Notizie locali
Pubblicità

Economia

Catania, saracinesche abbassate anche nella città dei centri commerciali

Di Redazione

Saracinesche abbassate stamattina in 1.300 centri commerciali di tutta Italia per protestare contro le chiusure del weekend. Una serrata simbolica, di pochi minuti, che ha interessato 30 mila negozi e supermercati. 

Pubblicità

«Chiudiamo perché vogliamo riaprire. Il tempo è scaduto, le misure vanno revocate. Lo chiediamo a nome degli 800mila lavoratori che sono la forza dei centri commerciali», spiegano esercenti che aderiscono all’iniziativa promossa da ANCD-Conad,
Confcommercio, Confesercenti, Confimprese, CNCC-Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali. 

A Catania, la città che vanta il record di centri commerciali, la protesta ha assunto dimensioni importanti: da Etnapolis fino ai Portali, da Porte di Catania a Katanè, tutti hanno aderito alla serrata.

"Centro Sicilia" di Misterbianco, nel catanese, il più grande parco commerciale dell'Isola, ha scelto di aderire alla protesta per la prolungata penalizzazione del comparto che ha subito non indifferenti danni economici sia in termini di fatturato che di ricavi su ampia scala: la sospensione dei negozi, temporanea per alcuni e definitiva per altri, ha sacrificato posti di lavoro e compromesso tutto l’indotto, incidendo pesantemente sull'economia generale.

«Il procrastinarsi di queste restrizioni - ha detto il direttore di Centro Sicilia, Giuseppe Bella - investe migliaia di lavoratori che vivono da oltre un anno in un clima di forte incertezza con prospettive di inevitabile disoccupazione. Questa situazione oltre a incidere negativamente sul fatturato delle varie imprese, colpisce inevitabilmente la stabilità lavorativa di diverse centinaia di lavoratori che operano all’interno della nostra struttura commerciale. L’augurio è quello che si riesca ad ottenere la riapertura, naturalmente, nel massimo rispetto di tutti i protocolli di sicurezza vigenti».

«Il successo della nostra iniziativa di protesta, promossa oggi insieme alle altre principali sigle del commercio su 1.300 centri commerciali sul territorio nazionale, testimonia la volontà del nostro settore, sebbene compromesso da oltre un anno di chiusure forzate, di non arrendersi e far valere i propri diritti in un momento cruciale per la ripartenza del Paese», ha detto  Roberto Zoia, Presidente del CNCC-Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali.

«L'importanza che la nostra industria riveste dal punto economico e occupazionale, con 800.000 lavoratori solo nei centri commerciali, non deve e non può più essere trascurata dal Governo. L’attenzione che oggi tutte le forze politiche ci hanno voluto dedicare è un segnale incoraggiante. Confidiamo che questa giornata, in cui la voce del commercio si è fatta sentire su più fronti con forza e in modo coeso, potrà permetterci di avere risposte certe con l’immediata riapertura dei centri commerciali nei festivi e pre-festivi. Da parte nostra, continueremo a garantire la massima sicurezza delle nostre strutture con protocolli rigorosi per la massima tutela della salute di tutti i cittadini e a ribadire la messa a disposizione dei nostri spazi da adibire ad hub vaccinali». 

Dall’inizio della pandemia - secondo Alberto Frausin, presidente di Federdistribuzione - i centri commerciali e gli outlet hanno registrato «oltre 40 miliardi di perdite, 8 miliardi di entrate in meno nelle casse dell’erario». «Il nostro settore, che incide per l’8% del pil a livello nazionale, è l’unico settore senza data di riapertura» ha detto Frausin e «ogni weekend di chiusura sono 150 milioni di mancati incassi per lo Stato».

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA
Di più su questi argomenti: