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Risparmio

Il caro vita divora il bilancio delle famiglie: dalle uscite al cibo e alle cure tutte le voce su cui si stringe la cinghia

Le principali rinunce su tempo libero ed energia, poi trasporti, abbigliamento e—per molti—anche cibo e cure

29 Settembre 2026, 16:11

16:20

Caro vita, sette famiglie su dieci prevedono tagli: dalle uscite alle spese per la salute

Carburanti e caro vita, il 71% delle famiglie ridurrà i consumi: meno tempo libero, energia e trasporti. E una su 5 taglierà anche sulla salute

Prima si rinvia un’uscita, poi si accorcia un viaggio. Ma quando nel bilancio familiare finiscono sotto esame anche la spesa alimentare e le visite mediche, il caro vita smette di essere soltanto una questione di consumi.

È quanto emerge da una rilevazione di Eumetra, riportata dal Fatto Quotidiano: il 71% delle famiglie prevede di ridurre almeno una voce di spesa. Il dato descrive intenzioni dichiarate, non tagli già effettuati, e non dice di quanto si ridurranno i consumi. Ma mostra con chiarezza dove molte famiglie pensano di cercare margine: prima nelle attività che possono rinviare, poi, per una parte di loro, anche in beni e servizi più difficili da sacrificare. 

Dove si concentrano le rinunce

La prima voce indicata è il tempo libero: il 62% prevede di contenere le spese per uscite e attività ricreative. Segue l’energia domestica, su cui pensa di intervenire il 54%. Due gruppi entrambi pari al 53% indicano, rispettivamente, gli spostamenti e i trasporti non indispensabili e gli acquisti di abbigliamento e accessori. Viaggi e vacanze sono citati dal 52%. Le percentuali riguardano categorie diverse e possono sovrapporsi: non vanno sommate, né interpretate come quote del bilancio familiare. 

L’ordine delle risposte racconta una strategia riconoscibile. Una cena fuori o un acquisto di vestiti possono essere rimandati più facilmente di un tragitto per andare al lavoro. Ridurre gli spostamenti «non necessari», però, non significa sempre rinunciare soltanto a un viaggio di piacere: può voler dire vedere meno spesso amici e parenti o restringere le proprie attività fuori casa. Il costo della mobilità entra così nelle scelte quotidiane, anche quando non cambia il numero dei chilometri percorsi per necessità.

Il quadro diventa più delicato nelle voci meno comprimibili. Secondo la stessa rilevazione, il 27% pensa di ridurre la spesa alimentare e il 19% quella legata alla salute, per esempio per visite, esami o cure odontoiatriche. Parlare di una famiglia su cinque che prevede di contenere questi esborsi è diverso dal dire che una su cinque abbia già rinunciato a curarsi: l’indagine sulle intenzioni non misura prestazioni sanitarie effettivamente saltate. Resta un segnale da non confondere con i tagli alle attività ricreative, perché qui la possibilità di rinviare un acquisto o una visita ha implicazioni diverse. 

Il pieno pesa, ma le percezioni non sono un listino prezzi

Nella rilevazione, il 79% degli intervistati riferisce che la spesa familiare per i carburanti è aumentata rispetto a circa sei mesi prima. Le quote che segnalano un aumento delle bollette di luce e gas e della spesa alimentare sono, rispettivamente, il 74% e il 68%. Sono risposte sulla spesa sostenuta dalle famiglie, non variazioni ufficiali dei prezzi di benzina, elettricità o prodotti alimentari: incidono anche i consumi, le tariffe applicate e le abitudini di acquisto. Questa distinzione è essenziale per capire perché famiglie diverse possano avvertire rincari differenti. 

Il contesto dei prezzi aiuta comunque a leggere quelle risposte. L’ultimo dato definitivo dell’Istat disponibile al 29 settembre 2026 riguarda agosto: l’inflazione è stata del 3,3% su base annua, in aumento dal 2,9% di luglio. L’accelerazione è stata sostenuta soprattutto dai beni energetici, i cui prezzi sono saliti del 17,1% rispetto ad agosto 2025. È un indice aggregato: non equivale all’aumento della bolletta di ogni singola famiglia e non misura, da solo, il costo del pieno. Indica però che la pressione dell’energia sui prezzi non è soltanto una percezione raccolta nei sondaggi. 

Sul riscaldamento, le intenzioni vanno lette con cautela. Il Fatto Quotidiano riferisce che a marzo la quota di famiglie intenzionate a ridurre la spesa energetica era del 64%, contro il 54% della rilevazione più recente. Il calo di dieci punti non prova che le bollette siano diventate più sostenibili: registra una diversa risposta in due momenti dell’anno. Prima dei mesi freddi, inoltre, una previsione sui consumi non dice ancora quanto le famiglie potranno effettivamente ridurli, né a quale costo in termini di comfort domestico. 

La differenza tra spendere meno e comprare meno

Per valutare l’impatto del caro vita non basta osservare quanti euro escono dal conto. L’ultima rilevazione annuale Istat sui consumi familiari, riferita al 2024, quantificava la spesa media mensile in 2.755 euro, sostanzialmente stabile rispetto ai 2.738 euro del 2023. Tra il 2019 e il 2024, la spesa era aumentata del 7,6% a fronte di un’inflazione cumulata del 18,5% misurata con l’indice armonizzato: importi monetari in crescita possono quindi accompagnarsi a una perdita di capacità d’acquisto. L’Istat rilevava inoltre che il 31,1% delle famiglie aveva cercato, nel corso del 2024, di limitare la quantità o la qualità del cibo acquistato. Sono dati di un anno diverso dal sondaggio Eumetra e non ne confermano le singole percentuali; offrono però un termine di paragone utile per leggere il significato di «tagliare la spesa». 

Anche sul fronte sanitario occorre tenere separate le misure. Nei dati Istat relativi al 2024, il 9,9% della popolazione dichiarava di aver rinunciato a prestazioni sanitarie nei dodici mesi precedenti; il 5,3% indicava motivi economici e il 6,8% le lunghe liste d’attesa. Sono percentuali riferite alle persone, a rinunce già avvenute e a cause dichiarate: non sono direttamente confrontabili con il 19% delle famiglie che, nel sondaggio citato, prevede di limitare le spese per la salute. Insieme, però, ricordano che il costo non è l’unico ostacolo all’accesso alle cure.

Per una famiglia che deve rivedere il proprio bilancio, la distinzione più utile è dunque fra spese rinviabili e bisogni da proteggere. Confrontare i consumi effettivi e le condizioni contrattuali di luce e gas può aiutare a individuare margini; annotare carburante, utenze e acquisti ricorrenti permette di capire dove il denaro è già impegnato. La rilevazione non consente di prevedere quanti tagli saranno realizzati nei prossimi mesi. Mostra però che, per molti, la scelta non riguarda più soltanto il superfluo: arriva fino al cibo e alla salute.