del petrolio, insieme all'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato americani, ha contribuito alla debolezza di Wall Street nella seduta odierna.
Il petrolio resta quindi uno dei principali termometri delle tensioni geopolitiche: ogni nuova interruzione delle forniture o minaccia alle principali rotte energetiche rischia di tradursi rapidamente in una nuova fiammata delle quotazioni.