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La (ondivaga) marcia indietro di Trump

La svolta dialogante con Europa e Nato del presidente Usa va presa con prudenza, visti i suoi tratti umorali

27 Gennaio 2026, 09:45

Donald Trump

Donald Trump

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Non pare dubbio che il discorso fatto a Davos da Trump, per quanto logorroico e confuso, abbia destato grande sorpresa in tutti gli osservatori politici, soprattutto in coloro che, sodali del Presidente americano senza se e senza ma, erano convinti che in quell’occasione Trump avrebbe presentato proposte ultimative tali da sancire una rottura definitiva con i leader europei. Nulla di ciò è accaduto. Al contrario, Trump ha fatto una clamorosa marcia indietro. Non ha più parlato della conquista della Groenlandia con le buone o con le cattive, né ha insolentito come suo costume i leader europei. Il tycoon americano si è sforzato di dialogare in modo costruttivo.

Il presidente americano aveva, negli ultimi tempi, più volte dichiarato che non intendeva valorizzare più di tanto il ruolo dell’Alleanza Atlantica. Adesso, dopo l’incontro andato a buon fine con il Segretario Generale della Nato Rutte, affida proprio a questa organizzazione la definizione dell’accordo sulla regione artica. Aveva spiegato di volere risolvere ad ogni costo la disputa sulla Groenlandia. Viste forse le resistenze incontrate, ora si limita a dire che, nel caso in cui gli europei dovessero resistergli, si accontenterà di tener conto della frattura esistente e di ciò conserverà, semmai, buona memoria. Aveva spiegato di voler decidere da solo tutto ciò che era nell’interesse degli Stati Uniti con riferimento alla questione artica; ora ha mitigato le sue pretese, ritenendo di poter accettare una posizione negoziale, e soprattutto facendo capire che, in ogni caso, ciò che desidera prendere intende pagarlo sulla base di un negoziato equo.

Ma a Davos è andato anche oltre. Sembra aver scoperto il valore delle relazioni euro-atlantiche e addirittura ha esaltato il ruolo avuto dagli Stati Uniti in occasione della guerra contro la Germania, in difesa della democrazia.

NATURALMENTE bisogna tener conto del tratto umorale che caratterizza il tycoon. Alcuni leader europei hanno già spiegato che bisognerà attendere Trump alla prova dei fatti, considerata la sua imprevedibilità, soprattutto in materia di tariffe che, in caso di discordia, possono essere di nuovo minacciate dall’oggi al domani per le più diverse ragioni.

Pare poi significativo il riferimento fatto alle terre rare, allorché ha suggerito al capo della Nato di suddividere i profitti provenienti da esse a tutti i membri dell’Alleanza, sebbene non in parti eguali. Insomma, Trump sembra deciso a desistere dai metodi predatori. Anche se molti ritengono che la Groenlandia possa essere utilizzata da Washington per giustificare il disimpegno nella difesa dell’Ucraina, non c’è dubbio che il passo indietro di Trump sia comunque clamoroso e denoti una instabilità comportamentale che appare ormai evidente, come spiegano anche diversi leader del suo stesso partito. Sembra certo un fatto: che la popolarità del Presidente sia in forte calo anche negli Usa.

A ciò il tycoon cerca di reagire come é nel suo stile, attraverso provocazioni e minacce che dovrebbero esaltarne il carisma di decisore globale.

Le aperture fatte da Trump, probabilmente, indurranno ad una maggiore prudenza i leader trumpiani di casa nostra, sempre pronti ad affermare che tutte le posizioni assunte dal Presidente americano costituiscono una sorta di Vangelo e vadano rispettate alla lettera, costi quel che costi, anche sacrificando gli interessi nazionali, oltre che quelli europei. È auspicabile insomma che anche i trumpiani puri e duri nostrani si rendano conto che non tutte le scelte compiute dal Presidente americano devono essere considerate come ordini da eseguire puntualmente.

*Salvo Andò costituzionalista è presidente nazionale di Lab Dem