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L'economista Cottarelli ad Acireale: «Il Sud cresce più del resto d'Italia, ma le riforme non possono aspettare»

Il punto nell'incontro “Il Sud che parte, il Sud che resta" moderato da Antonello Piraneo. Burocrazia, pressione fiscale, costi energetici e fuga dei giovani ostacolano la crescita del Mezzogiorno

12 Ottobre 2026, 10:19

L'economista Cottarelli ad Acireale: «Il Sud cresce più del resto d'Italia, ma le riforme non possono aspettare»

Il Sud d'Italia mostra segni di recupero, ma occorre intervenire sulle difficoltà strutturali che frenano l’intero sistema economico italiano per consolidare la crescita. È il messaggio lanciato da Carlo Cottarelli ad Acireale, nel corso dell’incontro “Il Sud che parte, il Sud che resta. Demografia, capitale umano e le leve per la crescita del Meridione”, promosso dalla Fondazione Bellini con il patrocinio della Città di Acireale e della Regione Siciliana nella Basilica Collegiata di San Sebastiano.

A dialogare con l’economista, l’uomo della spending review voluto dall’allora premier Enrico Letta, è stato Antonello Piraneo, direttore del quotidiano La Sicilia, in una serata dedicata alle prospettive del Mezzogiorno e alle condizioni necessarie per sostenere lo sviluppo dei territori, con uno sguardo rivolto alle imprese, al lavoro e alle trasformazioni demografiche.

«Sono sempre contento di tornare in Sicilia perché c’è un grande interesse, soprattutto negli ultimi anni, per quello che succede nel Mezzogiorno d’Italia, che sta crescendo più rapidamente del resto del Paese, cosa che non succedeva da parecchio tempo», ha osservato Cottarelli. Una differenza ancora contenuta, ha precisato, ma che rappresenta comunque un segnale di recupero del Sud rispetto al Centro-Nord.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto il divario tra le diverse aree del Paese. «Negli ultimi quattro anni il Mezzogiorno è cresciuto un po’ più del resto d’Italia. Ma a questo punto il problema non è che il Mezzogiorno cresce poco rispetto all’Italia, ma che tutta l’Italia cresce poco», ha sottolineato l’economista.

Tra i fattori che ostacolano la crescita, Cottarelli ha indicato le difficoltà che le imprese incontrano nello svolgimento delle proprie attività: dalla burocrazia alla pressione fiscale, fino al costo dell’energia, che pesa in modo particolare sulle piccole e medie imprese italiane. A questi elementi si aggiunge la difficoltà di reperire personale, anche per effetto delle dinamiche demografiche.

«Sarebbe auspicabile, utile al Paese una campagna elettorale basta non su facili e spesso irrealizzabili promesse ma su riforme possibili, come quella sulla Pubblica amministrazione: l’inefficienza, la lentocrazia sono fattori che frenano la produttività del Paese» ha aggiunto, elencando i problemi che stanno a monte del gap fra Nord e Sud, tornato sui livelli dell’Unità d’Italia dopo la parentesi degli anni del boom economico: su tutti la pressione fiscale, che rende leggere le buste paga dei lavoratori dipendenti, ma anche l’incapacità di ridurre la spesa pubblica con tagli mirati e fors’anche impopolari. Di contro promesse mirabolanti («ecco perché con la Fondazione Einaudi abbiamo raccolto 100mila firme per il ddl sulla trasparenza finanziaria, che obbliga i partiti a indicare nei programmi elettorali i costi delle promesse fatte e le relative fonti di copertura») e temi distraenti rispetto («per mesi s’è parlato di giustizia e legge elettorale») alle esigenze del Paese, anche per frenare la desertificazione del Sud. «Non allarmi il fatto che un giovane vada fuori per fare esperienza, preoccupi che non rientri», ha detto.

Il problema dei salari nel Mezzogiorno si intreccia con il calo delle nascite e con la partenza dei giovani verso altre aree del Paese. Da qui una delle riflessioni più significative della serata dedicata alla capacità di valorizzare competenze e professionalità: «Non allarmi il fatto che un giovane vada fuori per fare esperienza, preoccupi che non rientri».

Nel suo intervento, Cottarelli ha richiamato anche il contesto geopolitico internazionale, definendolo una grande sfida per l’Italia e per l’Europa, e ha posto l’accento sulla necessità di un confronto politico concentrato su proposte concrete. «Sarebbe auspicabile, utile al Paese una campagna elettorale basata non su promesse spesso irrealizzabili, ma su riforme possibili», ha affermato, indicando tra le priorità il funzionamento della pubblica amministrazione. «L’inefficienza, la lentocrazia sono fattori che frenano la produttività del Paese».

Prima del dialogo con Cottarelli, l’incontro ha dato spazio a un confronto con alcune realtà rappresentative del tessuto produttivo, per mettere in relazione l’analisi economica con le esperienze concrete del territorio. Il momento iniziale è stato introdotto dal vicepresidente della Fondazione Bellini, Salvo Leotta, che ha portato i saluti del presidente Mattia Pennisi, e dal sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo, che ha portato i saluti istituzionali.

Sono intervenuti Edoardo Bonaccorsi, amministratore delegato di Assoro Biometano, realtà attiva nel settore dello sviluppo sostenibile, e Michele Faro, CEO di Piante Faro, azienda storica con una consolidata proiezione internazionale. Le loro testimonianze hanno contribuito ad approfondire il ruolo dell’impresa nella costruzione di percorsi di crescita e nella valorizzazione delle risorse del territorio. Al confronto ha partecipato l’on. Salvo Tomarchio, segretario della Commissione Attività produttive dell’ARS, che ha riconosciuto le criticità legate ai tempi della politica e della burocrazia, richiamando al contempo le misure regionali a sostegno del sistema produttivo.