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L'allarme

Il gas c'è, ma il riscaldamento resta fuori portata: prezzi alti rischiano di lasciare al freddo milioni di europei

Bruxelles valuta slittamenti sulle regole del metano e spinge rinnovabili ed efficienza

29 Settembre 2026, 16:06

16:10

Energia, l’allarme dell’Ue per l’inverno: forniture sicure, prezzi difficili da sostenere

Energia, la Ue avverte: "Inverno sarà complicato, prezzi saranno molto alti"

Il gas può esserci, eppure il riscaldamento può restare fuori portata. È il paradosso con cui l’Europa si avvicina all’inverno: Bruxelles non prevede una crisi delle forniture, ma avverte che i prezzi potrebbero pesare duramente su famiglie e imprese.

Il messaggio arrivato da Dublino, dove si è riunito il Consiglio informale dei ministri dell’Energia, distingue due rischi che spesso vengono confusi. Per Dan Jørgensen, commissario europeo all’Energia, l’Unione non prevede una crisi di approvvigionamento nel prossimo inverno. Prevede però prezzi dell’energia molto elevati. Avere combustibili disponibili, in altre parole, non significa che famiglie e imprese possano acquistarli senza difficoltà. 

È una distinzione decisiva quando ci si prepara alla stagione del riscaldamento. Un mercato può continuare a funzionare, senza interruzioni fisiche delle forniture, e lasciare comunque molte persone nell’impossibilità di tenere calda la propria abitazione. Per questo l’avvertimento di Jørgensen riguarda tanto la sicurezza energetica quanto la capacità di sostenere le bollette.

Il divario tra forniture disponibili e case riscaldate

Il commissario ha richiamato una cifra — quasi 50 milioni di persone nell’Ue che non riescono a riscaldare adeguatamente la casa — per mostrare quanto sia fragile il punto di partenza. Il dato va però letto alla luce delle rilevazioni statistiche più recenti: secondo Eurostat, nel 2025 la quota di persone nell’Unione che non poteva permettersi un’abitazione adeguatamente calda era dell’8,8%, in calo dal 9,2% del 2024. La stima citata dal commissario non va quindi scambiata per il conteggio esatto ricavato dall’ultima rilevazione disponibile. 

Il miglioramento registrato da Eurostat non cancella il problema. L’indicatore misura la possibilità economica di mantenere la casa sufficientemente calda; il risultato dipende anche dalle condizioni dell’edificio, dalla zona in cui si vive e dal costo dell’energia. Dietro una media europea si trovano situazioni molto diverse: nel 2025 la quota era del 2,6% in Finlandia e del 18,1% in Grecia. Eurostat rileva inoltre che gli interventi di efficienza energetica nelle abitazioni hanno interessato meno frequentemente le persone a rischio di povertà o esclusione sociale rispetto alle altre. 

Per i lettori, questa è la chiave dell’allarme europeo: non è stato annunciato un razionamento, né è possibile dedurre dalle parole del commissario quanto costerà una singola bolletta. Il rischio segnalato è che prezzi alti aggravino difficoltà già presenti. Jørgensen indica due risposte strutturali: aumentare rapidamente la produzione da fonti rinnovabili e accelerare le misure di efficienza energetica, così da ridurre la dipendenza dalle importazioni e consumare meno energia a parità di servizi. 

La preparazione dell’inverno, del resto, non comincia con il primo freddo. Già nel marzo 2026 la Commissione europea aveva invitato gli Stati membri a coordinare per tempo il riempimento degli stoccaggi di gas, tenendo conto della volatilità dei mercati. Bruxelles aveva ricordato che le regole sugli stoccaggi consentono una certa flessibilità nel raggiungimento degli obiettivi: uno strumento pensato anche per evitare che acquisti concentrati nei momenti di tensione aumentino la pressione sui prezzi. È un precedente utile a comprendere la cautela attuale, non una garanzia sull’andamento dei mercati nei mesi a venire. 

Le regole sul metano e l’ipotesi di rinvio

Nello stesso incontro a Dublino è emerso un secondo nodo: l’applicazione delle norme europee sulle emissioni di metano associate alle importazioni di energia. Jørgensen ha spiegato di aver chiesto ai servizi della Commissione di esaminare la possibilità di rinviare alcune disposizioni per gli importatori, dopo le difficoltà di attuazione segnalate dagli Stati membri. Si tratta, allo stato attuale, di una verifica, non di una decisione già presa né di una sospensione generale del regolamento. 

Il regolamento europeo sul metano è entrato in vigore nell’agosto 2024. Punta a ridurre le emissioni nel settore energetico, comprese quelle legate alle filiere internazionali da cui l’Ue acquista combustibili fossili. La questione ora discussa riguarda, in particolare, gli obblighi previsti dal 1° gennaio 2027 per gli importatori di gas, petrolio e carbone, chiamati a dimostrare che i fornitori extra-Ue rispettino requisiti equivalenti di misurazione e verifica. Distinguere questa scadenza dall’entrata in vigore del regolamento è essenziale: un eventuale rinvio delle disposizioni sulle importazioni non cancellerebbe automaticamente l’intero quadro normativo. 

La posta in gioco è duplice. Da un lato, i governi vogliono evitare che incertezze nell’applicazione delle regole ostacolino gli acquisti energetici mentre si avvicina un inverno potenzialmente costoso. Dall’altro, limitare le perdite di metano resta un obiettivo climatico rilevante: secondo la Commissione, questo gas trattiene nell’atmosfera molto più calore dell’anidride carbonica, pur permanendovi per un periodo più breve. Jørgensen ha precisato che il primo passo sarà accertare quali margini giuridici esistano e che un eventuale rinvio richiederebbe l’approvazione del Parlamento europeo. 

Al Consiglio informale, la viceministra italiana dell’Ambiente Vannia Gava ha chiesto che le norme non restringano l’accesso a fornitori ritenuti affidabili e ha collegato il costo dell’energia alla competitività industriale. È una posizione politica distinta dalla valutazione ancora in corso a Bruxelles. Il punto comune del confronto è ormai chiaro: l’Europa cerca di proteggere le forniture nel breve periodo senza rinunciare a ridurre, nel tempo, sia l’esposizione ai prezzi delle importazioni sia le emissioni prodotte lungo la loro filiera.