13 gennaio 2026 - Aggiornato alle 01:04
×

Il potere del “non ancora” per fare crescere i giovani

Per i giovani di oggi, a scuola ma anche all’università, il “non ancora” sarebbe un messaggio potente e liberatorio. Ad esempio, li aiuterebbe a comprendere che il loro valore come persone non è determinato da un singolo voto o da una performance momentanea, ma dall’ impegno e dalla volontà di migliorare

25 Luglio 2024, 19:40

Studenti, generico

Studenti, generico

Proviamo per un attimo ad immaginare un mondo, non utopistico ma possibile, dove ogni mancato risultato non sia la fine (del mondo), ma solo un nuovo inizio.
Questa è la magia, ma anche il potere, del “non ancora”. Un avverbio di tempo che diventa faro di speranza e di possibilità; sussurro di un futuro non ancora scritto, ma realizzabile; energia inesplorata che sta dentro i sogni delle persone non (ancora) attuati e il loro potenziale non (ancora) del tutto espresso.
Al contrario, il “non ora”, insieme avverbio di negazione e tempo, racchiude spesso un senso di impotenza perché, se non si riesce a cogliere il momento presente come unica occasione di successo, da celebrare nella sua immediatezza e fotografare nella sua istantaneità, il mancato risultato è visto come un fallimento.

Carol Dweck, psicologa alla Stanford University, in un illuminante TED Talk, alla luce dei suoi decennali studi sulla mentalità di crescita, avallati dalle più recenti scoperte delle neuroscienze in materia di plasticità cerebrale, offre un’utile guida per capire il “non ancora”. Quanto sia potente, capace di trasformare la prospettiva delle persone, alimentare resilienza e speranza in un mondo, quello attuale, fortemente segnato da incertezze.

Il “non ancora” non è solo una fase temporale tra desiderio e realizzazione, ma è un vero e proprio viaggio di crescita personale, il cuore pulsante di innovazione e cambiamento. Ogni passo avanti, un piccolo progresso, portano più vicini agli obiettivi. È un cammino che invita a valutare positivamente ogni traguardo, a vedere il valore nel viaggio stesso, non solo nella destinazione. Questo percorso di crescita è essenziale per costruire una mentalità paziente che abbraccia il miglioramento continuo e la perseveranza senza arrendersi alle prime inevitabili difficoltà.

Per i giovani di oggi, a scuola ma anche all’università, il “non ancora” sarebbe un messaggio potente e liberatorio. Ad esempio, li aiuterebbe a comprendere che il loro valore come persone non è determinato da un singolo voto o da una performance momentanea, ma dall’ impegno e dalla volontà di migliorare. Questo incoraggiamento può ridurre l'ansia da prestazione, attenuare la frustrazione del mancato risultato, bloccare i comportamenti evitativi, scoraggiare atteggiamenti opportunistici (in cui pur di raggiungere l’obiettivo si attuano pratiche scorrette), aumentare la fiducia nelle proprie capacità.
Promuovendo un ambiente educativo più sano e costruttivo, docenti, genitori e adulti assumono un ruolo cruciale nel liberare nei ragazzi il potere del “non ancora”. Lodare l'impegno e la perseveranza piuttosto che celebrare i risultati immediati è fondamentale. È dimostrato che, quando un bambino sente che il suo sforzo è apprezzato, è stimolato ad impegnarsi di più e a crescere. Carol Dweck spiega che le lodi appropriate possono trasformare la mentalità di una persona, portandola a vedere le sfide come opportunità piuttosto che minacce.

Promuovere il “non ancora” aiuta a coltivare il “growth mindset”, ovvero una mentalità di crescita, fondamentale per il successo a lungo termine. È una “chiamata all'azione” per vedere ogni errore come un’opportunità di apprendimento, ogni sfida come un mezzo per diventare più forti e più capaci.
La mentalità di crescita spinge a credere che le capacità individuali non siano fisse, ma si possano sviluppare attraverso l'impegno e la dedizione. Al contrario, lo “static mindset” porta all’errata convinzione che le abilità siano innate e immutabili, una specie di dote da utilizzare ad esaurimento solo in quello che si è capaci di fare. L’esortazione a sprigionare il potere del “non ancora” non solo favorisce la crescita individuale, ma contribuisce anche alla generatività sociale. Quando gli individui migliorano se stessi - pensiamo ai leader ma anche agli imprenditori - influenzano positivamente la società, creando un ciclo virtuoso di sviluppo e progresso collettivo. Ogni piccolo atto di miglioramento personale è di ispirazione per gli altri, generando un impatto positivo che va oltre le singole vite e si estende alla comunità. Il “non ancora” diventa così una promessa, un impegno verso un futuro migliore, per sé stessi e per gli altri.