La testimonianza
«Per un solo camion oltre 800 euro di diesel in più a settimana, tra un mese rischio di chiudere»
Il caro carburanti affossa i padroncini. Maurizio Biundo ha due tir con cui porta l'ortofrutta del Ragusano in Puglia ogni settimana. «Il governo faccia come durante il Covid»
«Noi dal Ragusano trasportiamo le merci dell'ortofrutta fino in Puglia. Ogni settimana sono 1.400 litri di gasolio in media per i miei due tir. Con il carburante arrivato a 2,4 euro alla pompa il costo è di oltre 3.300 euro ogni 7 giorni. Stiamo parlando di prezzi Iva compresa ma anche scorporandola siamo, in una parola, quasi alla disperazione». A parlare è Maurizio Biundo, titolare di una ditta di trasporti a Vittoria, la città siciliana che ha il mercato ortofrutticolo alla produzione più grande d'Italia. E questo grande mercato si basa per il trasporto dei prodotti della cosiddetta "area trasformata" che con le sue serre fa del ragusano il centro nevralgico dell'agricoltura siciliana proprio sui trasportatori come Biundo.
«Siamo "padroncini", nel mio caso orgogliosamente da tre generazioni. Ma abbiamo vissuto un anno d'inferno. Il carburante oggi è a 2,4 euro al litro, e dall'inizio del trimestre è aumentato dei 20 centesimi al litro. Ho fatto due conti: con i soli costi in più del trimestre ogni mese ci pagherei ampiamente il mio stipendio».
Biundo è a capo anche di un consorzio di trasportatori della zona, che comprende 10 aziende. «Si chiama Trasporti Caair, e ognuno di noi ha in media due camion. Le dico con certezza che io, con tutto che ho già perso almeno il 10% dei clienti stanchi di pagare questi costi in più, sono tra quelli che sta reggendo meglio, perché la maggior parte dei clienti invece ha accettato tariffe più alte vista la situazione. Ma non può durare. Una delle nostre aziende ha già sospeso l'attività per mancanza di liquidità. Io attendo il 15 ottobre, quando dovrò pagare l'anticipo Iva trimestrale, non so se ci arriverò».
Biundo parla appunto di "liquidità" perché, spiega, il sistema è davvero complesso. «Innanzitutto c'è da dire che lo Stato entro dicembre dovrebbe restituirci il 70% sugli extracosti di aumento. Se all'inizio dell'anno il carburante compreso Iva lo pagavamo a 1,6 euro, oggi è a 2,40. Per ogni camion sarebbero quindi 800 euro di costi in più negli ultimi mesi. Lo Stato dovrebbe rimborsarcene quindi 560 per ogni settimana di questi ultimi mesi per ogni camion. Sono cifre enormi, e come detto non sappiamo se ci arriveremo a riceverle».
Biundo si accoda alle richieste dell'associazione di categoria Cna Fita Sicilia, che proprio oggi ha elencato in un lungo comunicato tutte le difficoltà del settore. Spiega il coordinatore regionale di Cna Fita, Giorgio Stracquadanio: «Naturalmente i costi del carburante sono quelli che pesano di più, e attendiamo domani di fare il punto con l'assessore regionale Aricò su quel decreto per i ristori da 15 milioni di euro di cui discutiamo da maggio. Ma con questi aumenti non basteranno più. Anche perché più costi per il carburante significa anche più costi per gli altri prodotti derivati, come gli additivi per i motori diesel obbligatori come sulle auto. Ma un tir ha un serbatoio da 1.000 litri, consuma in media 3 euro al litro. E non conteggio i costi delle manutenzioni e degli pneumatici dovuti allo stato pessimo delle strade siciliane».
Biundo, dal canto suo, ha delle richieste direttamente per il governo nazionale guidato da Giorgia Meloni: «Serve fare come nel periodo Covid, sospendere il pagamento delle tasse. Capisco che la situazione internazionale è difficile con la guerra e i due stretti chiusi. Ma siamo in guerra anche noi?», conclude.
