I dati
Caro bollette, stangata per le famiglie "vulnerabili": +37,5% di aumento per l'elettricità
Il paradosso nei numeri di Arera: chi è rimasto nella "maggiore tutela" avrà aumenti medi stimati in 665 euro l'anno. E arrivano le proposte di consumatori, imprese e analisi di mercato per abbattere i consumi e difendere il potere d'acquisto di famiglie e Pmi
Istat nel suo ultimo rapporto certifica un aumento dell'inflazione quasi da record storico. E come noto dipende da un quadro energetico segnato dall'aumento dei prezzi e da mercati volatili. A essere maggiormente colpite saranno circa 3 milioni di famiglie: sono quelle che prima della liberalizzazione totale del mercato erano all'interno del "servizio elettrico nazionale", e sono oggi rimaste nel regime a "maggiore tutela". Per loro il prezzo dell'energia è indicato non dal contratto con la compagnia nel mercato libero, ma dalle tariffe che sono fissate ogni tre mesi dall’Autorità Arera (l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente). Secondo quanto comunicato dall'autorità, nel quarto trimestre del 2026, la bolletta elettrica per il cliente tipo "vulnerabile" servito in "maggior tutela" aumenterà del 37,3% rispetto al trimestre precedente.
Nel dettaglio, la spesa annuale per la "maggior tutela" si attesterà a 665,38 euro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2026, in aumento del 9,3% rispetto ai 608,72 euro registrati nel periodo precedente (1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2025). Dal 1° ottobre 2026, il prezzo di riferimento dell’energia elettrica per il cliente tipo sarà di 43,43 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse, così suddiviso: spesa per la materia energia a 27,64 centesimi di euro (63,7% del totale della bolletta) in aumento del 63,4% rispetto al terzo trimestre 2026; 2,11 centesimi di euro (4,9% del totale della bolletta) per la commercializzazione al dettaglio, invariata rispetto al terzo trimestre 2026. Spesa per il trasporto e la gestione del contatore: 6,18 centesimi di euro (14,2% del totale della bolletta) per i servizi di distribuzione, misura, trasporto, perequazione della trasmissione e distribuzione, qualità; invariata rispetto al terzo trimestre 2026. Spesa per oneri di sistema: 3,32 centesimi di euro (7,6% del totale della bolletta) per la spesa per oneri di sistema; invariata rispetto al terzo trimestre 2026. Imposte: 4,18 centesimi di euro (9,6% del totale della bolletta) per le imposte che comprendono l’IVA e le accise, in aumento del 34,6% rispetto al terzo trimestre 2026.
Dopo la diffusione dei dati, il mondo associativo e industriale ha proposto vari piani d'azione per ridurre l'impatto dei rincari sui conti di famiglie e imprese. Le dieci associazioni del settore aderenti al coordinamento Free insieme ad Ecofuturo chiedono ad esempio un intervento coordinato che metta al centro l'efficienza e le rinnovabili, indicandole come la risposta primaria e strutturale alla crisi. Il primo punto prevede il lancio immediato di una campagna nazionale d'informazione rivolta a cittadini e amministrazioni per guidare verso comportamenti trasparenti e interventi a rapido ritorno energetico. A questo si affianca la necessità di recepire senza ulteriori rinvii le direttive europee Eed ed Epbd per applicare concretamente il principio «“efficienza energetica al primo posto”» ed evitare incertezze per le aziende e la pubblica amministrazione.
Tra i passaggi fondamentali figura anche l'emanazione del decreto Fer-T per il calore rinnovabile nei processi produttivi, che necessita di una dotazione economica adeguata e superiore ai 60 milioni inizialmente previsti. Risulta altrettanto urgente attivare le aste dei certificati bianchi per sostenere l'industria e accelerare il rinnovo del Fondo nazionale per l'efficienza energetica, semplificando le procedure d'accesso per Pmi, ESCo e locali. Per dare prevedibilità e incentivare gli investimenti nel tempo, si chiede un quadro stabilizzato per le detrazioni fiscali nella legge di bilancio, riposizionando l'ecobonus a livelli efficaci e rafforzando il conto termico. Infine, il settimo punto punta a integrare i fondi europei con quelli del Piano sociale per il clima per sostenere gli interventi di riqualificazione a beneficio delle famiglie vulnerabili e delle microimprese, proteggendole dai rincari con misure strutturali invece che con sostegni temporanei.
Sul fronte delle imprese, il quadro delle soluzioni trova riscontro nelle proposte presentate durante l'assemblea di Conflavoro, tese a sostituire i sussidi con investimenti diretti. Spiccano iniziative come "Utile zero", per azzerare le tasse sugli utili reinvestiti in azienda, e “Bolletta massima”, pensata per fissare un tetto ai costi dell'energia per le Pmi parametro alla media europea e disaccoppiare il costo dell'elettricità da fonti rinnovabili da quello del gas. A queste si aggiungono agevolazioni come "Ricerca in fabbrica" per l'innovazione tecnologica. In parallelo, le analisi condotte da Switcho, noto portale web che analizza le offerte, dimostrano come oltre il 90% delle forniture domestiche presenti margini di miglioramento, con risparmi annui medi valutati intorno ai 157 euro per l'elettricità e 163 euro per il gas, sottolineando che una corretta comparazione e il cambio delle tariffe rappresentano lo strumento più rapido e accessibile per ridurre la spesa quotidiana.
