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Economia

La stagione dei saldi? Pronti, partenza... flop!

Di Maria Elena Quaiotti

CATANIA - Quella di ieri non è sembrata affatto la classica “corsa all'affare” a cui si è assistito ogni anno: saranno state forse le temperature roventi registrate già di prima mattina, con qualche negoziante che stava ancora applicando gli adesivi sulle vetrine (saldi dal 30 al 50%, solo alcuni hanno azzardato il 70%), probabilmente anche le tasche più vuote dopo il lockdpwn, ma resta il fatto che la stagione dei saldi estivi in salsa catanese sta decisamente partendo al rallentatore, se pur solo l'isola abbia anticipato di un mese rispetto al resto del Paese una delle date storicamente più attese dai consumatori. Ma forse non è più così, non in tempi di Covid, dove il “flusso nei negozi” non lascia spazio a interpretazioni.

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In sostanza: nel mese di giugno, quando le famiglie hanno potuto cominciare a uscire non solo per la spesa alimentare, in realtà hanno preferito non spendere le già poche risorse che avevano, aspettando l’inizio dei saldi e limitandosi, in ogni caso, a comprare solo ciò che serviva. Su tutto calzature e vestiario.

E i dati sui “risparmi” sono forse gli unici a essere in crescita in questo post lockdown. Non sarà certo un caso se la fotografia della città di ieri non ha potuto che riconfermare le ormai arcinote code che, quotidianamente e già da settimane, si formano fuori da ogni ufficio postale e istituto bancario, senza tralasciare le persone, e non sono poche, in paziente attesa fuori dal banco dei pegni. Le immagini non possono non restituire l'idea di cittadini in cerca di liquidità, ancora restie all'utilizzo delle carte elettroniche, che resta comunque un punto di non ritorno. Persone che stanno ancora pensando alla “sopravvivenza” e non ancora al superfluo, o cosiddetto tale. E, infatti, se si aspettava che finito il periodo di restrizioni, con le tante rinunce fatte, si tornasse prepotentemente a “autogratificarsi” con abiti nuovi, o semplicemente con la cura della propria persona, così non è stato. “Soffrono” i centri estetici, si va meno dal parrucchiere, non si esce a pranzo o a cena, ma ci si limita al “minimo consumo” nei bar, tornati a essere il luogo preferito di aggregazione (evitando l'assembramento).

Vista così risulta quindi difficile poter pensare a un vero e proprio “assalto” ai negozi per aggiudicarsi un capo ambìto, studiato e curato in attesa dei saldi, come ogni anno si era abituati a fare. Gli strascichi del lockdown sono ancora “troppo freschi”, difficili da scrollarsi di dosso. Pochissime persone hanno ricominciato a prendersi cura di sé come “prima”, chissà le altre quando potranno tornare a farlo, o semplicemente pensarlo.

Ancora oggi infatti, le nuove esigenze dettate dal post lockdown, hanno restituito le note immagini di supermercati pieni, chi è in centro e porta con sé buste grandi di plastica di norma ha appena lasciato la Fiera o la Pescheria, dentro si trovano frutta e verdura, solo raramente si riescono a intravedere capi di abbigliamento. In via Etnea le persone che passeggiano cercano di prediligere il “lato ombra”, sono tanti quelli che guardano incuriositi le vetrine, ma solo pochi di loro alla fine si decidono a entrare almeno per “guardare”. I sacchetti con il logo dei negozi che riusciamo a intravedere in mano a chi passeggia è generalmente di piccole dimensioni, che si tratti di una maglietta, magari di un costume da bagno? Vediamo una giovane coppia uscire da un negozio che vende accessori e gioielli di cristallo, il pacchetto è davvero minuscolo, ma il sorriso della ragazza è enorme. Segno che forse il Covid non è riuscito a eliminare ancora i sentimenti più puri.

Le uniche code le registriamo all'entrata dei “grandi magazzini”, o in quei negozi dove in ogni periodo dell'anno i prezzi sono decisamente contenuti. Ma parliamo di code davvero minime, si entra in pochissimi minuti e altrettante persone escono, molto spesso senza niente in mano. Dirigendoci verso via Umberto ciò che salta all'occhio sono le tante serrande ancora abbassate, non ci sono più le scritte “saldi” a caratteri cubitali alle quali eravamo abituati.

Non va meglio in corso Italia, dove il traffico automobilistico è sempre sostenuto, alcune auto azzardano gli arcinoti parcheggi in doppia fila, senza nessun controllo da parte di vigili urbani nei paraggi, e nei negozi si intravede entrare ancora poca gente. Troppo poca per poter definire i saldi estivi catanesi un vero successo. Anche perché molti dei capi esposti hanno il sapore di “qualcosa di già visto”.

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