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Le stime del FMI, il Pil italiano sale allo 0,8%: la crescita migliora ma l'inflazione frena i consumi

Nel nuovo World Economic Outlook diffuso a Bangkok il Fondo rivede al rialzo il prodotto interno lordo per il 2026, mentre il carrello della spesa e i nodi strutturali continuano a comprimere il potere d'acquisto

13 Ottobre 2026, 12:43

12:50

Le stime del FMI, il Pil italiano sale allo 0,8%: la crescita migliora ma l'inflazione frena i consumi

Un sollievo soprattutto nei conti nazionali, meno nelle tasche delle famiglie. È l’istantanea scattata dal Fondo monetario internazionale nel nuovo World Economic Outlook, diffuso il 13 ottobre 2026 a Bangkok. L’istituto di Washington ha corretto al rialzo le proiezioni sul Prodotto interno lordo italiano: +0,8% nel 2026 (dallo 0,5% di luglio) e +0,6% nel 2027 (anch’esso da 0,5%). Un aggiustamento favorevole che premia la tenuta congiunturale del Paese rispetto al quadro estivo, ma che lascia irrisolti nodi cruciali su prezzi, mercato del lavoro e potenziale di crescita.

La revisione autunnale si inserisce in un contesto globale lievemente più tonico, con il PIL mondiale atteso al 3,1% nel 2026 (+0,1 punti rispetto a luglio) e al 3,4% nel 2027. L’Italia mostra un rialzo più marcato rispetto alla media dell’eurozona, ma gli economisti invitano a distinguere tra rimbalzo ciclico e vera accelerazione. Il profilo previsto — +0,8% nel 2026 e un rallentamento allo 0,6% nel 2027 — segnala un passo ancora moderato, lontano da un cambio strutturale di marcia. La traiettoria prolunga quanto emerso nella consultazione dell’Articolo IV di luglio, che collocava la crescita 2025 allo 0,5%, con attività sostenuta dagli investimenti del PNRR e un’occupazione su livelli storicamente elevati.

Il principale elemento di frizione rispetto ai dati del PIL resta la dinamica dei prezzi al consumo. Per l’Italia il Fondo stima un’inflazione media del 3,3% nel 2026 e del 2,8% nel 2027. Nel 2026 il tasso rimarrà superiore alla media dell’area euro (3,1%), per poi convergere attorno al 2,8% l’anno successivo. Il quadro europeo è eterogeneo: Spagna al 3,7% nel 2026 e 2,7% nel 2027; Germania al 2,7% nel 2026 e in risalita al 3,1% nel 2027; Francia più contenuta con 2,4% e 2,2% rispettivamente. Come ricordano gli approfondimenti della Banca centrale europea, il passaggio dal 3,3% al 2,8% segnala una minore velocità dei rincari, non una riduzione dei prezzi ai livelli pregressi. Il potere d’acquisto continua dunque a erodersi, attenuando la percezione di beneficio per i consumatori, fortemente condizionata dalla composizione del proprio paniere di spesa.

Sul fronte occupazionale, il FMI prevede per l’Italia un tasso di disoccupazione al 5,6% nel 2026 (dal 6,1% del 2025), con una lieve risalita al 5,8% nel 2027. Pur trattandosi di valori contenuti, la lettura metodologica dell’Istat ricorda che la disoccupazione misura solo il rapporto tra chi cerca lavoro e la forza lavoro attiva. Restano esclusi gli inattivi, segnalando come una disoccupazione bassa possa convivere con fragilità strutturali, tra cui la scarsa partecipazione di donne e giovani.

La diagnosi del Fondo ribadisce che il potenziale di crescita rimane frenato dall’invecchiamento della popolazione, dalla debole dinamica della produttività e dall’elevato debito pubblico. Quest’ultimo espone il Paese a condizioni finanziarie stringenti, rendendo necessario proseguire nel consolidamento dei conti. A ciò si somma la vulnerabilità energetica dovuta alla marcata dipendenza dalle importazioni, fattore che può trasferire rapidamente sui redditi e sulla fiducia delle famiglie le tensioni geopolitiche.

A livello globale, gli Stati Uniti sono attesi crescere del 2,3% sia nel 2026 sia nel 2027. Il sostegno alla congiuntura mondiale proviene in larga parte dagli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, capaci di compensare solo in parte lo shock energetico legato ai conflitti in Medio Oriente. I rischi restano orientati al ribasso, tra possibili protrazioni delle guerre, incertezze fiscali e dubbi sulla redditività dell’IA. Per l’Italia, le risorse del PNRR rappresentano un volano temporaneo della domanda. La sfida vera sarà trasformare la correzione autunnale del quadro macro in un’espansione duratura e inclusiva, in grado di riflettersi non solo nei saldi di finanza pubblica ma anche nel bilancio quotidiano delle famiglie.