25 gennaio 2026 - Aggiornato alle 11:15
×

l'editoriale

Gli effetti del ciclone in Sicilia: niente mance dallo Stato, ma sarebbe bello anche niente mancette all'Ars

Non è che con un centinaio di milioni si possa ripagare la devastazione di Harry. Ma sarebbe un bel gesto che i 70 deputati regionali rinunciassero alla quota parte della prossima mancetta per devolverla alla ricostruzione

Mario Barresi

23 Gennaio 2026, 07:51

09:15

santa teresa di riva lungomare ciclone

L'abbiamo scampata bella. Tanta paura, ma stavolta nessuna vittima. Per volontà del fato. E un po’ anche perché il sistema di allerta siciliano ha funzionato. E quindi, come dopo ogni calamità, è già partita la fase del dopo Harry. Con una domanda: a quanto ammontano i danni? Ad almeno mezzo miliardo. Anzi: a 740 milioni, ma con i ristori per le attività economiche si supera il miliardo di euro. E siamo ancora all’inizio.

Tutti, a partire da imprese e sindacati, chiedono di «fare presto». Tutti si dicono pronti a fare la propria parte. Sembra quasi di essere tornati all’ipocrita solidarietà dei tempi del Covid, quelli del «ne usciremo migliori».

La giunta Schifani ha dato il primo segnale: dichiarazione di stato di calamità regionale (propedeutica allo status nazionale) e 50 milioni per gli interventi più urgenti. Il governo nazionale, ieri rappresentato dal ministro Musumeci, la prossima settimana porterà il dossier in CdM.

Sia chiaro: niente mance, per la Sicilia ferita dal ciclone servono risorse adeguate. Ma la politica regionale, come atto di dignità, è disposta a rinunciare alle sue mancette?

Ma che ci azzecca - si chiederà qualcuno - il malcostume dei contributi straordinari agli “amici degli amici”, che l’Ars è solita distribuire a pioggia, con i soldi necessari per far rialzare l’Isola massacrata dalla furia del ciclone? Nulla, dal punto di vista tecnico. Né come ordine di misura. Per arrivare al miliardo necessario la Regione pensa di attingere al fondo di solidarietà dell'Ue e di riprogrammare le risorse Fsc, ma sarà lo Stato a dover fare il grosso. Sperando che, così come avvenuto già in passato, quella siciliana non venga considerata una calamità di serie B.

Ma c’è un ma. Si dà il caso che nell’agenda dell’Ars (sospesa per il maltempo degli scorsi giorni), in cima alle priorità ci sia l’ennesimo, famigerato, “collegato”. Un tesoretto di oltre 100 milioni, stralciato dall’ultima finanziaria per evitare brutti scherzi in aula. E rimandato, come un piacere da gustare in solitudine, a un disegno di legge autonomo. Che, appunto, è pronto a essere discusso a Palazzo dei Normanni. Previa spartizione, con il consolidato metodo degli “interventi territoriali”.

Ora, non è che con un centinaio di milioni si possa ripagare la devastazione di Harry. Ma sarebbe un bel gesto - e potrebbe essere il governatore a sollecitarlo - che i 70 deputati regionali rinunciassero alla quota parte della prossima mancetta per devolverla alla ricostruzione post calamità. All’Ars arriverà a breve il ddl finanziario della giunta per sbloccare altri 20 milioni di fondi globali. E non c’è dubbio che sarà approvato.

Ma si può fare di più. Mettere sul piatto dell'emergenza i 100 milioni altrimenti destinati a piccoli (e non sempre trasparenti) interventi nei collegi elettorali. E allora perché non passare dagli emendamenti che finanziano anche le supercazzole inesistenti a una cosa seria? Un fondo unico aggiuntivo per la ricostruzione, votato da maggioranza e opposizione. Sarebbe un gesto di sobrietà. E di dignità. Oltre che un amuleto anti-rogna. Perché, a pensarci bene, il triennio di epopea del maxi-emendamento ha prodotto più guai giudiziari (almeno quattro inchieste e non è finita) che benefici politici. Il titolo di prima pagina è già pronto: le mancette spazzate dal ciclone Harry. E da un rigurgito di onore della politica siciliana.