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PREZZI

L'inflazione si impenna trascinata dai rincari energetici, ma anche fare la spesa è un salasso: tutti i numeri

L'energia trascinano l’indice generale a 4,2, ma lo scontrino racconta una storia più articolata. Ecco cosa confrontare per capire l’impatto

30 Settembre 2026, 12:56

13:00

Inflazione al 4,2% a settembre: l’energia corre, il carrello cambia ritmo

Il prezzo della spesa non sale tutto insieme. A settembre l’energia accelera bruscamente, gli alimentari freschi rincarano, mentre i prodotti lavorati costano meno che in agosto. Dietro il dato generale dell’inflazione ci sono movimenti diversi, che incidono in modo diverso sui bilanci familiari.

Il dato è una stima preliminare, non ancora la fotografia definitiva del mese. Ma la direzione è netta: secondo i numeri riportati oggi dall'Istat, a settembre 2026 l’inflazione italiana raggiunge il 4,2% su base annua, contro il 3,3% di agosto. Nel confronto con il mese precedente, l’aumento dei prezzi è dello 0,7%. È importante tenere distinti i due confronti: il primo misura quanto costa oggi il paniere rispetto a settembre 2025; il secondo indica quanto è cambiato rispetto ad agosto 2026.

L’inflazione al 4,2% di settembre è il dato più alto da tre anni. Per trovare una variazione tendenziale superiore, fa sapere l’Istituto sulla base delle serie storiche, bisogna infatti risalire a settembre 2023, quando l’inflazione ha toccato il 5,3%

L’energia spiega gran parte dell’accelerazione

Il rincaro più marcato riguarda i beni energetici: a settembre i prezzi risultano superiori del 22,3% a quelli di un anno prima, dopo il 17,1% rilevato ad agosto. All’interno della categoria, la componente regolamentata sale del 25,9% su base annua, quella non regolamentata del 22,2%. Anche il confronto mensile è sostenuto: rispettivamente +5,9% e +4,4%. Le due componenti si muovono entrambe verso l’alto, pur con intensità diverse..

In particolare, i prezzi degli Energetici regolamentati (che includono le tariffe per l'energia elettrica e il gas sul mercato tutelato) crescono (da +18,6% a +25,9%; +5,9% su agosto), per effetto di quelli del Gas di città e gas naturale mercato tutelato (da +31,0% a +47,2%; +11,6% su agosto), mentre quelli dell’Elettricità mercato tutelato restano stabili (a +9,7%; nullo il congiunturale). Per quanto riguarda gli Energetici non regolamentati, che comprendono anche carburanti e luce e gas sul mercato libero, (passati da +17,0% a +22,2%; +4,4% su agosto), è in accelerazione la crescita dei prezzi del Gasolio per mezzi di trasporto (da +26,7% a +34,9%; +6,0% su agosto), del Gasolio per riscaldamento (da +31,8% a +38,5%; +4,7% su agosto), della Benzina (da +16,3% a +21,8%; +4,8% su agosto), del Gas di città e gas naturale mercato libero (da +11,3% a +16,7%; +5,6% su agosto) e dell’Elettricità mercato libero (da +18,6% a +21,5%; +2,2% su agosto).

Al supermercato, due andamenti diversi

La distinzione decisiva, nella spesa alimentare, è tra prodotti non lavorati e lavorati. I primi segnano a settembre un aumento del 5,5% rispetto a un anno prima, contro il 3,8% di agosto; nel solo confronto mensile crescono del 2,2%. I prodotti lavorati, invece, costano in media lo 0,3% in meno rispetto ad agosto. Quest’ultimo dato non descrive un calo sull’intero anno: riguarda soltanto la variazione da un mese all’altro. Considerati insieme, i prezzi alimentari passano da una crescita annua dell’1% in agosto all’1,8% in settembre..

È qui che un’espressione familiare come «carrello della spesa» può diventare ambigua. Nell’indicatore utilizzato dall’Istat non rientrano soltanto gli alimentari: sono compresi anche i prodotti per la cura della casa e della persona. Secondo i dati preliminari, questo aggregato accelera dallo 0,9% all’1,7% annuo. Il 5,5% degli alimentari non lavorati riguarda dunque una parte del carrello, non il carrello nel suo complesso. Per una famiglia che acquista spesso prodotti freschi, la differenza tra le due misure può essere particolarmente evidente nello scontrino.


C’è poi un’altra misura, da non sovrapporre al carrello: quella dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto. A settembre il loro aumento annuo arriva al 5,3%, dal 4,3% di agosto. Si tratta di una classificazione che guarda a quanto spesso si acquistano determinate voci, non alla sola distinzione tra alimentari ed energia. Il dato aiuta a comprendere perché la percezione dei rincari possa essere più intensa del valore medio: i prezzi incontrati di frequente hanno una presenza costante nelle decisioni di spesa. Non significa, tuttavia, che ogni acquisto abituale sia rincarato del 5,3%..

Che cosa dice l’inflazione di fondo

Tolti dal calcolo energia e alimentari non lavorati, l’inflazione di fondo si colloca all’1,7% annuo, dall’1,5% di agosto. Anche questa misura accelera, ma resta nettamente inferiore all’indice generale. Se si esclude soltanto l’energia, l’aumento annuo dei prezzi arriva al 2%, dall’1,7% del mese precedente. Sono confronti utili per capire dove si concentra la spinta di settembre; non cancellano, però, ciò che le famiglie pagano per energia e prodotti freschi..

La differenza emerge anche nel confronto tra beni e servizi. I beni passano da un aumento annuo del 4,1% al 5,4%, mentre i servizi salgono dal 2,4% al 2,6%. All’interno di questi ultimi, i servizi legati ai trasporti aumentano dell’1,6% rispetto a settembre 2025, ma diminuiscono del 2,5% rispetto ad agosto 2026. Non è una contraddizione: i due tassi usano mesi di riferimento diversi e possono quindi avere segno opposto. Anche per questo un singolo confronto mensile, isolato dal dato annuo, offre una lettura incompleta..

Il rialzo di settembre porta infine l’inflazione acquisita per il 2026 al 3,1%; per la componente di fondo la misura resta all’1,9%. «Acquisita» non vuol dire prevista: indica quale sarebbe la variazione media dei prezzi nell’intero anno se, nei mesi ancora da osservare, l’indice rimanesse fermo al livello raggiunto. Il dato finale dipenderà invece dai prezzi che saranno effettivamente rilevati. Per ora, il messaggio dei numeri preliminari è circoscritto ma concreto: la pressione maggiore viene dall’energia, mentre nella spesa alimentare sono soprattutto i prodotti non lavorati a segnare l’accelerazione.