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Dal gas al nuovo nucleare entro il 2040: la mappa del piano Meloni per abbattere la fattura energetica

Dalla riforma europea del mercato elettrico al nodo delle quote ETS, tutte le incognite economiche e normative dietro gli annunci di Milano

12 Ottobre 2026, 17:54

18:00

Dal gas al nuovo nucleare entro il 2040: la mappa del piano Meloni per abbattere la fattura energetica

Risposte immediate al caro-energia e una strategia industriale di lungo periodo fondata sul ritorno al nucleare. È il perimetro delineato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenuta all’assemblea generale di Assolombarda a Milano. Davanti agli imprenditori, la premier ha annunciato un negoziato avanzato con la Commissione europea per calmierare il prezzo del gas utilizzato nella produzione elettrica, affiancando a questa misura d’emergenza l’obiettivo di avviare la prima generazione da nuovo nucleare «entro il prossimo decennio».

Resta tuttavia ampia la distanza tra l’indirizzo politico illustrato dall’esecutivo e l’impatto effettivo sulle bollette di famiglie e imprese perché tempi, modalità operative e criteri applicativi non sono ancora definiti. Il confronto con Bruxelles punta a intervenire sui meccanismi di formazione del prezzo all’ingrosso dell’elettricità, oggi regolato dal principio del prezzo marginale.

In tale architettura, il valore finale è determinato dall’ultima offerta necessaria a soddisfare la domanda; quando l’equilibrio è fissato da un impianto a gas, il costo del combustibile influenza l’intero mercato, indipendentemente dal contributo delle altre fonti. L’ipotesi illustrata riguarda però esclusivamente il gas destinato alla generazione elettrica e non comporta un ribasso generalizzato per quello acquistato dagli utenti finali per riscaldamento e usi domestici.

L’annuncio, per ora, descrive uno stato di trattativa e non un dispositivo immediatamente applicabile. Mancano una data di avvio, la formula di calcolo del prezzo di riferimento, l’individuazione precisa dei beneficiari e la stima del risparmio atteso. Per misurare l’efficacia del progetto sarà cruciale chiarire chi sosterrà gli eventuali oneri finanziari e attraverso quali strumenti tecnici il vantaggio verrà trasferito ai consumatori finali. Anche qualora si giungesse a un’intesa europea, un calo del prezzo all’ingrosso non si tradurrebbe automaticamente in una riduzione proporzionale dell’importo in fattura.

La struttura della bolletta definita da ARERA comprende, oltre alla componente energia, tariffe di rete, oneri generali di sistema e imposte. Di conseguenza, l’eventuale intervento sul costo di produzione dovrà essere valutato lungo l’intera catena: dall’effetto sui mercati all’ingrosso fino alla quota di beneficio effettivamente riconosciuta agli utenti. Il contesto normativo comunitario, peraltro, è già stato aggiornato con la riforma del 21 maggio 2024, che ha rafforzato strumenti di lungo periodo come i contratti per differenza (CfD) e gli accordi PPA.

Parallelamente, Meloni ha indirizzato una critica severa al sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), sostenendo che il prezzo del carbonio penalizzi la manifattura europea rispetto ai concorrenti attivi in Paesi con vincoli ambientali meno stringenti. L’ETS si basa sul principio cap and trade, fissando un tetto alle emissioni e imponendo l’acquisto delle relative quote.

Pur prevedendo meccanismi di mitigazione come l’assegnazione gratuita per contrastare il carbon leakage, la contestazione della premier richiama l’attenzione sui costi per il tessuto produttivo e sulla tenuta della competitività industriale. Sul versante di lungo periodo, la rotta indicata dall’esecutivo ha trovato un primo riferimento normativo nella legge delega sul nucleare sostenibile (legge n. 169 del 29 settembre 2026), approvata in via definitiva dal Senato il 23 settembre 2026 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre, con entrata in vigore fissata al 15 ottobre 2026.  Alla data dell’intervento ad Assolombarda, la legge risultava dunque approvata e pubblicata, ma non ancora efficace.

Il provvedimento non autorizza la costruzione degli impianti né rende immediatamente disponibile nuova capacità, ma assegna al governo dodici mesi per emanare i decreti legislativi che disciplineranno l’intero ciclo di vita delle centrali: dalla sicurezza alla localizzazione, fino alla gestione dei rifiuti. In rapporto all’orizzonte evocato di una prima produzione «entro il prossimo decennio», restano da definire le tappe concrete di un iter che, secondo gli standard dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), implica fasi infrastrutturali, regolatorie e finanziarie particolarmente complesse.