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Emergenza

Lavoro, nel 2025 quasi 600 ispezioni in meno nelle aziende: la Sicilia sprofonda nell'emergenza sicurezza 

I dati richiesti dalla Cgil alla Regione rivelano un allarmante deficit di ispettori, a fronte di un aumento vertiginoso di irregolarità, infortuni e morti. Il sindacato chiede un piano straordinario alla Regione

16 Settembre 2026, 14:08

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Lavoro, nel 2025 quasi 600  ispezioni in meno nelle aziende: la Sicilia sprofonda nell'emergenza sicurezza 

Erano 3.817 le aziende controllate nel 2024, un numero che nel 2025 è ulteriormente sceso a 3.244, confermando come la Sicilia non faccia passi avanti in tema di prevenzione degli incidenti sul lavoro e garanzia della salute. Necessiterebbero controlli adeguati soprattutto nei settori più esposti, uniti a un'adeguata formazione, ma in entrambi i casi si registrano carenze e criticità. Lo testimoniano i dati forniti alla Cgil Sicilia dal Dipartimento regionale del lavoro, in risposta alla richiesta del sindacato di accesso civico generalizzato agli atti. Analizzando il quadro, il segretario generale Alfio Mannino e il segretario confederale regionale Francesco Lucchesi rilevano che «Emerge che La Regione dispone di 110 tra ispettori e personale del nucleo dei carabinieri a fronte di un fabbisogno dichiarato di 303 unità. E che negli anni 2024 e 2025 sono diminuite le ispezioni e si sono registrate più irregolarità».

Questa situazione drammatica mantiene l'Isola in una preoccupante «zona rossa», collocandola al secondo posto nazionale per rischio di mortalità, subito dopo la Calabria. L'osservatorio Sicurezza sul lavoro e Ambiente Vega Engineering, elaborando i dati Inail, ha registrato dall’inizio dell’anno ben 42 infortuni mortali, con un’incidenza di 23,5 morti ogni milione di occupati. Di fronte a questa strage, la Cgil lancia un ulteriore allarme e sollecita alla Regione un Piano straordinario per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. L'obiettivo è garantire il potenziamento degli organici per l'attività ispettiva, la trasparenza dei dati, il rafforzamento del coordinamento degli organismi pubblici preposti alla vigilanza, oltre a un serio investimento sulla formazione e sulla valorizzazione dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Il deficit di organico assume dimensioni particolarmente rilevanti nei singoli territori: il fabbisogno è di 42 ispettori a Palermo, 25 a Catania, 21 a Siracusa, 20 a Trapani e 17 a Ragusa. La Cgil sottolinea che «il concorso per nuovi 52 ispettori è un fatto positivo, ma i numeri non sono sufficienti a colmare un fabbisogno che la stessa regione stima di nuovi 193 ispettori. Un’altra criticità riscontrata è l’effettiva capacità di controllo».

Il paradosso dei numeri si palesa incrociando il calo delle ispezioni con l'aumento delle infrazioni. Nonostante nel 2025 le aziende controllate siano diminuite, sono stati rilevati ben 2.308 lavoratori irregolari e 1.735 lavoratori in nero, con un picco preoccupante rispetto ai dati dell'anno precedente. Di fronte a questo scenario, Mannino e Lucchesi osservano che «Se una quota così consistente di irregolarità viene intercettata con un numero limitato di controlli è lecito chiedersi quanto lavoro irregolare rimanga al di fuori della capacità ordinaria di controllo. Oltre a reprimere le irregolarità il tema è costruire un sistema di prevenzione e vigilanza in grado di intervenire prima che le irregolarità si trasformino in sfruttamento, precarietà, dumping contrattuale, condizioni di rischio per la salute e la vita dei lavoratori».

Le conseguenze di questo sistema fragile si misurano purtroppo in vite umane. I dati regionali indicano che le denunce di infortunio nel 2025 sono cresciute del 3,5% rispetto al 2024, mentre le denunce di infortuni mortali sono passate da 81 a 94. Si tratta di un incremento del 16%, un dato spaventoso se paragonato alla media nazionale che si attesta allo 0,3%. Anche gli incidenti mortali in itinere hanno subito un'impennata, passando da 16 a 30. A tal proposito, i due sindacalisti spiegano che «Organizzazione del lavoro, tempi, turnazioni, mezzi utilizzati, stress e fatica concorrono a determinare il rischio e devono entrare nelle politiche regionali di prevenzione». La Cgil chiude la sua analisi invocando urgentemente «una vera politica regionale per la salute e la sicurezza», basata su più ispettori, più controlli e più formazione. Un'attenzione particolare deve essere infine rivolta ai lavoratori più vulnerabili del mercato, come gli stranieri e gli over 60, i quali nel 2025 hanno rappresentato da soli il 31,25% dei morti sul lavoro.