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CONTI PUBBLICI

Deficit al 3,1%, l’Italia manca la soglia Ue: uscita dalla procedura rinviata al 2027, il rammarico di Giorgetti

Il miglioramento rispetto al 2024 non basta a chiudere il dossier con Bruxelles. Ora l’attenzione si sposta sulla verifica di Eurostat

22 Settembre 2026, 11:53

12:00

Deficit al 3,1%, l’Italia manca la soglia Ue: uscita dalla procedura rinviata al 2027

Confermato il deficit al 3,1% del Pil: l’Italia resta in procedura d’infrazione. Giorgetti: "Prendiamo atto con rammarico"

Un decimale vale un anno. Il deficit italiano del 2025 si ferma al 3,1% del Pil: abbastanza per certificare il miglioramento dei conti pubblici, non abbastanza per scendere sotto la soglia europea e chiudere in anticipo la procedura per disavanzo eccessivo.

La distanza è minima - appena un decimo di punto - ma nelle regole europee basta a separare due scenari molto diversi. Con un disavanzo al 3% o inferiore, il governo avrebbe potuto sostenere la richiesta di chiudere in anticipo la procedura europea. Al 3,1%, invece, l’Italia resta formalmente tra i Paesi sottoposti al meccanismo correttivo del Patto di stabilità.

Il dato diffuso dall’Istat non modifica la stima già comunicata in primavera: nel 2025 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è stato pari a circa 69,4 miliardi di euro, contro i 73,8 miliardi dell’anno precedente. In termini assoluti il miglioramento è quindi nell’ordine di 4,4 miliardi; in rapporto al prodotto interno lordo, il deficit è sceso di tre decimi, dal 3,4% del 2024 al 3,1% del 2025.

Perché quel decimale impedisce l’uscita anticipata

Il 3% del Pil non è soltanto un riferimento politico. È il valore fissato dai trattati europei per valutare la presenza di un disavanzo eccessivo. La procedura nei confronti dell’Italia è stata aperta dal Consiglio dell’Unione europea nel luglio 2024, dopo che il deficit del 2023 aveva raggiunto il 7,4% del Pil. Nel gennaio 2025 il Consiglio ha poi indicato il percorso di correzione, chiedendo a Roma di ricondurre stabilmente i conti entro i parametri concordati.

Per considerare corretto un disavanzo eccessivo non è sufficiente avvicinarsi alla soglia: il deficit dell’anno precedente e quello previsto per l’anno in corso devono risultare entrambi non superiori al 3% del Pil, e il miglioramento deve apparire durevole. È questo passaggio a escludere una chiusura anticipata nel 2026. Anche se le previsioni indicano per l’anno in corso un rapporto sotto il limite, il consuntivo 2025 rimane al 3,1%.

Il mancato sorpasso della soglia non significa tuttavia che il percorso di risanamento sia stato giudicato insufficiente. Nel giugno 2026 la Commissione europea ha ritenuto che l’Italia avesse adottato misure efficaci in risposta alle raccomandazioni ricevute. La procedura è quindi mantenuta in sospeso, senza ulteriori iniziative correttive immediate, ma non può ancora essere archiviata.

Il prossimo passaggio è il 21 ottobre

La valutazione statistica europea arriverà il 21 ottobre prossimo, quando Eurostat pubblicherà la seconda notifica annuale sui dati di deficit e debito trasmessi dagli Stati membri. La procedura prevede infatti due comunicazioni ogni anno, una in primavera e una in autunno, costruite sulla base di criteri contabili armonizzati. Eurostat verifica la qualità e la comparabilità dei dati nazionali prima di utilizzarli nell’applicazione delle regole di bilancio dell’Unione.

La pubblicazione di ottobre rappresenterà dunque la convalida europea del quadro aggiornato, ma non appare destinata a cambiare il punto politico centrale: con il deficit 2025 confermato al 3,1%, l’ipotesi di uscire dalla procedura già nel 2026 viene meno. Il calendario torna così ad allinearsi alla scadenza ordinaria indicata dalle istituzioni europee, cioè il 2027, dopo la disponibilità dei dati completi relativi al 2026.

Il miglioramento dei conti resta significativo

La soglia mancata non cancella la correzione realizzata. Il disavanzo italiano si è ridotto rapidamente rispetto ai livelli eccezionali raggiunti negli anni segnati dalla pandemia, dalla crisi energetica e dall’impatto contabile dei crediti d’imposta edilizi. Nel 2025 il saldo primario — la differenza tra entrate e spese pubbliche prima del pagamento degli interessi — è tornato positivo, raggiungendo lo 0,8% del Pil. La spesa per interessi è rimasta invece elevata, pari al 3,9% del Pil, a conferma di quanto il costo del debito continui a pesare sui margini di bilancio.

A fine 2025 il debito delle amministrazioni pubbliche ammontava a circa 3.096 miliardi di euro, pari al 137,1% del Pil. È questo, più ancora del decimale che separa il deficit dal 3%, il vincolo strutturale della finanza pubblica italiana. Un debito così alto espone il bilancio alle variazioni dei tassi, assorbe risorse attraverso la spesa per interessi e impone di conservare la fiducia degli investitori che acquistano i titoli di Stato.

La crescita debole rende il compito più complesso. Secondo i conti annuali dell’Istat, nel 2025 il Pil italiano è aumentato dello 0,5% in termini reali, mentre la crescita nominale è stata sostenuta anche dall’andamento dei prezzi. Gli investimenti fissi lordi sono saliti del 3,5% e i consumi finali nazionali dello 0,9%, ma il contributo della domanda estera netta è risultato negativo.

Che cosa cambia per la legge di bilancio

La permanenza nella procedura non produce automaticamente nuove tasse o tagli, né equivale a una sanzione. Significa però che la politica di bilancio continuerà a essere sottoposta al percorso correttivo concordato con Bruxelles e ai limiti sulla crescita della spesa netta. Eventuali nuove misure dovranno quindi essere finanziate senza compromettere il rientro del deficit e la sostenibilità del debito.

Per il 2026 e il 2027 la Commissione europea prevede un disavanzo italiano al 2,9% del Pil, dunque appena sotto la soglia. Se il consuntivo confermerà un risultato inferiore al 3% e le stime successive mostreranno una correzione stabile, nel 2027 potranno maturare le condizioni per la chiusura della procedura.

Il margine resta comunque sottile. Una crescita inferiore alle attese, maggiori spese o entrate meno dinamiche potrebbero consumare rapidamente i pochi decimi disponibili. Per questo il dato Istat non è una bocciatura del percorso compiuto, ma un richiamo alla sua fragilità: l’Italia ha ridotto il deficit, è tornata all’avanzo primario e si è avvicinata ai parametri europei, senza però superarli abbastanza da ottenere subito la piena normalizzazione dei conti.

Il ministro

«Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025 - ha detto in una nota il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti -. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027».