La visita
Il Commissario Ue Kadis a Catania per il futuro della pesca: aiuti, sostenibilità e il nodo burocrazia
Prosegue il dialogo tra l'Europa e le marinerie siciliane per affrontare la crisi del comparto. Al centro del dibattito il caro carburante, le linee guida scientifiche sulle quote e la richiesta di riforme strutturali per semplificare l'accesso ai fondi comunitari
Il commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis, ha fatto tappa al porto di Catania per una visita istituzionale e un confronto diretto con i rappresentanti delle istituzioni marittime e con le marinerie della Sicilia orientale. L'incontro ha confermato la volontà di Bruxelles di mantenere aperto un canale di dialogo con il territorio: «Sono consapevole di quanto sia importante il settore della pesca per la Sicilia, tanto è vero che sono qui per la seconda volta in un mese che visito la vostra isola. Sono qui apposta per ascoltare i pescatori perché stiamo sviluppando diverse iniziative politiche e vogliamo ricevere il riscontro dei portatori di interesse».
Al centro del dibattito catanese vi è stata la grave crisi economica innescata dai rincari energetici. A tal proposito, Kadis ha ricordato l'impegno dell'Unione Europea per mitigare l'impatto sui lavoratori: «Per quanto riguarda il caro carburante la Commissione europea ha reagito immediatamente dopo la chiusura dello stretto di Hormuz attivando quello che è il meccanismo di crisi previsto dal fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e la acquacoltura che offre agli Stati membri la possibilità di offrire sostegno al comparto dal mese di febbraio alla fine dell’anno». Un intervento pensato per tutelare l'intera filiera: «Questo - ha evidenziato - per cercare di compensare quello che è l’aumento dei prezzi del carburante. So anche che recentemente il governo italiano ha deciso di trarre vantaggio dall’iniziativa della Commissione europea e spero che questo servirà a fornire sostegno e supporto al comparto e a tutti i pescatori».
Affrontando il tema delle quote di pesca, il commissario ha escluso facili scorciatoie a discapito dell'ecosistema marino, spiegando che «La decisione di quante quote assegnare deve sempre basarsi sulla consulenza scientifica, pareri che noi riceviamo, dati scientifici robusti che noi dobbiamo ricevere dai nostri consulenti scientifici che dobbiamo ascoltare. Sarebbe molto più semplice per noi aumentare le quote, ma non sarebbe una decisione sostenibile perché, aumentiamo le quote e le possibilità di cattura per un anno, ma questo porta poi a tutto svantaggio dei pescatori stessi e al crollo degli stocchi ittici». La rotta tracciata da Bruxelles richiede dunque rigore: «Noi dobbiamo avere delle politiche - ha aggiunto - che siano prudenti tenere sotto controllo quello che è la sostenibilità delle risorse ittiche e del settore pesca». E «per quanto riguarda le parità di condizioni nella pesca per i nostri pescatori, soprattutto per quanto riguarda i Paesi Terzi, è una delle priorità massime per la Commissione europea».
Guardando ai prossimi obiettivi strategici, l'esponente europeo ha ribadito l'importanza della partecipazione attiva delle categorie di settore nella stesura delle nuove regole. «E' in corso la definizione di importanti iniziative politiche, per esempio la 'visionè per l’acquacoltura e la pesca con un’ottica al 2040, e pure i prossimi passi da compiere per quanto riguarda la valutazione del regolamento sulla politica comune della pesca. Noi abbiamo bisogno del feedback del riscontro degli stakeholder perché questo va a confluire nelle nostre iniziative politiche e tutto questo poi sarà argomento delle nostre riunioni». Le istanze locali continueranno a essere ascoltate: «Abbiamo dimostrato in passato e continueremo a dimostrare - ha aggiunto - che noi teniamo sempre in considerazione ciò che ci viene detto dai portatori di interesse. Ad esempio, recentemente, la Commissione europea ha proposto un aggiornamento del regolamento per il fondo europeo per la pesca e le idee che abbiamo ricevuto dagli stakeholder sono state tenute in considerazione. Si voleva ad esempio che il fondo fosse più accessibile, più flessibile e tutto questo - ha concluso - è confluito nella nostra bozza di regolamento. Lo stesso approccio verrà seguito per adottare anche le nuove iniziative politiche».
A margine della visita, l’eurodeputato Marco Falcone, membro della Commissione Pesca del Parlamento europeo, ha sottolineato l'importanza istituzionale di questi incontri: «La commissione europea ha dimostrato sino adesso, dietro l'impulso nostro, di essere vicina alla marineria siciliana e non solo. Il commissario Kadis torna in Sicilia per la seconda volta e vorrei ricordare che era stato già a Trapani, ad Agrigento e a Palermo 15 giorni fa ed oggi ritorna all’interno di una cornice delle giornate di studi del Ppe, ma anche per verificare le condizioni del porto di Catania oltre che per discutere, ascoltare le preoccupazioni della marineria siciliana e per confrontarsi anche col governo della regione, cioè il vicepresidente Sammartino oltre che con le autorità locali».
Falcone ha poi tracciato un quadro severo delle sfide attuali, richiedendo interventi mirati. «Il comparto pesca in questo momento - ha aggiunto - è veramente in una posizione di grande difficoltà perché oltre ai fatti strutturali c'è oggi una grande crisi che è data appunto dal caro carburante, dal caro energia e da questi costi maggiorati che comportano, se vogliamo, anche una denatalità, diciamo, dell’attività di marineria ma comportano anche dei costi eccessivi per cui aumenta il prezzo del pesce e aumentano anche i costi per poterlo pescare». La soluzione risiede in una visione a lungo termine: "Questo significa - ha evidenziato Falcone - che dobbiamo guardare alla prossima programmazione pluriennale facendo degli interventi strutturali che abbassino i costi della pesca e che possono migliorare la qualità del pescato perché il food del pesce rappresenta per noi una grande qualità alimentare, la sicurezza alimentare». Infine, ha posto l'accento sulla lotta alla burocrazia asfissiante: «C'è poi un altro tema - ha continuato - legato alla semplificazione poiché molte volte i pescatori lamentano che i regolamenti comunitari sono talmente farraginosi che per poter accedere a dei finanziamenti a dei contributi e degli incentivi dovranno passare anni e nel frattempo loro hanno perso non soltanto l’attività economica ma avranno abbandonato anche questa attività che per noi diventa preziosa, ripeto, per la nostra sicurezza alimentare e per la qualità del prodotto che deve arrivare sulle nostre tavole».

