il caro energia
Dopo Eni, Q8 e Ip anche Tamoil verso il prezzo calmierato del carburante (ma le pompe bianche sono ora in crisi)
Trattative in corso con la Libia, ma per i piccoli operatori la mossa dei tre gruppi rischia di cancellare i distributori privati
Nuovi ribassi sui listini nazionali dei carburanti, ma il calmiere introdotto dai grandi gruppi petroliferi spacca la rete distributiva e accende la protesta dei settori produttivi. L'annuncio del price cap da parte di Eni, Ip e Q8 – ai quali potrebbe aggiungersi a breve Tamoil, grazie alle interlocuzioni ben avviate tra la Presidenza del Consiglio e il Governo libico per favorire l'adesione dell'azienda – sta garantendo prezzi scontati ai consumatori, ma rischia di paralizzare i piccoli operatori indipendenti e il comparto della pesca.
La spaccatura del mercato e l'allarme delle pompe bianche Secondo le denunce dei piccoli gestori delle cosiddette «pompe bianche», l'iniziativa privata dei tre principali colossi – che insieme detengono il 55% del mercato italiano – ha generato una forte distorsione della concorrenza. Le tre grandi compagnie sono infatti sia produttrici e fornitrici all'ingrosso, sia distributrici al dettaglio. Vendendo direttamente al pubblico a prezzi ribassati, le grandi compagnie aumentano i propri volumi di vendita, riducendo contestualmente la disponibilità di carburante sul mercato all'ingrosso. Di conseguenza, i prezzi d'acquisto all'ingrosso per le pompe bianche si alzano, annullando del tutto i margini di profitto dei piccoli operatori che acquistano la materia prima dai medesimi colossi.
Sulla vicenda è intervenuto con durezza il sindacato dei benzinai Fegica, evidenziando come la natura privata del price cap costituisca l'elemento distorsivo. «Il price cap ai carburanti viene adottato da anni in Europa, deciso dallo Stato. C'è in Belgio e in Lussemburgo, adesso lo ha annunciato anche il governo tedesco. Ma se viene messo da un operatore privato, che è anche leader del mercato, è inevitabile che si creino squilibri», hanno spiegato i rappresentanti sindacali. Per superare l'impasse, Fegica e Faib-Confesercenti hanno presentato in Senato una proposta formale per l'introduzione di un price cap di fonte pubblica, ritenuto l'unico strumento in grado di garantire un'equa regolamentazione.