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Economia

In Sicilia calano costi e consumi di energia

Di Michele Guccione

Palermo - Lo scorso mese di ottobre è stato climaticamente più favorevole in Sicilia, non solo per le temperature più miti rispetto alla media stagionale, ma anche per il forte vento e l’irradiazione solare che hanno alimentato più del solito gli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile. Tutto ciò ha compiuto un piccolo “miracolo”: per la prima volta dopo diversi anni, infatti, il costo di produzione dell’energia in Sicilia è sceso, anche se continua a restare il più alto d’Italia. Ma vediamo i dati, riportati nel resoconto mensile di Terna, il gestore nazionale della rete di trasmissione dell’energia.

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Alla base dell’analisi c’è il perdurare del calo nei consumi di energia in Sicilia: lo scorso mese di ottobre famiglie e imprese hanno assorbito 1.466 GWh, contro i 1.482 di ottobre 2018 (-1,1%) proprio per effetto del clima più mite che ha fatto rinviare l’accensione degli impianti elettrici di riscaldamento degli ambienti, unito all’ennesima contrazione mensile della produzione industriale. La riduzione dei consumi è ormai un fattore costante e stabilizzato nel tempo. Infatti, nei primi 10 mesi dell’anno l’Isola ha richiesto 15.855 GWh di energia, mentre nello stesso periodo del 2018 il consumo era stato di 16.028 GWh; anche in questa osservazione periodica la contrazione è stata pari a -1,1%.

Per coprire tale fabbisogno, la Sicilia ha potuto utilizzare ampiamente non solo il surplus di elettricità generata da impianti eolici e fotovoltaici sparsi sul proprio territorio, ma anche quello generosamente fornito dalla Calabria attraverso il cavidotto sottomarino Sorgente-Rizziconi, dal quale sono transitati ben 3,3 TWh di energia in direzione della costa messinese di approdo. Come è noto, ancora la vetusta rete elettrica siciliana non è in grado di assorbire tutta l’energia generata dalle fonti rinnovabili. Per evitare squilibri, l’esubero è stato persino dirottato verso Malta, il cui cavidotto sottomarino ha ricevuto fino a 0,6 TWh. È stato, quindi, necessario accendere comunque le vecchie e costose centrali termoelettriche per garantire la continuità d’esercizio. Però questo maggiore apporto di energia a costo zero ha fatto sì che per la prima volta dopo diversi anni il costo di produzione dell’elettricità nell’Isola sia sceso: esattamente, ad ottobre la tariffa pagata sul mercato di scambio è stata di 66,7 euro a MWh, con un taglio di 4,8 euro rispetto ad ottobre dello scorso anno. Tariffa che, in ogni caso, resta più alta rispetto al prezzo medio nazionale che è stato di 52,8 euro: una differenza di quasi 14 euro in più. Ma l’interruzione del crescente caro-prezzi, per merito delle energie rinnovabili, dimostra che il loro sviluppo è determinante per contribuire alla ripresa economica della Sicilia, frenata pure dal caro-bollette.

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