Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
6 ottobre 2026 - Aggiornato alle 11:12
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×
☰

LA GRADUATORIA

Migliori aziende dove lavorare: Lavazza ancora prima, ecco le altre aziende sul podio

Alimentare, finanza e istituzioni ai vertici: che cosa misurano le valutazioni dei lavoratori e quali verifiche fare prima di candidarsi

06 Ottobre 2026, 10:29

10:30

Migliori aziende dove lavorare: Lavazza ancora prima, De Cecco e Fineco sul podio

La sede di Lavazza

Un produttore di caffè davanti a Google, un pastificio sul podio insieme a una banca: la classifica dei migliori datori di lavoro racconta un ordine diverso da quello suggerito dalla notorietà tecnologica. Ai vertici compaiono anche sanità e formazione. Per chi vuole cambiare impiego, però, il punto non è soltanto chi arriva primo: è capire che cosa misurano quei punteggi e come usarli senza scambiarli per una garanzia.

La graduatoria è quella degli Italy’s Best Employers 2027, presentata il 6 ottobre 2026: l’anno indicato nel riconoscimento non coincide quindi con quello di pubblicazione. Il risultato offre una fotografia delle valutazioni sui datori di lavoro, non una previsione delle condizioni che si troveranno nel 2027.

Il podio e le altre realtà ai vertici

Lavazza raggiunge 10 punti, il massimo, e mantiene il primo posto per il secondo anno consecutivo. Seguono De Cecco e FinecoBank, entrambe a 9,68: sono riportate rispettivamente in seconda e terza posizione, ma il punteggio pubblicato è identico. È una distinzione importante, perché l’ordine della tabella non va trasformato in una differenza di valutazione che i numeri disponibili non mostrano.

Subito dopo si colloca la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, quarta con 9,60 punti. Gabetti e Accademia delle Belle Arti di Napoli occupano il quinto e il sesto posto, entrambe con 9,55. Seguono Banca d’Italia, a 9,52, Roche, a 9,51, e infine Thales Alenia Space e Google, entrambe a 9,47. La prima decina mette dunque insieme alimentare, finanza, sanità, formazione, immobiliare, industria e tecnologia.

La lettura più interessante non è una presunta sconfitta delle multinazionali tecnologiche o farmaceutiche. È, piuttosto, la presenza ai vertici di organizzazioni molto diverse per attività e natura. Questa graduatoria non misura chi innova di più, chi paga gli stipendi più alti o chi offre maggiori possibilità di assunzione: per interpretarla bisogna partire dal tipo di giudizio raccolto, evitando di attribuirle risposte a domande differenti.

Le 300 mila valutazioni non sono 300 mila lavoratori

La rilevazione realizzata da Statista raccoglie circa 300 mila valutazioni anonime, attraverso accessi da Corriere.it, sulle organizzazioni considerate. Il perimetro comprende datori di lavoro con almeno 250 dipendenti in Italia. È quindi essenziale non confondere il numero dei giudizi con quello delle persone: una valutazione è un contributo alla ricerca, non necessariamente un rispondente distinto.

Anche il riferimento alle «100 migliori» richiede una precisazione: la selezione evidenziata non esaurisce il riconoscimento. L’elenco complessivo comprende 450 datori di lavoro, come riportato anche dalla ricostruzione dell’Adige sulla presenza delle organizzazioni trentine nella nuova edizione. La top 100 è dunque una porzione della graduatoria, non l’intero universo premiato.

Per comprendere la logica dell’indagine è utile la metodologia che Statista pubblica per l’edizione 2025, mantenendo però distinta quella documentazione dai dati del 2027. Il modello descritto combina due componenti: la disponibilità a raccomandare il proprio datore di lavoro ad amici o familiari, espressa su una scala da zero a dieci, e i giudizi su altre organizzazioni del settore in cui opera il rispondente.

La stessa documentazione spiega che i partecipanti vengono intervistati indipendentemente dai potenziali premiati e che le risposte sono sottoposte a controlli di qualità e coerenza. Questo aiuta a capire il senso del progetto, ma non autorizza a trasferire automaticamente alla nuova edizione ogni dettaglio numerico delle precedenti. La pagina del 2025, per esempio, indica oltre 20 mila dipendenti intervistati: un dato riferito a quell’anno, da non sovrapporre alle 300 mila valutazioni oggi riportate.

Il caso Lavazza: cosa prevedono gli accordi sul lavoro

Il primato di Lavazza può essere affiancato a informazioni concrete sulle sue politiche del personale, senza sostenere che una singola misura abbia determinato il risultato. Il 30 luglio 2026 il gruppo ha annunciato il nuovo contratto integrativo del Centro Direzionale di Torino, valido per il triennio 2026-2028 e rivolto a oltre 1.200 persone. È un perimetro preciso: non va esteso indistintamente a tutti gli stabilimenti o a ogni società del gruppo.

Secondo il comunicato aziendale, l’intesa conferma fino a dieci giornate mensili di lavoro agile, utilizzabili anche consecutivamente, ed estende i «venerdì brevi» da 15 a 19 settimane tra maggio e settembre. Restano inoltre 16 ore per accompagnare familiari e conviventi a visite mediche e quattro ore annue per cure veterinarie degli animali domestici. È riconfermata anche la possibilità di accesso al part-time, con approvazione automatica della richiesta, per madri e padri fino ai tre anni del figlio.

Sul sostegno alla genitorialità, una comunicazione separata del 3 luglio 2025 descrive la Global Parental Policy: almeno otto settimane di congedo retribuito al 100%, come standard minimo globale che integra le disposizioni locali dove necessario. La policy comprende diverse configurazioni familiari e la genitorialità adottiva; nel contesto italiano l’azienda ne indica il beneficio anche per l’altro genitore. Queste informazioni descrivono impegni dichiarati dal gruppo, non una verifica indipendente della loro applicazione in ogni situazione.

Il valore di questi esempi, per chi cerca lavoro, sta nella loro verificabilità: giornate disponibili, durata degli accordi, beneficiari e condizioni di accesso. È su dettagli di questo tipo che conviene interrogare un potenziale datore di lavoro, anziché fermarsi alla formula generica di «attenzione alle persone».

Come usare la classifica prima di candidarsi

Una graduatoria può aiutare a costruire una prima selezione di organizzazioni da approfondire. Non dovrebbe però sostituire la valutazione dell’offerta concreta. Prima di inviare una candidatura, è utile chiedersi quale sede assuma, per quale funzione e con quale contratto: il nome in classifica è il punto di partenza, mentre la decisione riguarda una posizione specifica.

Al colloquio conviene trasformare le aspettative in domande: qual è la retribuzione fissa e quale parte dipende da obiettivi? Come vengono gestiti orari, turni e disponibilità fuori servizio? Il lavoro da remoto è previsto per quella mansione? Quali percorsi di formazione sono accessibili e come vengono valutati gli avanzamenti? Per il welfare, chiedere destinatari e modalità di utilizzo è più utile che conoscere soltanto l’elenco dei benefit.

Va considerato anche il limite del perimetro: una ricerca riservata alle organizzazioni con almeno 250 dipendenti in Italia non consente di giudicare tutte le piccole imprese. L’assenza di un nome non equivale quindi, da sola, a una valutazione negativa.

La classifica offre un segnale da approfondire, non una garanzia personale di soddisfazione. Il passaggio decisivo, per il candidato, è verificare se la reputazione dell’organizzazione trova riscontro nelle condizioni proposte: responsabilità chiare, trattamento economico comprensibile, tempi sostenibili e opportunità coerenti con il proprio percorso. È lì che un buon piazzamento può diventare una scelta di lavoro consapevole.