Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
4 ottobre 2026 - Aggiornato alle 22:29
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×
☰

LA LEGGE DI BILANCIO

Manovra senza spazio al deficit: Irpef, pensioni e agevolazioni under 35 in bilico

Il governo, stretto tra la pressione dello spread e lo shock energetico globale , cerca risorse alternative per evitare nuovi sforamenti

04 Ottobre 2026, 21:50

Manovra senza spazio al deficit: Irpef, pensioni e agevolazioni under 35 in bilico

Il governo si trova di fronte all’ipotesi di una legge di bilancio senza spazi di disavanzo aggiuntivo, dunque con misure da coprire integralmente. Un percorso impervio, considerato che la maggioranza ha già investito capitale politico su Irpef, agevolazioni per gli under 35 e per le attività commerciali, oltre che sulle pensioni: capitoli che il Dpfp lascia apparire in bilico. Resta poi la questione del bollo auto, oggi sospeso per il 2027: la proroga o la sua trasformazione in intervento strutturale è tutta da finanziare.

L’esecutivo è stretto tra la pressione dello spread e lo shock energetico globale che, prima ancora dei vincoli europei, impongono prudenza sui conti, con un debito che supera il 138% del Pil. Dall’altra parte, pesano le richieste della coalizione in vista del voto del 2027. Il “menù” dei partiti, alla voce costi, prevede che l’abolizione del bollo, dopo i 2,3 miliardi già stanziati per il 2027 a valere sul Pnrr, richieda circa 5 miliardi per una stabilizzazione triennale. L’innalzamento a 60.000 euro (dagli attuali 50.000) della soglia di reddito per l’aliquota Irpef al 33% vale intorno a 2,5 miliardi: una cifra che, secondo il responsabile economico del Pd Antonio Misiani, «costerà quello che il fiscal drag si porterà via, anzi qualcosa di meno».

La replica della flat tax su aumenti contrattuali, festività e premi di produttività peserebbe per 2,6 miliardi. Più contenuta la flat tax al 5% per gli under 35 neoassunti (circa 350 milioni). Appaiono invece poco realistiche, alla luce del Dpfp, sia la pensione anticipata a 64 anni (1,6 miliardi annui) sia l’estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100.000 euro di reddito.

A gravare sui conti sono anche gli adeguamenti delle pensioni all’inflazione e il drenaggio fiscale: si stimano fra 3,4 e 8 miliardi aggiuntivi, oltre ai 30 miliardi che, secondo la Cgil, i lavoratori avrebbero perso tra il 2022 e il 2025. «Sta crescendo una protesta sociale profonda perché milioni di italiani non ce la fanno più», denuncia Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde.

Dalla maggioranza replica Maurizio Lupi (Noi Moderati): «Le risorse devono concentrarsi anche sui giovani: proponiamo zero tasse per gli under 30 e un aiuto concreto per chi cerca casa, con una cedolare secca al 5% per gli affitti a lungo termine».

A imbrigliare la manovra sono i numeri del Dpfp trasmesso al Parlamento nella notte di venerdì, che danno sostanza all’avvertimento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sulla necessità di una «maggiore attenzione». L’anno prossimo la spesa per interessi supererà i 100 miliardi. Il tracciato della spesa netta, parametro chiave del nuovo Patto di stabilità, non concede margini di ulteriore deficit nel 2027; restano circa 3,5 miliardi di spazio nel 2028 e 6,5 miliardi nel 2029.

C’è poi lo scostamento che il governo intende ottenere dall’Ue per energia e difesa, attivando la clausola di salvaguardia nazionale: 14,4 miliardi di extra-deficit tra 2027 e 2028 per ciascuna delle due voci. Una via per reperire risorse, affidata al negoziato politico con Bruxelles, potrebbe consistere nell’utilizzo della clausola per spese già programmate su difesa o sicurezza energetica.

Nella relazione al Parlamento sulla “Nec” energetica si indicano interventi sul trasporto pubblico per gli studenti, incentivi alle imprese su rinnovabili e decarbonizzazione, energy release. Si menzionano ecobonus e infrastrutture per la ricarica, ma le richieste restano elevate: «aiutare le famiglie è necessario» e ridurre le bollette per le imprese «deve essere una priorità», afferma il vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina.

In assenza di maggior deficit, l’alternativa è rimodulare le voci di spesa, cioè tagli, oppure cercare nuove entrate: dalla tassazione degli extraprofitti — tema divisivo nella maggioranza, con la Lega favorevole e Forza Italia più cauta — a un possibile ulteriore incremento delle accise sui tabacchi. Il tutto con il voto alle porte e una pressione fiscale attesa al 43% nel 2026, secondo il Dpfp. Un potenziale cul-de-sac che spiega l’urgenza con cui l’Italia, in linea con altri Paesi, chiede all’Unione europea un supplemento di «flessibilità».