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Il Piano per il Sud del Governo, 123 miliardi in dieci anni

Economia

Il Piano per il Sud del Governo, 123 miliardi in dieci anni

Di Redazione

Un Sud rivolto ai giovani, connesso e inclusivo, un Mezzogiorno impegnato per la svolta ecologica, frontiera dell’innovazione e aperto al mondo nel Mediterraneo. Sono queste le "missioni" del Piano per il Sud, presentato a Gioia Tauro dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dai ministri Giuseppe Provenzano e Lucia Azzolina.

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Il progetto è decennale e, basandosi su "un’idea di Sud al 2030", mira a creare una strategia e un "nuovo metodo" per lo sviluppo del Mezzogiorno. Tra le misure previste, gli investimenti sulla filiera dell’istruzione, a partire dalla lotta alla povertà educativa minorile, con l’apertura delle scuole per un maggior numero di ore al giorno, il potenziamento dell’edilizia scolastica, l’estensione della No Tax area, l’attrazione dei ricercatori al Sud, l'ammodernamento delle infrastrutture, per "spezzare l’isolamento di alcune aree del Mezzogiorno e l’isolamento dei cittadini in condizioni di bisogno", con il rinnovo della dotazione tecnologica sanitaria, i finanziamenti del Fondo infrastrutture sociali per comuni medi e piccoli, l’investimento in nuovi nidi, nell’inclusione abitativa per cittadini e lavoratori svantaggiati e nelle "Case della salute". 

Il Piano si articola in due fasi. Nel triennio 2020-2022, l'obiettivo è la "massimizzazione dell’impatto delle misure previste nella Legge di Bilancio 2020, che consenta di incrementare gli investimenti pubblici nel Mezzogiorno". Una seconda fase, poi, è prevista nella nuova programmazione per il periodo 2021-27 della politica di coesione nazionale ed europea. L'ammontare complessivo di risorse aggiuntive per il Sud è di circa 123 miliardi di euro. 

Il progetto ha, inoltre, l’obiettivo di avviare un "nuovo metodo" improntato sul rafforzamento del presidio centrale, attraverso l'istituzione di Comitati di indirizzo e un Piano Sviluppo e Coesione (PSC) per ciascuna missione, sulla cooperazione rafforzata tra amministrazioni centrali e locali, sull'attivazione dei centri di competenza nazionale e il ricorso a centrali di committenza e stazioni appaltanti (nazionali e locali), sulla semplificazione delle procedure di gestione dei PSC e sul partenariato attivo. Nel piano rientrano anche azioni per la prossimità dei luoghi, attraverso una "nuova politica territoriale", il rilancio della strategia nazionale per le aree interne e la rigenerazione dei contesti urbani che "passa da due direttrici specifiche: la transizione ecologica delle città (Cantiere Taranto) e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale (CIS Matera)". Mediante una collaborazione con il MIBACT, è previsto poi "il recupero e la riqualificazione di quattro centri storici a Napoli, Cosenza, Taranto e Palermo da attuare mediante CIS". 


Il piano si concentra anche sulla cosiddetta "svolta ecologica", attraverso una sperimentazione di economia circolare, il potenziamento del trasporto sostenibile, i contratti di filiera e di distretto nel settore agroalimentare e la gestione forestale. Sul tema dell’innovazione, il progetto si pone l’obiettivo di "supportare il trasferimento tecnologico e il rafforzamento delle reti tra ricerca e impresa, nell’ambito di una nuova strategia di politica industriale". Tra le "missioni" del piano c'è anche il rafforzamento "della vocazione internazionale dell’economia e della società meridionale" e l’adozione di una "opzione strategica mediterranea, anche mediante il rafforzamento delle Zone Economiche Speciali (ZES) e i programmi di cooperazione allo sviluppo". Per quanto concerne il lavoro, nel Piano Sud 2030, oltre a un "processo di rigenerazione delle amministrazioni pubbliche", sono previste anche misure per "rafforzare la competitività del sistema produttivo" e "la creazione di buona occupazione per giovani e donne". Tra queste, un incentivo all’occupazione femminile, il credito d’imposta per investimenti al Sud, l'iniziativa "Cresci al Sud" e il "Protocollo Sud" con Cassa Depositi e Prestiti e Invitalia.

Il progetto ha, inoltre, l’obiettivo di avviare un "nuovo metodo" improntato sul rafforzamento del presidio centrale, attraverso l'istituzione di Comitati di indirizzo e un Piano Sviluppo e Coesione (PSC) per ciascuna missione, sulla cooperazione rafforzata tra amministrazioni centrali e locali, sull'attivazione dei centri di competenza nazionale e il ricorso a centrali di committenza e stazioni appaltanti (nazionali e locali), sulla semplificazione delle procedure di gestione dei PSC e sul partenariato attivo. Nel piano rientrano anche azioni per la prossimità dei luoghi, attraverso una "nuova politica territoriale", il rilancio della strategia nazionale per le aree interne e la rigenerazione dei contesti urbani che "passa da due direttrici specifiche: la transizione ecologica delle città (Cantiere Taranto) e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale (CIS Matera)". Mediante una collaborazione con il MIBACT, è previsto poi "il recupero e la riqualificazione di quattro centri storici a Napoli, Cosenza, Taranto e Palermo da attuare mediante CIS".

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