il dibattito
Fondi Ue 2028-2034, la Sicilia rivendica la centralità delle regioni sulla governance
A Palazzo d'Orléans vertice tra Regione, Confindustria e Cisl per blindare la spesa di coesione e sventare il rischio di un accentramento a Roma. Schifani: "I 78 miliardi per l'Italia erosi dall'inflazione"
La nuova programmazione europea 2028-2034 si apre come una prova decisiva per la tenuta socio-economica del Mezzogiorno. A Palazzo d’Orléans, sede della Presidenza della Regione Siciliana, istituzioni, mondo produttivo e parti sociali si sono riuniti su iniziativa di Confindustria Sicilia per definire una posizione condivisa in vista di quello che si preannuncia uno dei negoziati comunitari più complessi dell’ultimo decennio.
Obiettivo dichiarato: mettere al riparo lo stanziamento destinato all’isola ed evitare che la riorganizzazione delle politiche di spesa dell’Unione si traduca in un ridimensionamento dell’autonomia dei territori. Sul tavolo, anzitutto, la questione risorse. La proposta della Commissione per il bilancio pluriennale sfiora i 2.000 miliardi di euro; per l’Italia, il pacchetto dedicato alla coesione ammonta a circa 78,3 miliardi, in apparenza in linea con il settennio 2021-2027. Ma la dinamica inflazionistica accumulata e la ridefinizione tecnica di diverse voci di spesa rischiano di erodere in modo significativo il potere d’acquisto reale dei fondi.
“Dobbiamo difendere con forza la consistenza finanziaria della coesione e garantire che il budget reale per tutte le regioni non sia inferiore a quello della programmazione attuale”, ha scandito il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani. Secondo il governatore, trent’anni di gestione dei fondi comunitari dimostrano che la politica regionale di sviluppo non è un canale assistenziale, ma un volano di investimenti in grado di attivare effetti moltiplicatori sull’economia. Non meno delicato il capitolo governance. Bruxelles orienta verso la confluenza degli strumenti di sviluppo in un unico Piano di Partenariato Nazionale e Regionale (PNR), articolato per riforme e investimenti strategici: un’impostazione che, avvertono i vertici regionali e le imprese, può favorire un eccessivo accentramento decisionale a livello statale.
Per prevenirlo, la Regione ha avviato la redazione del “Capitolo regionale della Sicilia”, documento di indirizzo che entro fine ottobre dovrà armonizzare i fabbisogni del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) e del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) con le risorse per agricoltura e pesca. Poiché le nuove norme comunitarie si fondano su parametri performance-based, con target quantitativi precisi, Palazzo d’Orléans punta a un’intesa organica con il partenariato economico e sociale per accelerare la spesa e ottimizzare i risultati.
Dal fronte sindacale, la CISL Sicilia richiama la necessità di una governance multilivello che metta al centro partecipazione e corresponsabilità dei territori. Il segretario generale regionale, Leonardo La Piana, ha salutato positivamente il confronto promosso dall’industria, sottolineando l’esigenza di trasformare il partenariato in metodo stabile di governo. “La programmazione europea 2028-2034 rappresenta una grande opportunità, ma abbiamo bisogno di una capacità di governo diversa, fondata sul confronto e sulla partecipazione”, ha affermato La Piana.
Il leader della CISL ha richiamato l’esperienza positiva del modello pattizio già sperimentato nelle aree interne, che ha visto convergere sindacato, Confindustria, la Conferenza Episcopale Siciliana (CESi), l’Università Kore di Enna e l’Anci. La vera sfida, ha ribadito, è colmare la distanza tra la burocrazia dei programmi e la vita concreta di cittadini e comuni: “Occorre rafforzare la capacità amministrativa degli Enti locali, introdurre strumenti rigorosi di monitoraggio e sostenere imprese forti e innovative. La competitività della Sicilia e l’attrattività per le nuove generazioni dipendono direttamente dalla creazione di lavoro stabile e di qualità”. La strada verso l’approvazione del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale si annuncia lunga e complessa. Ma il fronte unitario emerso a Palermo tra Regione, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali fissa una linea netta: la Sicilia intende rivendicare un ruolo decisionale nel cantiere della nuova Europa.