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Stangata per Big Tech: Meta dovrà pagare i giornali per le notizie condivise in rete

Respinta l'impugnazione del colosso di Zuckerberg sulla delibera Agcom che fissa i criteri di remunerazione

09 Ottobre 2026, 23:38

23:40

Stangata per Big Tech: Meta dovrà pagare i giornali per le notizie condivise in rete

Meta dovrà corrispondere un compenso equo agli editori ogni volta che riproduce o diffonde sulle proprie piattaforme contenuti giornalistici. Lo ha stabilito il Tar del Lazio, che ha respinto il ricorso della società guidata da Mark Zuckerberg, confermando la piena legittimità della delibera adottata il 19 gennaio 2023 dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) sui criteri di calcolo della remunerazione. Per i giudici amministrativi romani, le misure fissate dal garante nazionale sono «strettamente funzionali a garantire la piena efficacia dei diritti concessi agli editori».

Il contenzioso prende le mosse nel 2023, quando il gruppo statunitense aveva impugnato il regolamento Agcom sostenendo che il legislatore italiano fosse andato oltre l’articolo 15 della direttiva europea sul diritto d’autore. Meta contestava, tra l’altro, l’ampiezza dei poteri attribuiti all’Autorità e ipotizzava una violazione della libertà d’impresa sancita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Di fronte a tali doglianze, a fine 2023 il Tar del Lazio ha sospeso il giudizio e rimesso alcuni quesiti pregiudiziali alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Lo snodo è arrivato il 12 maggio scorso, quando i giudici di Lussemburgo hanno chiarito che la direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale non osta a norme nazionali che prevedano una remunerazione equa quale corrispettivo per l’autorizzazione all’uso delle pubblicazioni giornalistiche. Alla luce di questo orientamento, il Tar ha quindi respinto nel merito l’impugnazione di Meta. Soddisfazione dal fronte editoriale e dalle istituzioni di garanzia.

«Accogliamo con grande soddisfazione la sentenza, confermando la piena legittimità del Regolamento Agcom sull'equo compenso per le pubblicazioni giornalistiche online», ha commentato il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg), Andrea Riffeser Monti. Una pronuncia che, ha aggiunto, «rafforzi il diritto degli editori a una giusta remunerazione e contribuisca a rendere il mercato digitale più equo», con l’auspicio che tale diritto trovi ora «piena ed effettiva attuazione a tutela del valore dell’informazione e del pluralismo». Sulla stessa linea il commissario Agcom Massimiliano Capitanio, secondo cui la decisione conferma che «l’impianto italiano sull'equo compenso è solido e si fonda su un principio semplice, quello per cui il lavoro giornalistico ha un valore e va remunerato nel pieno rispetto della libertà negoziale delle parti».

Anche il sindacato dei giornalisti parla di passaggio decisivo, richiamando l’attenzione sulla ricaduta per chi produce le notizie. «È un passo decisivo per l’informazione», ha dichiarato la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante. «Ora, stabilita la legittimazione dell’equo compenso per gli editori, magari gli stessi si decideranno a riconoscere la percentuale prevista per legge (tra il 2% e il 5%) e attraverso accordi sindacali alle redazioni che lavorano ai contenuti editoriali che finiscono sul web». Dal canto suo, il colosso tecnologico non esclude ulteriori iniziative. Un portavoce di Meta ha fatto sapere che l’azienda «valuta i prossimi passi», aggiungendo di accogliere «con favore la scelta dei giudici italiani di attendere i chiarimenti su elementi centrali di questo ricorso da parte della Corte di Giustizia Ue attualmente chiamata a esaminare un’analoga attuazione dell’Articolo 15 in Belgio».