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L'agonia del turismo in Sicilia: hotel a rischio fallimento e incubo licenziamenti

Economia

In Sicilia il turismo è in agonia: hotel a rischio fallimento e incubo licenziamenti

Di Concetto Mannnisi

CATANIA - «Lo scenario non è soltanto preoccupante, è inquietante. E lo è a tal punto da far sorgere un interrogativo che forse può lasciarvi spiazzati, ma su cui riflettiamo da tempo: c’è qualcuno che ha interesse a far fallire alcune delle più importanti attività del nostro territorio per poi rilevarle o farle rilevare a prezzi stracciati?».

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A porgere la domanda sono i fratelli Angelo e Salvo Vitale, eredi di uno dei costruttori che ha tirato su i palazzi di mezza Catania che fu e che oggi sono titolari dell’albergo “President”, inaugurato nel marzo del ‘93 sulla collina di Aci Castello, e della piscina “Poseidon”, in funzione da ben 44 anni.

«Il Covid - chiariscono - ci ha messo in difficoltà tutti, ma quando sentiamo parlare di ripartenza e di “fase 2” restiamo profondamente perplessi. La piscina è stata chiusa da subito e immaginiamo che alla riapertura non sarà facile gestirla con le prescrizioni imposte dal governo: avremo certamente un calo dei frequentatori, a fronte di spese certe e indifferibili. Ma quella che più ci inquieta è la situazione legata alla riapertura dell’hotel».

«Non è che le strutture ricettive di un certo livello - raccontano - andassero bene negli anni passati. E per questo, dopo esserci sobbarcati un’importante ristrutturazione, cominciata nel gennaio 2015 e ultimata nel settembre del 2016, abbiamo attinto dai nostri patrimoni e avviato rapporti con le banche. Stavamo per venirne fuori, vantiamo dalla Regione un credito di quasi mezzo milione di euro, quest’anno potevamo contare su un 30% in più di programmazione, ma all’improvviso la pandemia ha azzerato la nostra ripresa. “Fase 2”? Alla fine dell’anno saremo fortunati se saremmo stati in grado di accogliere il 30-40% dei clienti dello scorso anno».

Il governo ha stanziato degli aiuti.

«Una presa in giro. Potremmo attingere dalle banche, ma abbiamo avuto modo di vedere una circolare dell’Abi, anche assai sintetica, in cui si chiariva che la responsabilità della valutazione e dell’eventuale approvazione del credito erano e sono ad esclusivo appannaggio della banca. Entrando nel dettaglio, soltanto chi non ha pendenze di alcun genere potrebbe chiedere e ottenere un prestito. In pratica tu imprenditore devi avere una verginità prenatale, perché altrimenti non ti viene erogato alcunché. Ma come facciamo noi, che avanziamo questi soldi dalla Regione, a risultare in regola? Specialmente se ci siamo esposti proprio perché non riusciamo a riscuotere questi crediti? Ed è giusto penalizzare non chi è nella centrale rischi della Banca d’Italia, ma chi ha investito nella propria attività sperando in un rilancio? Badate che non siamo i soli ad avere questi problemi, siamo un’infinità. C’è chi ha rinnovato le cucine, chi le caldaie… Nessuno potrà attingere ai fondi, peraltro neanche interamente a fondo perduto, per via dei prestiti precedenti. Soltanto chi ha i soldi potrà farlo. Magari pur non avendone bisogno. Ripartenza? Non con questi sistemi. Rischiamo realmente di non riaprire. Tutti. E nel nostro caso almeno quaranta famiglie, il doppio se si considera la piscina, finiranno sul lastrico».

Se così fosse, sarebbe la morte del turismo in Sicilia.

«E’ esattamente così. Giorni fa abbiamo visto un servizio sconfortante sull’attuale desolazione della funivia dell’Etna, che rappresenta assieme al Teatro Bellini, a Taormina, il volano più importante del nostro turismo. Come pensiamo di risollevarci? Senza tour operator, che vivono una situazione di grande incertezza, noi non ripartiamo, ma senza alberghi e ristoranti, perché chiusi, è sicuro che i tour operator non ripartono. Con tutte le conseguenze del caso per l’isola».

«A proposito di ristoranti e distanziamento - aggiungono - ho parlato con colleghi che sono stati chiarissimi: “Io faccio cento tavoli a sera e a stento rientro dalle spese, con le nuove regole dovrei farne la metà; pensate che mi convenga riaprire?”...».

Chiarissimo, ma voi come vivete questi giorni?

«Come in un incubo. Dopo aver donato gran parte delle derrate alimentari abbiamo dovuto tenere gente in albergo per garantirne efficienza ed evitare che qualcuno, specialmente di notte, approfittasse della situazione. Dormiamo lì a turno anche noi, ci premuriamo della manutenzione, delle celle che devono rimanere accese… Non produciamo spazzatura, però: ci attendiamo che il Comune ci venga incontro per il pagamento dell’Imu».

Quale la preoccupazione più grande?

«Il tempo che passa, il silenzio dei più. Come se non fosse vera emergenza. La preoccupazione di dover fallire, scomparire dopo lustri di storia, non per responsabilità nostre ma di terzi. Anche del sistema».

«La nostra - sottolineano i fratelli Vitale - è la terra dei pagamenti con i postdatati. Lo ha ricordato lo stesso Musumeci al presidente Conte qualche giorno fa. Se qualcuno fa il furbo e mette all’incasso, tu hai finito. E il bello è che, pur vantando crediti per congressi e altri appuntamenti similari, non puoi esigerli. Neanche attraverso il decreto ingiuntivo. Oggi anche questo sistema risulta bloccato».

Salvo Vitale è stato per sei anni presidente dell’associazione regionale albergatori. Quali proposte per venire fuori da tale situazione drammatica?

«L’azzeramento delle tasse per chi lavora nel comparto: farle slittare non serve a nulla, perché noi continueremo a non lavorare. E poi, facile accesso al credito, che in questo momento è un problema rilevante per una percentuale altissima di imprenditori».

«Certo - prosegue - volessimo parlare dei massimi sistemi si potrebbe ipotizzare un’uscita dall’Europa, un Governo che se ne infischia dei bilanci e che comincia a stampare denaro, fondi a pioggia per fare ripartire l’economia a tutti i livelli. Con i sistemi attuali posso soltanto prevedere, nel giro di qualche mese, solo una marea di disoccupati».

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