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Riscossione Sicilia, ok da Ars a nomina componenti Cda

Economia

Addio a Riscossione Sicilia, la società va in Agenzia delle Entrate

Di Mario Barresi
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Ma conti in rosso e destino dei dipendenti restano le incognite di un’operazione di “diplomazia finanziaria” compiuta fra Roma e Palermo, da due grillini siciliani. «Ancora una volta, come per le ex Province siciliane, lo Stato si fa trovare pronto e disponibile a trovare soluzioni a problemi stratificati negli anni. Proseguiremo le interlocuzioni con Riscossione Sicilia, con la Regione, con l'Agenzia delle entrate e coi sindacati per definire il tutto quanto prima possibile», promette il deputato nazionale Adriano Varrica.

«Interlocuzioni» necessarie. Perché i 300 milioni messi nero su bianco dal ddl del governo - «un contributo in conto capitale» a favore dell’Agenzia delle Entrate, «da erogarsi entro 30 giorni dalla data del subentro» - sono fondi per l’acquisizione dell’intera partecipazione. E, pur essendo utilizzabili «anche a copertura di eventuali rettifiche dei saldi patrimoniali della società», non è detto che potranno risanare per intero i conti di Riscossione, profondamente in rosso soprattutto a causa del Covid.

«Il blocco della riscossione dall’8 marzo sino alla fine del corrente anno - che ha fatto e farà venire meno ricavi per oltre 40 milioni e che determinerà una proporzionale perdita d’esercizio - e l’enorme peso della posizione debitoria istituzionale appaiono come ostacoli insuperabili in assenza di una congrua ricapitalizzazione», aveva scritto il presidente dimissionario, Vito Branca, al governatore Nello Musumeci.

«Per il 2020 la previsione è di circa 45 milioni di introiti in meno e un bilancio in perdita per circa 20 milioni», avevano ammesso i sindacati dopo un confronto con i vertici aziendali.

Ma Riscossione Sicilia ha una partita aperta anche con la proprietà: nella riconciliazione con la Regione, 138 milioni di debiti, di cui 68 per mancati riversamenti. Per questo, adesso, il deputato regionale Luigi Sunseri, terminale palermitano del “cordone” m5s su Riscossione, incalza: «Il governo sta stanziando 300 milioni, un impegno importantissimo e tanto atteso. La domanda ora è: il presidente della Regione cosa intende fare con il Cda di Riscossione a seguito delle dimissioni di Branca? In una fase così delicata ogni giorno senza un presidente è un giorno che mette un freno al passaggio».

Ancora più esplicita è una deputata di maggioranza, Marianna Caronia (Forza Italia), che al termine dell’audizione di Branca, ieri in commissione Bilancio all’Ars, invoca «continuità operativa e di dirigenza a Riscossione Sicilia» per «evitare un buco di responsabilità che rischierebbe di bloccare tutto». E auspica che «il presidente Branca, ancorché dimissionario, possa rimanere in carica per tutto il periodo di transizione e passaggio di competenza fra i due enti». Sull’eventualità, l’avvocato catanese avrebbe già posto a Musumeci precise condizioni: avare un dirigente di peso (Giovanni Bologna?) a fianco e l’odiatissimo assessore Gaetano Armao fuori dagli scatoloni del trasloco verso AdeR.

E i 660 dipendenti? Per Sunseri bisogna «mettere i lavoratori nelle condizioni di operare con serenità ed efficienza». Nel ddl del governo, com’è ovvio che sia, non si fa cenno al transito del personale (che è di fatto regionale), anche se il principio della «continuità» del servizio sembra essere il terminal verso Agenzia delle Entrate. Ma ci vorrà una doppia norma, nazionale e regionale, per premere il tasto “play”.

Twitter: @MarioBarresi

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