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Sanità siciliana che non decolla: bocciata sulla prevenzione, paga un ticket da 246 milioni verso il Nord
Il report della Fondazione GIMBE fotografa un sistema sbilanciato: mancano gli infermieri, i criteri di riparto penalizzano la Regione e quasi 220 pediatri andranno in pensione entro il 2029
La sanità pubblica in Sicilia continua a scivolare lungo un pendio pericoloso, stretta tra un sistema di finanziamento statale che non tiene conto dei reali bisogni di salute, un crollo verticale dei servizi di prevenzione e un’emorragia costante di risorse finanziarie verso le strutture sanitarie del Settentrione. È questa la fotografia scattata dal 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, che analizza con crudo rigore matematico la "frattura strutturale" che separa la Sicilia dalle regioni più virtuose d'Italia.
Prevenzione in caduta libera: la Sicilia bocciata nei LEA
Nel monitoraggio del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) 2024, la Sicilia si ritrova nell'elenco delle sole tre regioni ufficialmente inadempienti d'Italia, insieme alla Calabria e alla Provincia Autonoma di Bolzano. A pesare come un macigno è il crollo dell'area della prevenzione collettiva e sanità pubblica, dove l'Isola totalizza un drammatico punteggio di 49 punti su 100, ben al di sotto della soglia minima di sufficienza fissata a 60.
L'emorragia della mobilità passiva: 246 milioni persi ogni anno
L'incapacità del sistema regionale di offrire risposte tempestive alle patologie più complesse genera un imponente flusso di "migrazione sanitaria". I dati sulla mobilità interregionale relativi al 2023 mostrano che la Sicilia ha attratto pazienti da altre regioni per appena 74,8 milioni di euro (l'1,5% della mobilità attiva nazionale), a fronte di un debito generato dai cittadini siciliani che vanno a curarsi fuori dall'Isola pari a 321,5 milioni di euro.
Il saldo netto è un passivo spaventoso: -246,7 milioni di euro all'anno Risorse pubbliche siciliane che prendono la strada del Nord — dirette principalmente verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto— arricchendo spesso le strutture private accreditate delle regioni riceventi.
Il paradosso delle risorse: penalizzati dai criteri di riparto
Ad aggravare la situazione interviene il meccanismo con cui lo Stato distribuisce il Fabbisogno Sanitario Nazionale. Nel 2025 la Sicilia ha ricevuto un finanziamento pro-capite di 2.205 euro, contro una media nazionale di 2.218 euro (-13 euro a testa). Un divario che si traduce in un gap teorico di 62,8 milioni di euro in meno per l'Isola ante-mobilità.
L'algoritmo di riparto, penalizzato dalla ponderazione per età (che premia le regioni con indici di vecchiaia più alti), continua a sottostimare l'impatto dei fattori socio-economici, della povertà e del tasso di deprivazione che caratterizzano la popolazione siciliana e che generano un carico di malattia molto più elevato. Anche sul fronte delle quote premiali la Sicilia si attesta all'ultimo posto tra i beneficiari, con appena 1,21 euro pro-capite.
Carenza di infermieri e l'onda dei pensionamenti tra i pediatri
Sul fronte del personale sanitario, l'Isola vive un profondo squilibrio organico. Se il numero di medici dipendenti SSN è pari a 1,92 per 1.000 abitanti (lievemente superiore alla media nazionale di 1,84), il rapporto infermieri/medici dipendenti si attesta a 2,01: il valore più basso d'Italia (contro una media nazionale di 2,59). Una carenza di personale infermieristico che azzoppa sul nascere la riorganizzazione dell'assistenza territoriale.
Inoltre, sebbene il carico medio di assistiti per Medico di Medicina Generale (1.177 al 1° gennaio 2025) appaia sotto il limite di saturazione, si preannuncia un'emergenza nell'assistenza pediatrica. Entro il 2029 raggiungeranno i 70 anni ben 216 Pediatri di Libera Scelta, uno dei valori assoluti più alti d'Italia, mentre solo il 61,8% dei bambini tra i 6 e i 13 anni risulta attualmente preso in carico dai pediatri convenzionati.
Privato convenzionato alto, ma le famiglie non hanno i soldi per curarsi
Il quadro complessivo rivela un'ulteriore anomalia: la Sicilia destina il 24,4% della propria spesa sanitaria pubblica all'acquisto di prestazioni da strutture private accreditate, posizionandosi al 4° posto in Italia.
Tuttavia, la spesa sanitaria diretta delle famiglie (out-of-pocket) dichiarata al Sistema Tessera Sanitaria nel 2024 sfiora appena i 469 euro pro-capite, contro i 787 euro della media nazionale. Un dato tutt'altro che confortante: nel Mezzogiorno una spesa privata così bassa non indica assenza di bisogno, ma riflette l'incapacità economica delle famiglie indigenti di ricorrere alle cure private a pagamento per aggirare le liste d'attesa. Un circolo vizioso che spinge il 9,0% della popolazione siciliana a rinunciare del tutto alle prestazioni sanitarie.