Lo sbattezzo e la violenza delle parole
Il giorno in cui la Santa Sede consegna all’Ambasciata italiana una richiesta formale per la modifica del ddl Zan col pretesto che esso metterebbe a rischio “l’esercizio del magistero e la manifestazione del pensiero”, la cantante Elodie registra un videomessaggio in cui, dopo aver ringraziato i genitori per non averla battezzata, schiocca un ammiccante bacetto, mentre migliaia di italiani cercano informazioni sul web per capire come riuscire a sbattezzarsi.
Il terribile dato dello sbattezzo si consuma fra la risposta secca di Mario Draghi che ribadisce l’autonomia legislativa dello Stato Italiano, che è laico, le polemiche sull’ingerenza del Vaticano e la maldestra retromarcia di quest’ultimo che ne viene fuori per il rotto della cuffia. Eppure il danno è fatto. Sventolando lo spauracchio del Concordato, il Vaticano continua a nutrire dubbi e perplessità su un disegno di legge che in definitiva non crea né cambia ma “estende” il reato di incitamento (neanche quello di propaganda) all’odio, alla violenza e alla discriminazione, ad altre categorie che non siano quelle della razza, dell’etnia e della religione già sancite dalla Legge Mancino. Pare indubbio, ma forse neanche tanto, che sia fuori luogo ridurre il dibattito a una battaglia tra mi piace rosa e blu, mi piace arcobaleno e che ci sarebbe invece molto da riflettere - cattolici, atei, buddisti, marziani - sull’infinito, tragico dispiegamento delle sfumature cromatiche della violenza di sesso, di genere, di orientamento sessuale, di identità di genere e di disabilità.